Fotografia e dogmi

On 09/09/2013 by Nicola Focci

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Sono fermamente convinto che in fotografia esista un solo dogma, e cioè: “non esistono dogmi”.

E’ un affermazione auto-confutante che potrà sembrare assurda! Ma intendo dire questo: le regole e i dogmi che ci vengono insegnati quando siamo principianti, non di rado sono state calpestate dai grandi maestri.

Seguirle pedissequamente implica ricadere nei cliché e non sviluppare un proprio stile. Prima o poi, bisogna all’occorrenza liberarsene… Senza farsi condizionare dal fatto che, spessissimo, sui forum internet i criteri di giudizio si basano esclusivamente su tali dogmi: qualora la fotografia non ne passi il vaglio, è automaticamente “sbagliata”! – senza ulteriori approfondimenti.

Vogliamo vedere qualche esempio di grandi fotografie che in qualunque forum di critica sarebbero state brutalmente stroncate, perché violano questi falsi dogmi?


#1: “L’orizzonte non deve essere inclinato”

Garry Winogrand, World’s Fair, New York City, 1964

Garry Winogrand, “World’s Fair, New York City”, 1964

Sì, negli ultimi sei mesi sono tornato a scattare con un 35mm, perché mi sono stancato di guardare i provini a contatto del 28mm! Così ho iniziato a giocare col 35mm di nuovo. Non c’è nulla di realmente complicato nelle mie motivazioni! (Garry Winogrand)

 

#2: “L’orizzonte non deve essere al centro”

Franco Fontana, “Cielo giallo mare scuro”

In ogni situazione cerco la significazione, la sintesi delle cose affinché da oggetto diventino soggetto, e il compito della fotografia creativa non è illustrare o rappresentare ma esprimere. (Franco Fontana)

#3: “La luce di mezzogiorno non va bene per i ritratti”

Edward Weston, Guadalupe de Rivera, 1924

Edward Weston, “Guadalupe de Rivera”, 1924

In fotografia non esistono scorciatoie. (Edward Weston)

 

#4: “I piedi non vanno tagliati”

Henri Cartier-Bresson, Rue Mouffetard, 1954

Henri Cartier-Bresson, “Rue Mouffetard”, 1954

Per me la fotografia di reportage ha bisogno di un occhio, un dito, due gambe. (Henri Cartier-Bresson)

 

#5: “Il soggetto principale non deve essere sfuocato”

William Klein, St Patrick's Day, Fifth Avenue, 1954-55

William Klein, “St Patrick’s Day, Fifth Avenue”, 1954-55

Il filtro giusto, la pellicola giusta, l’esposizione giusta… niente di tutto ciò mi interessa particolarmente. Ho cominciato con una sola fotocamera, un paio di ottiche di seconda mano, niente filtri. Ciò che davvero mi interessava, era ottenere sulla pellicola qualcosa da mettere sotto l’ingranditore. (William Klein)

 

#6: “Il flash non va ‘sparato’ in faccia”

Andy Wahrol, Debbie Harry, 1980

Andy Wahrol, “Debbie Harry”, 1980

L’artista è colui che produce cose di cui la gente non ha bisogno. (Andy Wahrol)

 

#7: “Il mosso va assolutamente evitato”

Mario Giacomelli, "Io non ho mani che mi accarezzino il volto", 1961-63

Mario Giacomelli, “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”, 1961-63

La fotografia mi ha aiutato a scoprire le cose, interpretarle e rivelarle. Racconto la conoscenza del mondo in una architettura interiore dove le vibrazioni sono un continuo fluire di attimi, di avventure liberanti come espressione totale dove sento tutta la completezza della mia esistenza. (Mario Giacomelli)

 

#8: “Troppi dettagli distraggono e rovinano la foto”

Andreas Gursky, "99 cent", 1999

Andreas Gursky, “99 cent”, 1999

La visione, per me, è una forma intelligente di pensiero. (Andreas Gursky)

 


E’ una carrellata ricca ma sicuramente non esaustiva: di certo mi sfuggono tantissimi altri esempi.

Certo, si potrebbe obiettare che questi sono tutti grandi maestri, cui tutto è concesso, e ai quali non ci si può paragonare.

Ma non si diventa grandi maestri per diritto di nascita, per scienza infusa! Lo si diventa (anche) osando… cioè costruendo un proprio stile, anche al costo di evadere le regole scolastiche.

Del resto, come diceva il Sommo:

Non ci sono regole per una buona foto, ci sono solo buone fotografie. (Ansel Adams)

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