Fotografare in Islanda

On 08/09/2014 by Nicola Focci

Laguna glaciale di Jökulsárlón

Torno dalla terra dei ghiacci con 13 rullini formato 120 da sviluppare e stampare. Probabile che la cosa mi impegnerà un paio di mesi almeno; ma nel frattempo, ho i miei personalissimi consigli da fornire a chi volesse intraprendere un viaggio fotografico nella “terra dei ghiacci” (che poi così glaciale non è).

Già che ci sono, lascio comunque due link belli e pronti:

NB  – Mi concentrerò sui consigli pratici, evitando il classico elenco di “posti da fotografare”, che del resto sono reperibili in tutte le guide (e nel mio diario sopra linkato). 

Momenti pseudo-bressoniani a Reykjavik

Treppiede sì, treppiede no

Se si va in Islanda a Luglio o Agosto, esiste praticamente un solo motivo per portarsi dietro il treppiede: fotografare l’acqua con tempi di posa lunghi, per dare l’effetto “setoso”.

Se (come me) non vi interessa questo tipo di fotografia, allora il treppiede potete anche lasciarlo a casa.

La luce del sole è presente per buona parte del giorno, e non riesco proprio ad immaginare situazioni in cui usarlo – a parte quella descritta.

Poi, ovviamente, dipende dalle proprie intenzioni di scatto.

Occhio alle soste

Ah, le statali islandesi! Sono un po’ strette, e in qualche tratto pure sterrate. Ma, fotograficamente parlando, i problemi sono altri: il bordo destro che degrada subito, e piazzole di sosta rare.

Ciò implica quanto sia dannatamente difficile fermarsi per fotografare gli scorci di paesaggio, che sono davvero splendidi – specie nella parte dei Fiordi dell’Ovest, o nelle penisole.

Quasi tutti fanno così: mettono le quattro frecce, e fermano l’auto in mezzo alla carreggiata. Non è il massimo della vita, e bisogna stare molto attenti ed essere veloci… ma le alternative scarseggiano.

Tipica statale islandese. Qui però la piazzola c'era!

Tipica statale islandese. Qui però la piazzola c’era!

Proprio per essere il più rapido possibile, io ho lavorato molto di iperfocale. Se l’obiettivo ha i relativi segni sul barilotto – ma oggi purtroppo i costruttori tendono a sacrificarli! – ne consiglio vivamente l’uso.

Sulla mia Rolleflex, ad esempio, la profondità di campo è indicata da una banda bianca che varia in funzione del diaframma impostato:

Tutto ciò che è tra 4m e l'infinito, è a fuoco

Tutto ciò che è tra 4m e l’infinito, è a fuoco

Occhio all’acqua

Il meteo islandese è imprevedibile e comunque abbastanza umido (almeno ad Agosto).

Dunque il problema non è tanto “se” piove, ma “quanto” piove!

E’ bene avere con sé una borsa in materiale idrorepellente, e qualche tipo di copertura per la fotocamera (se non è tropicalizzata).

A questo, si aggiungono le cascate più interessanti ed imponenti come Seljalandsfoss e Gulfoss, dove è’ praticamente inevitabile avere l’ottica punteggiata di goccioline, anche solo inquadrando!

Seljalandsfoss, famosa perché "ci si va dietro"

Seljalandsfoss, cascata famosa perché “ci si va dietro”

Con la biottica, io adottavo questa strategia: coprivo l’obiettivo inferiore con la mano, togliendola solo dopo aver deciso l’inquadratura e cercando di scattare in fretta. Anche così, comunque, è inevitabile bagnare l’obiettivo.

Massima cura, insomma, nell’asciugare la fotocamera dopo essere stati in questi posti (o aver preso l’inevitabile acquazzone).

Non solo cascate e ghiacciai

Vale davvero la pena avere sempre gli occhi bene aperti, perché gli spunti di scatto sono innumerevoli e anche al di fuori delle bellezze naturali più evidenti o reclamizzate.

Ad esempio, le loro chiese sono tutte molto moderne e architettonicamente stravaganti. Se attraversate un paesino, perdete 5 minuti per cercare la relativa chiesa: potrebbe valerne davvero la pena.

Mosfellskirkja

Anche nei paesini più minuscoli, poi, non è raro trovare qualche scena curiosa. Infatti ho notato una certa tendenza da parte degli abitanti a piazzare oggetti in posizioni improbabili! (Suppongo sia un effetto della noia nelle lunghe e buie giornate invernali…)

Di fronte allo spaccio Álafoss, appena fuori Reykjavik

La stessa capitale, infine, è piuttosto vivace e intrepida: gli street photographers avranno pane per i loro denti.

Interessante (seppur meno) pure la seconda città dell’isola, Akureyri, collocata nella parte nord.

Concludendo sull’Islanda

E’ un paese magnifico dove le fotografie si sprecano. C’è di tutto e di più: fiumi,  geyser, ghiacciai, prati, spiagge nere, spiagge bianche, architetture moderne, cascate, personaggi da strada, laghi…

Ma non devono mancare alcune accortezze basilari.

E un bel po’ di soldi, visto il costo della vita.

Ma questa è un’altra storia! 😉

4 Responses to “Fotografare in Islanda”

  • Bel resoconto e ben tornato. L’Islanda deve essere proprio affascinante!! Belle le foto ricordo, ora aspettiamo le foto d’arte :-). Buoni sviluppi e buone stampe

  • Bello bello questo antipasto, ma ho ancora fame. Aspetto con ansia il risultato di questo viaggio.

    • Grazie Davide!, spero di non deluderti!
      E di non rimanere intossicato dal Rodinal, uscendone quanto prima… 😉

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