Phone-photography? Anche no…

On 10/08/2012 by Nicola Focci

Come passatempo, è appagante: su questo non ci piove. Così come è innegabile il vantaggio di aver sempre con sé una fotocamera, perché il telefono ormai è (ahimé) quasi un'appendice fisica dei nostri corpi.

Anche io ogni tanto mi diletto in qualche scatto col telefono, come dimostra quello di questo post, effettuato con l'iPhone e la riuscita “app” Camera+.

Ovviamente ho provato anche le ultraconosciute Hipstamatic e Instagram.

Però confesso di non riuscire a farne una faccenda continuativa, seria, progettuale… contrariamente ad altri – anche professionisti e fotoblogger d'assalto – che invece scattano un sacco di foto coi loro smartphone. Insomma, dopo un po' mi stanco.

Creatività castrata?

Certo, ogni tanto qualche voce più critica di altre si leva. Come questa:

But for me, the Instagram/Hipstamatic/Snapseed etc filters are the antithesis of creativity. They make all pictures look the same. They require no thought or creative input: one click and you're done. (A mio parere i filtri di Instagram/Hipstamatic/Snapseed ecc, sono l'antitesi della creatività. Fanno sì che le immagini siano tutte uguali. Non richiedono pensiero o input creativi: giusto un click, ed è fatta.) Instagram is debasing real photography | Technology | guardian.co.uk

Pensando poi alla pletora di flares e vignettature e “colori ghirriani” che questi filtri possono generare, è interessante citare anche questo passo forse profetico di Robert Adams:

Fare arte non significa rispolverare cose antiche (...) tanto entusiasmo per i vecchi procedimenti sembra rivelare solo la volontà di ripetere ancora una volta l'antico. I risultati, in un primo momento, possono anche essere affascinanti, ma alla fine sono soltanto tristi appendici della storia, arcane e sdolcinate. Robert Adams, "La bellezza in fotografia" (1981)

 

È il futuro?

Ovviamente, ben più nutrite sono le schiere di chi usa e difende la Phone-photography. Come il bravo Ken Kaminesky.

C'è persino chi usa lo smartphone per fotografare (e bene) le Olimpiadi.

E chi poi giura: è il futuro della street photography!

Io non ho giudizi assoluti. Non esalto questo modo di fare fotografia, né lo trovo antitetico alla creatività (se un fotografo sa vedere e sa comunicare, riesce a farlo anche con tutta quella roba lì).

Questione di feeling

Dico solo che, per me, quello della “phone photography” è una sorta di passatempo discontinuo… a volte veicolato dalla noia. E questo per motivi squisitamente pratici prima ancora che qualitativi:

► Trovo scomodo impugnare questi telefoni tuttofare. E' un'esperienza quasi frustrante, per chi è abituato a un “corpo macchina come si deve”.

► La velocità di reazione è lenta. Premere un pulsante, sbloccare, avviare l'app, sperare che sia già in modalità scatto… ci metto molto (ma molto) meno con la Minox 35 GT.

► Il trigger vero e proprio – pulsante di scatto – richiede un movimento orizzontale (premere sul display) anziché verticale (come sulle normali fotocamere) e lo trovo molto scomodo.

► Sento l'assenza di un mirino (mi andrebbe bene anche un display come quello della Fuji X10, cosa che l'iPhone non ha).

► La lente si sporca spesso.

Poi, sì, c'è anche la questione sulla qualità degli scatti, data dai sensori microscopici; ma quello è il meno, ed è compensata dalle varie “app” che funzionano mediamente molto bene.

Ma, per me, siamo di fronte a quel tipo di operatività “scomoda” che non aiuta la ponderazione degli scatti, ma deprime il rapporto tra fatica e gusto.

Ne faccio anche a meno.

 

 

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