Sviluppo pellicola: gli indispensabili

On 08/05/2014 by Nicola Focci
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Ho l’abitudine di conservare i rocchetti dei rullini che sviluppo…

Noi “analogici” sappiamo bene quanto sia importante la fase di sviluppo della pellicola.  Ne parlo diffusamente nel mio libro Il Manuale del bianco e nero analogicoe la potremmo riassumere con questo diagramma*:

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Diagramma “IDEF0” del processo di sviluppo pellicola

Per la trasformazione dell’elemento in ingresso (la pellicola) nell’elemento in uscita (il negativo), occorrono mezzi (la tank, i recipienti, i prodotti chimici…) ma anche procedure (il “bugiardino” della pellicola e/o quello dei chimici, tabelle temperature/tempo…). Esattamente come per la preparazione di un risotto, dove ho mezzi (gli ingredienti) e procedure (la ricetta)!

Questa scomposizione (detta “IDEF0” ed applicabile universalmente) aiuta a razionalizzare che lo sviluppo non è complicato, però richiede metodicità.

Questo, peraltro, vale per tutti i processi della fotografia chimica.

Col tempo, si impara ad essere più efficienti… grazie anche ad alcuni ausili che vado ad elencare per lo sviluppo pellicole, e che agiscono ora sui mezzi, ora sulle procedure. Con l’ovvia premessa che magari funzionano bene solo per me! 😉

Cronometro (non timer!)

La distinzione è importante, per via dello sviluppo.

E’ infatti opportuno misurare la temperatura del bagno nella tank a metà tempo, per verificare che non si sia modificata.

Ciò è la norma non tanto d’inverno (almeno qui a Bologna) quanto d’estate, quando ci  si avvicina ai 30°C. Lo sviluppo in tank tende ovviamente alla temperatura ambiente; ed è inutile misurare al centesimo di grado quella iniziale, se poi a metà sviluppo è salita di 2 o 3 gradi! In questo caso è d’obbligo diminuire il tempo di sviluppo (vi sono molte tabelle per farlo, questa ad esempio è Ilford); e qui diventa comodo disporre del cronometro, per l’ovvio motivo che il timer è meno agevole da leggere quando il tempo è inferiore (o superiore).

Per lo stesso motivo tendo a non usare le varie app per smartphone anche se funzionano bene. Ad esempio è ottima quella della Digitaltruth per iPhone/Android, ma siamo sempre lì: se devo estendere lo sviluppo a 7’50” e il timer mi termina a 6’30”, diventa scomodo conteggiare il tempo extra. 

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E’ utile anche che il cronometro sia impermeabile, dato che probabilmente lo si maneggerà con le dita bagnate. Io uso quello ritratto in foto: un modello piuttosto economico (meno di 20 euro) acquistato in una nota catena di articoli sportivi. Ha anche molte funzioni in più (timer incluso!).

Recipienti diversi, identificati, sequenziati

Io utilizzo una caraffa graduata e un cilindro graduato, per ogni soluzione.

I due recipienti dello sviluppo sono identificati con una scritta ed anche una striscia di nastro adesivo rosso.

Gli altri recipienti, li identifico comunque con una scritta.

In questo modo ogni recipiente conterrà sempre e solo quel prodotto chimico cui è destinato. E’ bene evitare inquinamenti… specie del fissaggio nello sviluppo.

E’ anche importante collocare i recipienti già in sequenza, ad esempio (sul tavolo) Sviluppo e dietro Arresto (se lo usate) e dietro Fissaggio. E’ tutt’altro che infrequente, agli inizi, scambiare lo sviluppo con il fissaggio… e si tratta di un errore fatale perché il rullino viene irrimediabilmente perso! Una sequenza “fisica” limiterà la possibilità di errore: il primo recipiente a portata di mano, è anche il prossimo da usare. (NB –  Se vogliamo tornare al diagramma di inizio pagina, quest’ultima è una postilla “procedura” in un paragrafo “mezzi”!).

