Il teorema della scimmia instancabile

On 06/07/2012 by Nicola Focci

Prendete una scimmia, datele una macchina da scrivere, e lasciate che si diverta a pestare i tasti a casaccio per un tempo infinito: riuscirà quasi sicuramente a produrre il testo di un’opera letteraria, fosse anche Shakespeare. E’ ciò che afferma questo curioso teorema.

Matematicamente, il teorema si basa sul fatto che la probabilità di accadimento contemporaneo per eventi statisticamente indipendenti – come la pressione di tasti a casaccio tale da comporre una frase di senso compiuto – è pari al prodotto di ciascuna delle probabilità singole.  Per quanto piccola, questa probabilità complessiva esiste.

Ribaltato in fotografia, questo significa che un qualunque manipolatore di fotocamera (sia essa cellulare o DSLR), privo di qualunque nozione tecnica e consapevolezza, può essere tranquillamente in grado di fare una bella o addirittura una splendida foto. Non c’è nulla di sconvolgente, in questo: è matematica… e va accettato serenamente: esisterà sempre la probabilità che qualcuno – senza saper nulla di tempi e diaframmi – faccia una foto migliore delle nostre. La tecnologia digitale ha portato ad una enorme proliferazione di apparecchi fotografici (ormai non esiste cellulare senza lente e sensore, per quanto piccoli) e questa probabilità non può far altro che aumentare.

Ma allora la tecnica non serve a nulla?

In realtà, la tecnica ha un ruolo determinante: consente di rendere ripetitivo questo processo d’ottenimento di una buona fotografia.

La tecnica non va imparata per saper usare la fotocamera (che funziona perfettamente anche in “P”, “Program”) ma per ottenere con continuità determinati risultati.

Dunque è un’illusione il fatto che per ottenere buone foto sia anche necessaria una buona tecnica. La nostra simpatica scimmia ce lo dimostra. Tutti quei corsi pieni zeppi dall’inizio di tecnica su tempi e diaframmi e sensibilità e quant’altro, rischiano solo di far confondere (o peggio desistere) un principiante. Prima di imparare come premere determinati tasti, ritengo sia opportuno capire perché farlo. Trovare cioè la propria strada, la propria visione… ciò che più interessa, che più è affine alla propria sensibilità… e questo si fa soprattutto leggendo, e fotografando (tranquillamente anche in “P”). Ma soprattutto leggendo. E guardando: si dice che Ansel Adams uscisse spessissimo senza fotocamera, ma solo con un taccuino, e un rettangolo bucato a fare da cornice.

Una volta che s’è imparato come e soprattutto perché schiacciare i tasti, allora è giusto affinare la tecnica per svincolarsi dalla scimmia, cioè “studiare la grammatica” per ottenere una costanza di risultato.

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