Leicaflex SL

On 12/11/2017 by Nicola Focci

Leicaflex SL-1 (fonte: Leicaphlia.com)

L’anno 1969 fu turbolento e pieno di eventi decisivi.

In quell’anno morirono Martin Luther King, Robert Kennedy, la prima vittima del Mostro di Firenze, ed anche quella del killer Zodiac. Fu l’anno in cui le truppe sovietiche invasero la Cecoslovacchia (e Koudelka fece la sua famosa fotografia con l’orologio da polso in primo piano). Nel 1968 uscì “2001 odissea nello spazio”, Sinatra incise “My way”, e Bob Beamon alle Olimpiadi fece un salto di 8 metri e 90 centimetri.

Naturalmente, fu anche l’anno del “Maggio francese” e della contestazione.

Nel corso di questo anno complicato e cruciale, mio padre acquistò la sua Leicaflex SL, avente numero di serie 1222004. Una fotocamera che ho usato parecchio anche io, quando ero adolescente; e poi di nuovo intorno al 2011, quando operai la mia transizione (ovvero ritorno) all’analogico.

Da sei anni giaceva inutilizzata nella vecchia borsa di cuoio del babbo.

In occasione di un intervento CLA (clean, lubrification, adjust) e della mia intenzione a tornare ad usarla, ecco una recensione “a modo mio”.

Bologna, Piazza De Mello - Leicaflex SL + Ilford Pan F plus 50

Bologna, Piazza De Mello, 2011 – Leicaflex SL + Ilford Pan F plus 50

Caratteristiche tecniche

La Leicaflex SL è una fotocamera reflex prodotta dal 1968 al 1974 in circa 71mila unità, e quindi abbastanza facile da reperire sul mercato dell’usato. I prezzi restano comunque un po’ alti (intorno a 250 euro per il solo corpo) ma non dimentichiamoci che è pur sempre una Leica!

La SL rappresentò il secondo modello reflex prodotto dalla casa di Wetzlar, in affiancamento alla consolidata e storica produzione di macchine a telemetro. Risparmierò però al lettore l’interessante storia dietro a questo progetto, consigliando la lettura di questo interessante articolo da Leicaphilia.com (e dal quale ho tratto l’immagine a inizio articolo).

Caratteristiche salienti

  • Otturatore a tendina, completamente meccanico;
  • Tempi di scatto 1 sec – 1/2000, +B;
  • Esposimetro incorporato TTL con cellula CdS. (Essendo l’otturatore meccanico, la pila alimenta unicamente questo elemento);
  • Sensibilità: 8-6400 ASA (ISO);
  • Mirino: schermo con microprismi e zona TTL dell’esposimetro, tempi di posa, indici di corretta esposizione.
  • Peso: 750g solo corpo, 1060g con ottica standard 50/2.
  • Manuale delle istruzioni: seguire questo link (PDF).

Controlli

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La mia Leicaflex SL dall’alto. La leva di carica è in posizione “esposimetro acceso”.

Lato superiore

Da sinistra a destra:

  • Contapose (ad azzeramento automatico);
  • Ghiera di selezione dei tempi. I valori sono: B – 1 – 2 – 4 – 8 – 15 – 30 – 60 – 125 – 250 – 500 – 1000 – 2000. Il simbolo di un fulmine tra 60 e 125 corrisponde al tempo di synchro flash, pari a 1/100s. La ghiera si ferma (click) in corrispondenza ai valori sopra serigrafati, ma il manuale d’uso assicura che è possibile settarla anche a valori intermedi, essendo essi pienamente funzionanti (tranne che tra 1/4 e 1/8 e tra 1/30 e 1/60).
  • Pulsante di scatto, dotato di filettatura per scatto flessibile standard.
  • Leva di carica, a colpo singolo. Essa attiva anche l’esposimetro se portata in posizione perpendicolare. Tale posizione è oggettivamente un po’ scomoda quando si scatta in verticale, nel senso che tende ad interagire col volto del fotografo (!); ma assicura che sia impossibile riporre la fotocamera nella custodia con l’esposimetro acceso, scaricando quindi la batteria inutilmente.
  • Ghiera per l’impostazione della sensibilità, dotata di una doppia scala ASA/DIN (come usava allora, essendo ASA corrispondente agli odierni ISO) ed un pulsante di sblocco. Sulla parte superiore, questa ghiera presenta anche un “promemoria” sul tipo di film caricato, mediante allineamento di quattro simboli al predetto pulsante: bianco e nero, colore diapositiva, colore diapositiva al tungesteno, colore pellicola.
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La ghiera per impostare la sensibilità, e promemoria di pellicola bianco e nero caricata.

Sul lato superiore è presente anche la slitta per il flash, di tipo “a freddo”.

Corpo (di fronte)

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Leicaflex SL privata dell’ottica.

