Dietro le quinte: ‘Identical twins’ (Diane Arbus)

On 11/06/2013 by Nicola Focci

“Identical Twins” (“Gemelle identiche”) è una delle immagini meno controverse della controversa Diane Arbus. Apparentemente di una semplicità disarmante, presenta anche un titolo che pare bastare a sé stesso.

Si tratta, invece, di uno scatto che dimostra quanto possa essere complicata la natura del significato fotografico. E per questo lo trovo molto intrigante.

Identical twins, Roselle, N.J.,1967 (Diane Arbus)

A guardare bene questa foto, infatti, le gemelle sono tutt’altro che identiche. Una sorride, l’altra no; i nasi non sono uguali; i colletti idem; le calze hanno una trama differente; le braccia hanno lunghezze diverse… Insomma, apparentemente tutto sembra uguale, ma in realtà siamo in presenza di “gemelle diverse”. E il fatto che la Arbus abbia azzerato completamente il contesto (si vede solo una porzione di selciato, e nessuna indicazione di stato sociale o personale) aumenta questa incertezza.

Benché poco controversa, “Identical Twins” è però perfettamente coerente con la poetica della Arbus: la ricerca della nota stonata, del particolare aberrante, quasi dell’emozione perversa. Una grande fotografa il cui mito è stato anche costruito dalla sua tragica fine, avvenuta per suicidio nel 1971.

La Arbus (e qui veniamo al famoso “dietro le quinte”) scattò questa foto nel 1967 a Roselle (New Jersey). Era stato organizzato un party natalizio per gemelli e trigemini, e lei di fatto vi si “imbucò“. Nessuno sa come abbia saputo di questa festa; sta di fatto che alcuni genitori accettarono che i figli posassero per la fotocamera, e così fu per le due bambine di 7 anni.

Il Washington Post ha di recente ritrovato le famigerate gemelle: Colleen e Cathleen Wade, questo è il loro nome. Eccole nell’immagine qui sotto, mentre si fanno ritrarre col famoso scatto tra le mani.

Intervistate a proposito di quel giorno del 1967, non ricordano praticamente nulla. Posseggono ancora quei vestiti, però… Che erano stati confezionati dalla loro madre, ed erano in realtà verdi e non neri come appaiono in fotografia (non c’è dubbio che un colore chiaro forse avrebbe tolto un briciolo di inquietudine allo scatto).

Il Post ha intervistato anche il padre. Che dice: è la meno somigliante alle gemelle di tutte le foto che ho mai visto!, nessuna delle nostre foto di famiglia somiglia nemmeno lontanamente a questa. Non pare, insomma, molto contento che le figlie siano finite in un opus arbusiano dove abbondano nani, giganti, personaggi deformi, e chi più ne ha più ne metta.

Ma non dovrebbe dolersene: come sappiamo, la fotografia non dimostra.

È facile immaginare che il grande Kubrick abbia voluto omaggiare “Identical twins” nel suo capolavoro “Shining”, dove due terrificanti gemelle appaiono negli incubi dei protagonisti:

Cathleen, una delle due sorelle Wade, afferma nell’intervista di non avere mai visto quella pellicola: “Mi dicono che faccia paura, e a me non piacciono i film del terrore”.

 

Fonti:

Graham Clarke, “La fotografia – una storia culturale e visuale”, Piccola BIblioteca Einaudi

Francesca Alinovi e Claudio Marra, “La fotografia: illusione o rivelazione”, Editrice Quinlan

http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/05/11/AR2005051102052.html?nav=hcmodule

 

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