Propositi per l’anno nuovo: coltivare l’abitudine

On 01/01/2015 by Nicola Focci
Un inevitabile 'selfie'!

Un inevitabile ‘selfie’!

Il merito più grande della natura sta nell’averci dato l’abitudine, con la quale possiamo trovare sollievo ai nostri affanni: lei sa infatti a quante tribolazioni andiamo incontro nascendo, e perciò ci ha reso familiari anche gli eventi più penosi.

(Lucio Anneo Seneca, “De tranquillitate animi”)

Dice bene Seneca: certe afflizioni e preoccupazioni sarebbero insopportabili, se mantenessero sempre la stessa intensità iniziale. L’abitudine è quindi un fatto vitale.

Se si parla di fotografia, invece, io ravviso un’altra grande virtù dell’abitudine: quella di permettere che noi si migliori giorno per giorno, senza che quasi ce ne accorgiamo.

L’abitudine vince sui target

In questo senso, l’abitudine funziona anche meglio di un obiettivo.

Se mi pongo un obiettivo e lo raggiungo, ovviamente ho conseguito un miglioramento; però non è garantito che io riesca, lungo tutto il percorso, a mantenere la spinta motivazionale necessaria per riuscirci.

Se invece faccio della fotografia un’abitudine – cioè una prassi integrata nella mia vita – ecco che il miglioramento viene da sé. Magari, a quel punto, vengono da sé anche gli obiettivi: non è necessario pianificarli in modo ingegneristico.

Se ci pensate, vale anche in altri ambiti: ad esempio, la dieta. Faccio sacrifici per raggiungere un obiettivo di peso, e ci riesco; ma poi ecco che questi sacrifici diventano scarsamente tollerabili (e il peso torna ad aumentare). L’unico modo per mantenere nel tempo quell’obiettivo, è fare sì che i sacrifici si tramutino in un regime alimentare abitudinario.

La stessa cosa si può dire anche per la visione: l’abitudine migliora l’occhio, che è come fosse un muscolo e va esercitato. Idem per le zone del nostro cervello che producono le idee: anche quelle vanno esercitate… e le idee verranno da sé.

Io ne sono un esempio…

A questa conclusione (piuttosto ovvia infondo) sono arrivato meditando sull’andamento dell’anno appena trascorso.

Anche se ho conseguito un traguardo importante con la mia prima mostra in una galleria del centro storico, sento di essere sì cresciuto, ma non tanto grazie a quello, bensì grazie al fatto che ho tenuto duro: cercando di rendere (relativamente) abitudinarie le mie prassi, anche quando l’attrazione del divano era irresistibile e la voglia di lavare le bacinelle era ai minimi storici.

Non è stato eccessivamente difficile perché mi piace farlo; ma in questo modo ho trovato la mia strada. E dico di più: è successo da sé. Non sarei mai stato in grado di farne un obiettivo tangibile ex ante.

E’ proprio vero che, come diceva quello, spesso il viaggio è più importante della meta.

…ma senza mulini bianchi

Certo, lungi da me l’auto-incensarmi: non è che sia stata sempre una passeggiata di salute.

Il mondo del Mulino Bianco – privo di fallimenti – non esiste nemmeno da queste parti:

Potevo sicuramente fare meglio, insomma!

Ma mi riprometto, per l’anno che viene, di riuscirci. Mi riprometto di fare sì che la fotografia diventi, sempre più, un’abitudine… non nel senso negativo del termine (“prassi noiosa”) ma in quello positivo e cioè parte integrante della mia vita.

Ma il tempo è limitato!

E’ vero: le giornate sono di 24 ore, e non se ne possono “comprare” altre.

Impossibile chiudersi a tempo pieno in camera oscura (o davanti al PC, per i digitalisti).

Però esistono tanti modi per “fare” fotografia, senza necessariamente “produrla”!

Vale la metafora del muscolo: occhio (visione) e “celluline grigie” (idee) si possono esercitare anche senza fotocamera.

Come? Ad esempio:

1. Leggere!

In quest’anno ho letto e riletto molti libri: la biografia di Ugo Mulas, la biografia di Diane Arbus, diversi saggi sull’arte concettuale, alcuni testi di buddismo Zen, persino libri motivazionali… e si cresce anche così: leggendo, assimilando, metabolizzando.

E’ la maniera migliore (se non l’unica) per aprire la propria mente e trarre ispirazione.

2. Scrivere!

Come sosteneva il grande fisico Richard Feynman, scrivere è un sistema fantastico per ricordare e capire.

In tal senso sono estremamente grato a questo blog… perché mi permette di coniugare in modo continuativo le mie due grandi passioni, fotografia e scrittura.

E se anche non si ha un blog, ci sono altri modi. Le pagine del mattino, per esempio. Un taccuino da portarsi sempre dietro e dove scrivere 10 idee. Esistono tanti modi; l’importante è che diventi un’abitudine.

Insomma:

Facciamo della fotografia – in senso lato – un’abitudine.

Mi sento di consigliarlo a tutti! 😉

 

4 Responses to “Propositi per l’anno nuovo: coltivare l’abitudine”

  • Bellissima riflessione: mi piace l’utilizzo del termine abitudinario inteso non come routine, ma come assimilazione e quindi come una sorta di cambiamento radicale che porterà in maniera inevitabile a dei risultati.

    Bravo Nicola e buon anno 😉

    • Grazie Francesco! Direi che hai (come solito) colto perfettamente quello che volevo dire.
      “Abitudine” non nel senso di “dirigere la rotta verso la noia”, ma di “dirigerla verso gli obiettivi”, questi ultimi essendo infine colti quasi senza volerlo.
      Manco a farlo apposta, ho iniziato a leggere un bel libro che parla (anche) di questo aspetto: si chiama “The Art of War” ed è di Steven Pressfield. Di sicuro ne nascerò qualche articolo… 🙂

  • Seguo il blog fa diverso tempo e mi piace l’approccio che hai, un mix di pragmatismo e filosofia che sento affine al mio carattere. Alla fine ho comprato il tuo libro e mi é piaciuto, l’ho letto volentieri anche se non ho una camera oscura ma faccio stampare da un laboratorio. In quanto alla oggi tanto disprezzata ripetitività dei comportamenti sono d’accordo, in ogni campo il percorso che porta all’eccellenza é anch’esso “analogico”, fatto di migliaia di piccoli gradini nessuno dei quali può essere saltato, nessuno è definitivo, tutti sono necessari. Coraggio allora, e che il nuovo anno ti dia le gambe buone per salire tutte le scale che desideri
    Luca

    • Grazie di cuore per tutto, Luca!
      Il primo gradino è sempre il più difficile; però poi, quando sali e ti guardi alle spalle, capisci che ne valeva la pena.
      Spero di non perdere mai questa consapevolezza…
      Ti auguro il meglio!

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