 

Guanti “da lavapiatti”

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Da indossare già quando preparare le soluzioni, e togliere solo al momento di appendere il negativo ad asciugare.

“Da lavapiatti”, e non in lattice! Economici, riutilizzabili, meno difficili da mettere.

I motivi per usarli sono essenzialmente due:

  • (Ovvio) Proteggere la pelle,
  • Garantire una buona presa, indispensabile quando si maneggia la tank o i recipienti. Non c’è nulla di peggio che farsi sfuggire un recipiente mentre se ne versa il contenuto!

Lavagna di sughero

Di sughero oppure metallica con calamite: l’importante è avere un “leggìo” disponibile quando si esegue il processo, nonché un bel foglio sopra dove segnare la ricetta di preparazione dei chimici e il tempo di sviluppo.

Infondo, è un po’ come essere in cucina, alle prese con la ricetta del predetto risotto!

Per fare le cose al meglio, sarebbe pure opportuno registrare su questo modulo i parametri effettivi come “memoria storica” del nostro sviluppo, da conservare insieme ai negativi. E cioè:

  • Temperatura dello sviluppo al momento di cominciare;
  • Tempo di sviluppo iniziale (derivato da quello standard a 20°C);
  • Temperatura dello sviluppo a metà processo;
  • Tempo di sviluppo definitivo (come sopra);
  • Modalità di ribaltamento tank (se diversa dal solito);
  • Modalità di lavaggio (se diversa dal solito);
  • Eventuali problematiche riscontrate.

Sembra un’esagerazione, ma non si può mai sapere: potrebbe succedere di accorgersi, nel tempo, che i negativi hanno un problema ripetitivo… e per correggere il processo, è essenziale conoscere i parametri coi quali è stato effettuato.

Lavaggio Ilford

Io utilizzo con soddisfazione la procedura di lavaggio negativo consigliata dalla Ilford, ancorché leggermente modificata in senso prudenziale.

Essa mi evita di sprecare acqua, a beneficio dell’ambiente ed anche della bolletta.

La procedura è questa:

  • Riempire la tank con acqua, ribaltare 5 volte, vuotare.
  • Riempire la tank con acqua, ribaltare 10 volte, ruotare.
  • Riempire la tank con acqua, ribaltare 20 volte, vuotare.
  • Riempire la tank con acqua, ribaltare 20 volte, ruotare. (Cioè l’ultima fase si ripete 2 volte).
  • Stop! Si può procedere al bagno con imibibente (se lo si usa) e all’asciugatura.

Funziona? Pare proprio di sì. Per i più interessati, esiste in proposito un approfondito studio (in inglese):

Calma, gesso, e nessuna urgenza

La fase di sviluppo dei negativi è forse la più critica (dopo quella di esposizione) del processo “analogico”.

Una stampa rovinata la si può sempre rifare; un negativo, no!

Per questo motivo occorre procedere con calma: non stiamo disattivando una bomba H! Teniamo d’occhio il cronometro ma cerchiamo anche di seguire la procedura con precisione e senza commettere errori per la fretta.

Bisogna inoltre evitare – per quanto possibile – le urgenze o interruzioni, perché il processo va compiuto dall’inizio alla fine senza discontinuità.

In merito a quest’ultimo punto, racconto un episodio che farà sorridere ma ahimé è capitato davvero.

Circa a metà di uno sviluppo, improvvisamente ed inopinatamente, mi sono venuti mostruosi crampi intestinali!

Stavo piuttosto male… ma sapevo che non avrei potuto fermarmi, pena gettare via il negativo.

Ho tenuto disperatamente duro (!) sino al lavaggio… e lì finalmente – dopo aver riempito la tank con acqua – ho potuto correre in bagno.

Ma vi assicuro che è stato lo sviluppo più lungo ed estenuante della mia vita! 😀

E voi?

I commenti sono apertissimi a suggerimenti e integrazioni! 😉

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