Garry Winogrand: la proposta per una sovvenzione

On 26/01/2015 by Nicola Focci

 

Sono sorpreso che le mie fotografie si vendano. Non sono graziose, non è quel genere di immagine che la gente appende alle proprie pareti, non è quel tipo di finestra che si apre su un bel paesaggio o qualcosa del genere. Non lo è.

(Garry Winogrand)

 

Garry Winogrand, El Morocco, New York (fonte: http://www.metmuseum.org)

 

E’ apparsa di recente sul profilo Facebook del bravissimo Davide Monteleone e merita sicuramente di essere letta: Garry Winogrand scrive ad un ente (imprecisato) per ottenere una sovvenzione, spiegando l’essenza del suo progetto fotografico.

La traduzione è mia, l’originale (immagine JPG) è qui.

Garry Winogrand, 43 West 93rd Street, New York City 25, N.Y.

Ho scattato fotografie negli Stati Uniti, cercando di indagare fotograficamente, con lo scopo di studiare chi siamo e come ci sentiamo, prendendo visione di come ci mostriamo man mano che la storia si compie e ci coinvolge in questo mondo.

Da quando è finita la Seconda Guerra Mondiale, abbiamo assistito al diffondersi dell’agiatezza, il trasferirsi alle periferie e il loro espandersi, i giganteschi centri commerciali che le servono – con macchine che vanno e vengono. Nuove scuole, nuove chiese, nuove banche. E la crescente necessità di pace tranquillizzante, corsa agli armamenti, bombe H per fare stragi, tensioni tra pace e guerra, scudi di sicurezza anti bomba. Problemi legati all’automazione economica; e da quando la Corte Suprema ha deciso di togliere la segregazione nelle scuole, abbiamo l’accelerazione di battaglie per le libertà civili da parte delle persone di colore.

Guardo le fotografie scattate sino ad ora, e queste mi fanno sentire come se non avesse proprio importanza chi siamo, come ci sentiamo, e cosa ne sarà di noi. Le nostre aspirazioni ed i nostri successi sono dozzinali e insignificanti. Leggo i giornali, gli editorialisti, alcuni libri, alcune riviste (la nostra stampa). Si occupano tutti di illusioni e fantasie. Posso solo concludere che abbiamo perso noi stessi; e che la bomba potrebbe finire il suo lavoro in modo permanente, tanto non avrebbe alcuna importanza: non abbiamo amato la vita.

Non posso accettare le mie conclusioni, e quindi devo continuare ulteriormente questa investigazione fotografica in modo approfondito. E’ questo il mio progetto.

Garry Winogrand, Albuquerque (fonte: http://www.metmuseum.org)

Garry Winogrand, Albuquerque (fonte: http://www.metmuseum.org)

Si può non condividere questa tesi (e sarebbe interessante sapere quando è stata scritta), ma non è la cosa importante.

Ciò che mi colpisce, è il metodo: Winogrand parte da un’esigenza personale (la necessità di capire cosa capita a noi uomini in questo momento storico) per arrivare ad una conclusione; ma siccome questa conclusione non è accettabile, ecco di nuovo l’esigenza personale: continuare ad approfondire. Quasi come se fosse un’ossessione… che potrebbe non avere mai termine.

Al dilà dell’aspetto più strettamente formale (la semplicità, l’efficacia, il non dilungarsi eccessivamente), trovo che sia soprattutto un’esposizione vera, e molto coerente con il suo genere di fotografia.

Per me è il massimo! 😉


Fonti:

2 Responses to “Garry Winogrand: la proposta per una sovvenzione”

  • Condivido in pieno e non perché sono un amante della cosiddetta street pgotography (che per altro faccio fatica a identificarla come un genere fotografico), ma perché Winogrand cercava di capire la vita attraverso la fotografia. Amava ricordare, cito a memoria, che lui fotografava per vedere come la vita veniva rappresentata in fotografia. Oggi spesso si tenta a fare della fotografia del sensazionalismo, del puro e semplice esercizio estetico, in realtà la fotografia dovrebbe, per come la vedo io (e mi pare anche tu), porre più interrogativi di quanti sia in grado di risolvere. E mi fa molto piacere che questo pezzo sia stato postato da Davide Monteleone, un fotografo contemporaneo che stimo molto e che mi sembra sia molto in sintonia con questi concetti di fotografia come strumento e non come fine.

    • Sicuramente anche io amo un approccio “non definitivo” della fotografia, inteso come ricerca che potrebbe anche non avere mai fine, o comunque ricerca che fa riflettere. La proposal di Winogrand mi ha attirato proprio per questo… al dilà della forma, che comunque è importante.
      Monteleone è un fotografo di grande sensibilità, un indagatore, la curiosità al servizio dell’arte… Anche io lo stimo enormemente.
      A questo proposito, faccio volentieri pubblicità, segnalando che lui a Settembre terrà un Workshop presso Fondazione Fotografia (Modena) dal titolo “Una distanza personale”, dedicato alla ricerca del linguaggio personale nell’ambito di un progetto fotografico. In questo caso, oltre all’esperienza utilissima del workshop in sé, c’è anche un docente di assoluto livello. Info: formazione@fondazionefotografia.org

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