Sei un fotografo, oppure no?

On 13/01/2012 by Nicola Focci

Talvolta mi imbatto in un articolo così interessante, che la tentazione di divulgarlo è irresistibile.

L’articolo di cui parlo è tratto dal portale Pixiq, ha la firma della fotografa Daniela Bowker, ed ha un titolo alquanto impegnativo: “So you call yourself a photographer?”.

Impegnativo, perché la definizione di “fotografo” è al tempo stesso facile e difficile.

Wikipedia ad esempio se la cava così:

Un fotografo è una persona che fa delle fotografie utilizzando una macchina fotografica.

…ma non credo che il solo uso di una macchina fotografica faccia di una persona “un fotografo”. Semmai, è… un “possessore di macchina fotografica”, appunto! Anche perché ormai tutti i cellulari sono dotati di fotocamera, quindi nel mondo avremmo milioni e milioni di fotografi.

‘avere’ non è ‘essere’

Né credo sia sufficiente il tipo di macchina fotografica a fare di una persona un fotografo. Disporre di una costosa DSLR full frame non rende necessariamente tale, e soprattutto non un bravo fotografo. La fotocamera è soltanto un mezzo. Anche senza arrivare alle asserzioni da fanatismo religioso di Ken Rockwell, è sufficiente guardare la storia: una semplice compatta può avere tutte le carte in regola – esposizione, nitidezza, colori.. – per scattare la foto in grado di vincere il concorso fotografico di National Geographic.

ordini MEDIOEVALI

A proposito di carte in regola, non esiste nemmeno un Ordine alla “Harry Potter” che applichi lo status di fotografo a chi vi appartiene. Non esistono Somme Autorità terze in grado di discriminare, con oggettività, chi sia “degno” di dirsi fotografo e chi no. L’abilità è una questione un po’ troppo soggettiva; e anche i grandi Maestri della fotografia facevano brutte foto (quante ne avrà scartate Cartier-Bresson nella sua carriera?).

professionisti e dilettanti

Occorre sgombrare anche il campo da un altro concetto capzioso: fotografo è colui che lo fa di professione, cioè colui che con la fotografia ci campa. No: lo status di “fotografo” (se vogliamo di artista in generale) non può dipendere dal mestiere, dal modo in cui ci si guadagna da vivere. Per quello, esistono i termini “professionista” (appunto) e “dilettante”; e “dilettante” non è necessariamente sinonimo di “scarsa qualità”… Anzi:

  • Alle olimpiadi di Tokyo del 1964, un ventenne pugile dilettante vince la medaglia d’oro.  Vi sareste sentiti di dirgli che non era un vero pugile, in quanto non professionista? (Se ci tenevate alla mascella, forse era meglio evitare… si trattava infatti di Joe Fazier, più tardi “giustiziere” di Mohammed Alì).
  • Nel 1967, uno sconosciuto studente universitario californiano realizza il suo primo lungometraggio (“Electronic Labyrinth: THX 1138 4EB”). Un’opera di tale qualità, che anni dopo fu scelta per la conservazione nella prestigiosa Libreria del Congresso degli Stati Uniti. Forse che quello squattrinato studente non potesse già allora fregiarsi del titolo di “regista”? (Per la cronaca si tratta di George Lucas).

Sgombrato dunque il campo da tutti questi luoghi comuni, sembra di essere ad una empasse.

una questione di arte

L’articolo termina con una chiosa che mi trova perfettamente d’accordo: “fotografo” è colui che utilizza la strumentazione che possiede (a prescindere da quale essa sia) per migliorare continuamente. Non è necessario esporre al MoMa per dirsi un fotografo, ma è necessario l’impegno a far sì che il prossimo scatto sia migliore del precedente. E conclude:

Essere fotografo è praticare un’arte. E’ voler creare qualcosa; è voler migliorare; è voler imparare.

Insomma le nostre foto ci “rendono” un “fotografo” se comunicano qualcosa, se sono parte di una curva di apprendimento, se sono l’espressione di un nostro essere.

Allora sì, siamo fotografi.

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