Cosa portare in viaggio? (Parte 1)

On 28/06/2013 by Nicola Focci
Franz Von Stcuk (1863-1928), "Sisyphus"

Franz Von Stuck (1863-1928), “Sisyphus”

Si avvicina lentamente il periodo delle ferie (anche se non più così “classicamente agostano” come una volta), e quindi anche il dubbio tipico del fotoamatore, cui io non faccio eccezione: cosa portare in viaggio?

La quadratura del cerchio non è sempre facile a trovarsi: vogliamo viaggiare snelli, leggeri; ma al tempo stesso, senza rinunciare a nulla.

Le mie dieci umili regole

Questo è quanto ho imparato io negli ultimi anni, laddove qualche “sfizio” a livello di viaggi me lo son tolto (sono stato a New York, a San Pietroburgo, a Mosca, a Valencia, a Londra, a Berlino…).

1. Quello che non c’è, non si rompe

…come diceva Henry Ford. Le rotture capitano, e i cocci si riportano poi a casa.

La preziosa e delicata folding del nonno va bene per una crociera, ma forse non per una ferrata.

2. In vacanza, i pesi sono dinamici.

Se al mattino la tua attrezzatura pesa X, quasi sicuramente a fine giornata peserà.

Quindi è bene fare le considerazioni pre-viaggio (cosa porto e cosa lascio) sulla base di quel X².

3. La legge di Murphy non perdona.

Quell’ottica (o quell’accessorio) che lasci a casa perché “tanto non mi servirebbe”, finirà per servire. Bisogna o farsene una ragione, o portare tutto.

4. Le limitazioni rappresentano un’opportunità

Orson Welles diceva: <<L’assenza di limitazioni è nemica dell’arte>>.

Verso di esse, quindi, bisogna avere un atteggiamento “Zen”. Ad esempio: “prendo solo il 50mm, e allora dovrò essere sufficientemente creativo per cavarci fuori dei buoni scatti”.

5. I consigli altrui van pesati col bilancino

<<Vai a New York? Eh, allora ti serve un supergrandangolo!>>: se vuoi fare cartoline, forse sì… Ma di quelle ne trovi a bizzeffe in cartoleria. Il criterio di valutazione dev’essere diverso, ovvero: il nostro stile, non quello di qualcun altro. Ne consegue quindi il punto successivo:

6. Il proprio stile prima di tutto

Se ami la street photography, ha poco senso tirarsi dietro un 100-300. Se ti piace fotografare in notturna, al treppiede non si può rinunciare.

Bisogna ragionare con lo stesso criterio del vestiario: se detesti la cravatta, te ne porteresti comunque una dietro “che non si sa mai”? Ecco, appunto.

7. Meglio farsi un’idea prima, che pentirsene poi

Conviene sempre “esplorare virtualmente” il luogo in cui si andrà. Giusto per avere qualche spunto, e restringere il campo dell’attrezzatura (o al contrario allargarlo).

Il motore di ricerca di Flickr è un ottimo punto di partenza per farsi quest’idea. Il che non significa ovviamente “copio quello scatto”, ma semmai “comincio a ragionarci su”.

8. O la borsa o la vita

Borse e zaini vanno valutati dal punto di vista dell’accessibilità.

Che siano “belli” e “teNNologici” va anche bene; ma devono soprattutto consentirci di raggiungere rapidamente la nostra attrezzatura. [Inciso: per questo io non amo gli zaini, e preferisco le borse a tracolla o il marsupio].

Inoltre, ne va tenuto in considerazione anche il peso: vedi punto (2).

9. L’esperienza insegna

Bisogna sempre fare tesoro dei viaggi precedenti. C’è qualcosa che è spesso rimasto in albergo? Con buona probabilità, allora, non varrà la pena portarselo dietro.

A me, ad esempio, è capitato col flash… ed ho smesso di portarlo con me. Anche se poi, inevitabilmente, poteva servirmi: vedi punto (3).

10. Occhio al Principio di Pareto

Il Principio di Pareto suona grosso modo così: l’80% dei nostri scatti è fatto col 20% della nostra attrezzatura.

A quel 20% di sicuro non si può rinunciare… costi quello che costi. Va identificato, assicurandosi di averlo con sé: quali ottiche ho usato di più, nei viaggi precedenti?, quali corpi?, quali accessori?

Gli schemi che facevo ai “tempi digitali”…


Purtroppo questi dieci punti (che trovo modestamente sensati) non aiutano nel mio personale dilemma fotografico in vista delle vacanze agostane…

Ma di questo parlerò nella seconda parte di questo post!

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