Ed Ruscha, ‘Twentysix Gasoline Stations’

On 17/06/2013 by Nicola Focci

Inauguro con questo articolo una serie dedicata ai “grandi classici” fotografici, intesi come progetti integrali (delle singole “foto classiche” parlo già nella serie “Dietro le quinte”) che mi è capitato di incontrare nei workshop o nelle mie letture.

L’opera di cui parliamo oggi è di fondamentale importanza, perché è il precursore dei moderni libri fotografici autorali (non commerciali).

Uscito del 1963 col nome “Twentysix Gasoline Stations”, questo libro fu realizzato da un’icona della Pop Art: il pittore e fotografo statunitense Ed Ruscha.

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L’essenza del libro (48 pagine in formato 18×14) è contenuta nel titolo: Ruscha ha ritratto 26 diverse stazioni di servizio incontrate lungo la strada tra Los Angeles e Oklahoma City, la famosa Route66.

L’interno del libro (che fu autoprodotto dall’autore) è scarno: nessun testo, e solo brevi didascalie che identificano il nome commerciale della benzina venduta e il luogo – come si vede dalla foto.

Le fotografie sono colte al volo: praticamente delle snapshot… come se Ruscha avesse scattato non appena sceso dalla macchina.

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Sono immagini “topografiche”, che trasmettono informazioni visive ma senza emozioni o giudizi. Sono apregiudiziali, “para oggettive”, prive di qualunque impronta stilistica personale.

Siamo cioè lontani anni luce dai paesaggi maestosi di Ansel Adams, magistralmente colti e altrettanto magistralmente interpretati.

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Ruscha presenta la realtà in modo crudo, senza voler aggiungere nulla. E’ spinto dalla pura volontà di raccontare cosa si trova in quel tratto isolato di strada. Vuole dimostrare che anche quel paesaggio semi urbanizzato è un soggetto artistico plausibile… Analogamente a quanto fece Warhol col famoso barattolo di zuppa Campbell.

Del resto lui non è propriamente un fotografo; è un poliedrico artista che, come tanti in quegli anni, comincia a sostituire l’idea con la forma – sull’onda del “readymade” di Duchamp. La fotografia, per lui, è solamente un ambito di lavoro atto a perseguire questo scopo.

Fu l’ispirazione di una nuova ed importante generazione: fotografi come Robert Adams e Stephen Shore.

A chi gli chiese come mai proprio le pompe di benzina, Ruscha rispose con la semplicità dei grandi:

Perché erano là, le vidi mentre viaggiavo.

Fonti:

http://blog.maremagnum.com/articoli/?p=39

http://timj3rdyearphoto.blogspot.it/2011/02/ed-ruscha.html

http://en.wikipedia.org/wiki/Twentysix_Gasoline_Stations

 

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