  • (Lato destro) Leva per l’azionamento dell’autoscatto (meccanico). Il ritardo è di 10 secondi.
  • (Lato destro) Pulsante per il controllo della profondità di campo. Premendolo, l’obiettivo viene chiuso al diaframma impostato, permettendo di valutare (nel mirino) quanto del campo inquadrato sia effettivamente a fuoco.
  • (Lato destro, solidale al bocchettone dell’ottica) Pulsante per sbloccare l’obiettivo. La baionetta è proprietaria Leica, denominata “R”.
  • (Lato sinistro in alto) Pulsante per la verifica dello stato di carica della batteria. Premendolo, l’ago collegato all’esposimetro e visibile nel mirino (vedere più sotto) schizza verso il basso se la batteria è pienamente carica. In caso contrario, va sostituita.
  • (Lato sinistro) Contatti per il flash.

Corpo (di lato e sul fondo)

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  • (Sul lato sinistro) Barra per il bloccaggio e l’apertura del fondello. Contrariamente a molti altri apparecchi reflex in cui il fondello si apre alzando la manopola di avvolgimento, nella Leicaflex SL l’apertura avviene premendo un pulsante al centro della barra di bloccaggio, e contemporaneamente alzandola verso l’alto (è quindi consigliabile eseguire questa operazione con due mani). L’apertura del fondello imposta automaticamente a zero il contapose.
  • (Sul fondo) Alloggiamento per la batteria; foro filettato standard per treppiede; pulsante per sbloccare e riavvolgere il film.
Immagine tratta dal manuale

Immagine tratta dal manuale d’uso.

Caricare la pellicola, è facilissimo: una volta aperto il fondello, si alza la manopola di avvolgimento e si inserisce l’estremità della pellicola in una delle slot nel rocchetto ricevente (come mostrato in figura). Quindi, si colloca il caricatore nella sua sede, si abbassa la manopola di avvolgimento, si “tensiona” leggermente la pellicola affinché agganci i dentini di trascinamento, ed è fatta. E’ sufficiente chiudere il fondello ed far avanzare in contapose sino ad “1”.

Mirino

Schermata 2017-11-12 alle 17.33.02

Immagine tratta dal manuale d’uso.

Grande e molto luminoso, il mirino della Leicaflex SL è anche abbastanza minimale, presentando solo:

  • Un’area centrale racchiusa da un cerchio. Essa rappresenta l’area coperta dal sistema esposimetrico, corrispondente a circa un sesto del campo inquadrato. Inoltre, essa contiene un insieme di microprismi che aiutano nella messa a fuoco (l’immagine si presenta “scintillante” se la messa a fuoco non è corretta).
  • (In basso) Il tempo di posa: i valori della ghiera sono riportati su una scala orizzontale, con un trattino scuro che indica la selezione operata sulla ghiera (1/125s nella immagine più sopra).
  • (A destra) Un ago mobile collegato al sistema esposimetrico.
  • (Sempre a destra) Un secondo ago sovrapposto al primo, dotato di un occhiello, e accoppiato alla ghiera dei tempi e a quella dei diaframmi (dell’obiettivo). La corretta esposizione avviene centrando l’occhiello con il primo ago mobile, azionando le due ghiere.

Nel mirino non è riportato il valore del diaframma, né qualunque altra informazione.

Fabbrica Caproni (Predappio) - Lecicaflex SL e Ilford Pan F Plus 50

Fabbrica Caproni, Predappio, 2011 – Lecicaflex SL + Ilford Pan F plus 50

Sul campo

E’ pesante: inutile girarci intorno! Questa reflex è solida come un carro armato, ed in mano si sente: il solo corpo pesa come una Canon AE-1 Program comprensiva del suo 50/1.8!

Gli amanti della flessibilità e comodità resterebbero delusi anche dalla mancanza di pentaprisma e schermi di messa a fuoco intercambiabili. La macchina è poi completamente manuale e non fornisce alcun tipo di automatismo. Manca anche il comando per il pre-sollevamento dello specchio.

Last but not least, la Leicaflex SL usava le maledette pile PX 625 al Mercurio, che non si trovano più in commercio. Ma di questo – e soprattutto delle soluzioni al problema – abbiamo già parlato nell’articolo “Quella sporca ultima pila”.

Ciò premesso, la Leicaflex SL è un apparecchio costruito con la precisione da orologiaio, robusto, affidabile, e dotato di un parco ottiche che – sebbene costoso – risulta essere di elevatissima qualità.

Il rumore del meccanismo di scatto provoca fremiti di autentico feticismo, e il mirino è in grado di umiliare – quanto a luminosità – gran parte della concorrenza, sia dell’epoca sia successiva.

Continuo a pensare che i prezzi delle Leica siano esageratamente alti; ma non c’è dubbio che la sensazione di solidità e qualità costruttiva sia ben diversa rispetto a quella di una pur ottima Yashica FX-3 Super 2000 (giusto per fare un nome).

Questa reflex sembra fatta apposta per vincere la scommessa del tempo… come spesso succede quando non si fanno compromessi di alcun tipo nella fabbricazione di un oggetto meccanico.

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