L’errore logora chi non lo fa

On 10/05/2013 by Nicola Focci

Qualcuno chiese: “Garantisci per lui?”.

La risposta fu: “Assolutamente sì”.

“Perché?”.

“Perché ha commesso un errore. Perciò, garantisco per lui. Se non avesse mai commesso un errore, sarebbe pericoloso”.

(Hagakure)

Passando dalla fotografia analogica a quella digitale e poi ancora a quella analogica, ho notato come quest’ultima perdoni sicuramente di meno. Un errore può costare caro (=buttare il rullino e quindi tutte le fotografie).

Il diffondersi degli automatismi peggiora le cose, perché non ci abitua a ragionare,  e abbassa la nostra soglia di attenzione. Quindi è facile – specie le prime volte – combinare disastri.

Ma esiste un vantaggio (se vogliamo) e cioè che l’errore grave è un bravo maestro perché spesso si finisce per non ripeterlo mai più. Sbagliare ci porta a migliorare le nostre procedure, rendendole più affidabili e sistematiche.

A volte la lezione che si impara vale molto più del danno subito sbagliando.

A titolo di esempio, questo è un elenco (incompleto) degli errori che ho fatto io. Sono errori banali, oserei quasi dire stupidi… però sono quasi ragionevolmente sicuro che non li ripeterò più: mi sento già sufficientemente imbecille ad averli fatti una volta sola!

Il finto inceppamento

Ho acquistato da poco la Voigtlander Bessa R e non vedo l’ora di provarla. Trovandomi in un ipermercato, compro un rullino di Ilford HP5, lo carico, e vado a scattare.

Giunto al fotogramma 26, il manettino di avanzamento si blocca.

Ma che succede?, film incastrato? Forzo il manettino, sento che qualcosa si strappa, e mi rassegno a sviluppare la pellicola completamente spezzata in due rotoli distinti.

Invece apro la macchina in camera oscura, e sorpresa!, il film è intatto ma si sono rotti solamente i fori di avanzamento.

Il rullino era da 24 pose, non da 36! Quindi il manettino s’era bloccato semplicemente perché la pellicola era finita.

Morale: la testa non è uno sparti-orecchie di lusso. Accendere il cervello quando si carica la fotocamera!

La mortifera changing bag

Per chi non la conosce, si tratta di un sacco a prova di luce dove si possono infilare le mani ed operare quindi in sicurezza con materiali fotosensibili, senza dover oscurare la stanza. Io la usavo per caricare la pellicola nella spirale di sviluppo, e mi è sempre sembrata una bella idea… almeno finché non è venuta l’estate.

Dentro alla changing bag, infatti, la temperatura e l’umidità raggiungono livelli analoghi a quelli del Laos.

È successo che, un giorno, la pellicola s’inceppasse di continuo nella spirale. Si avvolgeva per meno della metà, e poi niente, non avanzava. Toccandola, la situazione peggiorava… dato che l’umidità passava dalle mie dita all’emulsione.

Alla sesta o settima volta che ho dovuto aprire la spirale per ripetere l’operazione, mi sono venuti i cinque minuti di furia e frustrazione, ed ho tirato fuori mani e pellicola. Quest’ultima è ovviamente finita nel cestino.

Morale: camera oscura sì, changing bag no. Meglio operare con calma in uno spazio meno angusto e più areato.

Bologna, centro città, Maggio 2012

Riavvolgimento-pentimento

Era l’ultimo giorno della vacanza e avevo l’ultimo rullino nella Rolleiflex. Stavo per andare via, ed ho preferito tenere l’ultimo scatto per un’eventuale ultima foto all’aeroporto, “che non si sa mai”.

Il trambusto dei due voli presi per tornare a casa – e delle valigie perse – mi hanno però fatto dimenticare che il rullino non era stato riavvolto. Quando sono arrivato a casa, quindi, ho allegramente aperto il dorso dell’apparecchio alla luce di un bel lampadario alogeno.

Risultato: 11esimo e 12esimo (vuoto) fotogramma da buttare. E m’è andata grassa che il resto della pellicola non ha preso luce.

Morale: se non sei davvero sicuro che serva un’ultima freccia nell’arco, tanto vale riavvolgere.

Mollette vigliacche

Ho sviluppato una pellicola e la predispongo per l’asciugatura: appendo la coda alle mollette (normali mollette da bucato), per poi svolgerla in senso verticale, e attaccare un altro peso in fondo onde tenerla tesa.

Ho appena finito di “srotolare” tutta la pellicola bagnata, che le mollette in alto cedono… e il prezioso supporto si sfila. La vedo – quasi al ralenty tipo film dell’orrore – piombare a terra, arricciandosi. Non contento, percorre anche almeno un metro sul pavimento, rotolando.

Risultato: sembrava carta moschicida. Mai vista tanta polvere su un supporto bagnato.

Morale: meglio usare le mollette specifiche per pellicola, coi dentini che forano e trattengono il supporto.

L’ISO prima di tutto

(Un errore tipico del principiante che mi è successo recentissimamente e questo dimostra che l’età non conta poi troppo quando si tratta di commettere cretinate!).

La mia fotocamera aveva un esposimetro al selenio ancora funzionante, e quindi durante una seduta ho deciso di usarlo per le condizione di luce migliore – perché più comodo e rapido – e impiegare un esposimetro esterno per le situazioni meno luminose.

Solo che sulla fotocamera avevo dimenticato di settare correttamente gli ISO: era a 125 anziché 400. Quindi, per le foto in esterni, ho scattato avendo +1.5 stop di errore fisso.

Morale: meno variabili = maggiore semplicità = meno possibilità di errore.  Meglio usare solo l’esposimetro separato.

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