Scusi, chi ha fatto palo? (Sull’essere artista)

On 04/11/2013 by Nicola Focci

‘La mosca’, Bologna, Settembre 2010

Tempo fa, presso un circolo fotografico, ho partecipato ad una serata che aveva per relatore un fotografo urbanscape abbastanza affermato.  Presentava alcuni suoi lavori sul paesaggio urbano e industriale, peraltro ben fatti e interessanti.

A un certo punto mostra la foto di un enorme casermone residenziale mai finito: il classico ecomostro. Leggermente decentrato sulla sinistra, però, si vedeva anche un grosso palo della luce… pure un po’ sfuocato, e alquanto “ingombrante” nell’inquadratura.

Il fotografo ha iniziato a descrivere il casermone parlandone per 5 minuti buoni: la desolazione stilistica (<<Guardate queste finestre senza infissi, sembrano quelle di un obitorio…>>), la luce che ne modellava i contorni, i materiali scadenti, persino la storia delle infiltrazioni mafiose in loco… Ma senza dire nulla di quell’ingombrante palo. Era come parlare della Gioconda senza citare il suo sorriso.

Io fremevo (volevo capire che senso avesse), ma esitavo.

A un certo punto però qualcuno non ce l’ha fatta più, ed ha buttato lì: <<…E lei, poi, ci ha messo quel palo!>>. (Da notare l’approccio prudente: non “ma che c@xxo ci fa quel palo lì??”, bensì “lei ha messo quel palo”…).

Lui ha fatto spallucce, assumendo la tipica espressione di chi s’è sentito fare quella domanda mille volte; ed ha spiegato che il palo gli serviva per dividere gli spazi in terzi nella foto, nonché “fare il paio” con un alto camino sulla destra. Un fatto di composizione e bilanciamento di elementi, insomma.

<<Ovviamente, ho fatto anche la foto senza il palo! Ma nel progetto ho messo questa>>.

Io ho immediatamente pensato: eccola qua, una differenza importante tra il fotografo “della Domenica” e l’artista! Ossia:

  1. L’artista non fa mai errori. Quelli che apparentemente sembrano tali, in realtà hanno una giustificazione. E se sono errori sul serio, quella giustificazione finiscono per acquisirla ex post.
  2. L’artista si sa vendere bene. Ovvero: non ha mai la coda di paglia. Se lui avesse parlato subito del palo, avrebbe in qualche modo ammesso la sua colpa… e invece ha lasciato che fossero gli altri a porsi il dubbio.

Voglio essere chiaro: non c’è ironia nelle mie parole. Sono sicuro che la presenza di quel palo fosse voluta: sarebbe assurdo pensare il contrario. E’ una foto di paesaggio, quindi l’autore aveva tutto il tempo di sistemarsi per non includerlo nell’inquadratura. Il progetto era abbastanza corposo, e di sicuro ha avuto un processo di editing rigoroso cui nulla è sfuggito. A quei livello lì, nulla è lasciato al caso.

Detto questo, però, non c’è dubbio che l’autorevolezza bisogna anche costruirsela da sé. 

E’ stato l’insegnamento più bello di quella serata, per me.

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