Quattro passi per risolvere i problemi: ‘PDCA’

On 14/10/2013 by Nicola Focci

Nel corso della mia formazione professionale (mi occupo di gestione della qualità) ho incontrato diverse tecniche di quality management che, col senno di poi, ho rivalutato anche alla luce della mia passione fotografica.

In un precedente post, per esempio, avevo accennato al “Diagramma di Ishikawa” o “a lisca di pesce”.

Qui invece vorrei parlare del Ciclo di Deming, altrimenti detto “Ciclo PDCA” dalle iniziali di Plan (Pianificare), Do (Fare), Check (Controllare), Act (Agire).

Si tratta di un modello studiato a livello industriale per la risoluzione di non conformità nell’ambito della qualità, che secondo me si può applicare a 360° anche per il superamento di problemi fotografici.

PDCA

Si tratta di un procedimento che viene utilizzato di continuo – coscientemente o meno – in tutte le aree della nostra vita sia personale sia professionale; ed è detto “ciclo” perché la sua ripetizione dovrebbe portare ad un circolo virtuoso in termini di miglioramento, come indicato dalle frecce gialle.

Vediamolo nel dettaglio.

#1: PLAN

In questa prima fase si identifica il problema e lo si analizza.

Può essere un qualunque tipo di problema fotografico: dall’ottenere i permessi per scattare in una determinata location, all’effetto particolare che si vuole ottenere nelle fotografie finali. Oppure una situazione di scatto con estremi pronunciati di luce ed ombra, quindi difficile.

Si studiano quindi gli opportuni correttivi e le opportune tecniche per aggirare questi problemi:

  • Come posso fare?
  • Che cosa mi serve?
  • Quando posso farlo?
  • Dove posso farlo?
  • Con chi eventualmente posso farlo?

La fase “Plan” può essere alquanto lunga, ma vale la pena prendersi tutto il tempo: come dice il saggio, chi ben comincia è a metà dell’opera.

Esempio: l’asciugatura dei negativi lascia macchie bianche, dovute alla presenza di calcare nell’acqua. L’utilizzo di un prodotto imbibente (tale da ridurre la tensione superficiale) dovrebbe favorire lo scorrere dell’acqua senza lasciare residui.

#2: DO

In questa fase, si va e si fa… mettendo in atto i correttivi stabiliti.

Esempio: alla fine del lavaggio, si lascia la spirale 120 nella tank aggiugendo 30 gocce di imbibente, muovendola delicatamente, per un paio d minuti.

#3: CHECK

La fase di “Check” consiste nel verificare i risultati di quella “Fare”, confrontandoli con ciò che si voleva ottenere come premessa della fase “Plan”.

Insomma, ci si cosparge il capo di cenere e ci si chiede: i miei correttivi sono stati efficaci?

Esempio: esaminando accuratamente il negativo dopo l’asciugatura, non si rilevano macchie di alcun tipo.

#4: ACT

La fase di “Act” consiste nello standardizzare (fare proprie) le procedure se sono state efficaci, oppure nel ripetere il ciclo da capo se non lo sono state.

Esempio: il risciacquo finale con imbibente diventa una fase consolidata del procedimento per lo sviluppo di un negativo.

Prendere appunti

E’ chiaro che, come detto ad inizio articolo, tutti i giorni ci misuriamo col “PDCA” senza nemmeno sapere che si chiama così e soprattutto senza strutturarlo in modo così puntuale.

Però ritengo che, soprattutto per le procedure più operative, sia davvero utile… specie se si prendono più appunti possibili.

Magari capita che, a distanza di tempo, ci chiediamo: ma come mai all’epoca ho deciso di fare quella determinata cosa, in quel determinato modo? Ecco che gli appunti ci vengono incontro… e magari possono fornire la base per un’ulteriore fase “Plan”, atta a migliorare ulteriormente il procedimento.

Io, che sono un autentico grafomane (!), tengo un diario su Evernote delle mie esperienze fotografiche; e in esso registro anche questo tipo di procedimenti, a futura ed imperitura memoria.

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