Freelance sì, ma con giudizio

On 06/08/2014 by Nicola Focci
Fonte: Wikimedia Commons

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In autunno scriverò un nuovo e-book di fotografia, visto che il “Manuale del bianco e nero analogico” tutto sommato mi regala soddisfazioni e dimostra come io riesca a dire la mia senza essere noioso. 😉

Ebbene, per questo nuovo e-book avevo pensato ad una copertina diversa, cioè un”illustrazione tipo cartoon. Una sorta di fumetto che fosse al tempo stesso simpatico ed accattivante. No, non si tratta di un libro umoristico: è comunque un “saggio” di fotografia… però diciamo che, nel contesto specifico del tema che affronterò, ci può stare.

Poiché sono assolutamente negato per il disegno, ho dapprima pensato di rivolgermi ad un professionista.

Avevo visto su un e-book il tipo di cartoon che piaceva a me, e sono risalito alla persona che lo aveva realizzato: davvero in gamba, anche se non certo famosa come Forattini (il che ha poi poca rilevanza).

Il contatto

Ho scritto a questa persona specificando cosa mi serviva, e riportando una sinossi abbastanza esaustiva del mio e-book per chiarire ulteriormente l’esigenza.

La risposta è arrivata in tempi abbastanza brevi. Chiara ed educata, si chiudeva col famigerato “quanto”: <<la cifra che chiedo è di 300 € lordi.>>.

Sono rimasto francamente basito. E gliel’ho pure scritto.

300 euro per un SINGOLO fumetto??

Sia chiaro: non sono “dell’ambiente”… quindi non conosco i tariffari.

Magari si tratta di una cifra del tutto comune, quando si chiede l’ideazione e realizzazione di UNA tavola.

E dico di più: io per primo sono consapevole che il lavoro di ingegno non va sottopagato o sminuito. Solo perché non si tratta di un manufatto concreto, non significa che ci voglia poco o costi poco… A maggior ragione se chi lo produce campa di quello!

Capire il cliente

Detto questo, però, io credo che il freelance abbia anche l’obbligo di capire quale tipo di cliente abbia di fronte.

Non è poi necessario rivolgersi a Tom Ponzi: basta un rapido clic sul suo sito, o una ricerca in Google.

Se sono Umberto Eco e chiedo una tavola per la mia copertina, beh, allora può valer la pena “sparare alto”. I miei libri vanno via come il pane a botta di quasi 30 euro?, allora non avrò problemi a spenderne anche più di 300 per una copertina.

Ma se sono un “signor nessuno” che scrive per passione, allora la faccenda è molto diversa. Quanto impiegherei a rientrare di quei 300 euro? L’investimento è onestamente spropositato. E ripeto: si tratta della sola copertina…

Insomma, io credo che il freelance professionista (sia esso un cartoonist o un fotografo o altro) debba avere molto a cuore questa massima:

Naturalmente, esiste la possibilità che questa persona non avesse tempo, e quindi abbia sparato alto per farmi desistere. Ma sarebbe stato sufficiente dirlo con trasparenza: <<grazie per esserti rivolto a me, però al momento ho molti progetti a mano e proprio non riesco a dedicarmi ad altro.>>

Non me ne vogliano i freelance, ma son proprio questi gli atteggiamenti che incentivano il ricorso al non professionista (inteso come  “colui che non campa di quello”).

E la mia copertina?

Sono già in contatto con l’amico di un amico, che fa il cartoonist per passione.

Un po’ come il sottoscritto con la fotografia.

Mi sdebiterò adeguatamente (ripeto: il lavoro di ingegno non si svende) ma l’approccio è “da pari a pari”.  Già il primo contatto telefonico è stato molto esaustivo e soddisfacente.

Sono assai fiducioso! 🙂

4 Responses to “Freelance sì, ma con giudizio”

  • Eh no Nicola, non sono d’accordo! Il prezzo lo fa la merce in vendita, il produttore del bene e la sua storia, non il cliente.
    300 euro è il valore che il produttore ritiene che valga la sua opera. Sta al cliente capire se questo valore è accetabile per lui ed i suoi interessi o meno.
    Secondo la tua logica allora potrei chiedere a Terry Richardson un ritratto di me con la mia ragazza a pochi euro, tanto lo esporremmo solo in sala in vista solo dei miei amici in visita.

    • “Il produttore del bene e la sua storia”

      Appunto: io mica mi sono rivolto al Terry Richardson dei fumetti…
      Se non lo sei, IMHO, al cliente che hai davanti ci devi pensare eccome.
      Del resto si parla di una copertina, non di un ritratto su commissione: quindi è business, e funziona da sempre con listini fissi ma scontistica graduata sul tipo di cliente.
      Pensa che ho appena acquistato una stampa firmata di Stuart Frankin dalla Magnum: c’era una vendita promozionale, e per 80 euro me la sono portata in casa. Ottanta, non trecentosessantasei.
      Poi vabbé, è chiaro che se sei Terry Richardson o Forattini o Apple o Bugatti, puoi anche ragionare fuori da questi schemi. Però devi poi arrivarci, a quel livello lì. E io non credo che ti venga assegnato “ipso facto” solo perché sei freelance.

      • Non so dove nasca il concetto dello sconto in base al tipo di cliente. Reputo sia un approcio molto di classe non trovi? cos’è applichiamo una “patrimoniale” ogni volta che vendiamo un oggetto? Io non sono del settore, ma fare una copertina originale non è come fare due etti di salame. richiede tecnica, pensiero, ecc.. lo sappiamo entrambi.
        Ognuno fissa i suoi prezzi, poi i clienti e la critica daranno il giudizio se sono troppo alti o troppo bassi. La domanda regola l’offerta, non il contrario. Sono i principi base di qualsiasi mercato! 300 è troppo? puoi andare da uno che chieda 100. magari poi è anche più bravo dell’altro eh, non è detto, ma se altri spendono 300 per lui ci sarà un motivo (bravura, fama, visibilità, stile).

        • E chi lo sa, se gli altri spendono 300? Io so solo quello che ha chiesto a me…
          Ripeto: non mi sono rivolto a Forattini. Se così fosse, non avrei avuto nulla da ridire.
          Comunque, la fine della fiera è quella che descrivi tu: sono andato da qualcun altro.
          Il potenziale cliente, cioè, si è dileguato…

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