Yashica FX-3 Super 2000

On 14/11/2011 by Nicola Focci

Una reflex molto compatta

Ho di recente acquistato questa reflex manuale giapponese, più che altro perché attirato dall’obiettivo fornito a corredo (Carl Zeiss Planar 50 f/1,7).

Devo dire che questo apparecchio ha rappresentato per me una piacevole sorpresa, e altrettanto piacevolmente ne faccio una recensione sul mio sito.

Un po’ di storia

La Yashica fu fondata a Nagano nel 1949. Dapprima produsse apparecchi biottici (come la “Mat” che ancora oggi gode di una certa reputazione), e nel 1959 avviò anche la fabbricazione di reflex a lente singola (col modello “Pentamatic”).

Nel 1973, una partnership con la tedesca Contax le fruttò la produzione della nuova reflex germanica RTS. In cambio ottenne l’accesso ai prestigiosi vetri tedeschi Zeiss, grazie alla progettazione di una baionetta comune per l’innesto degli obiettivi.

La produzione di nuove SLR giapponesi con baionetta “C/Y” (“Contax/Yashica” appunto) fu avviata nel 1975 con la FX-1. Seguirono poi altri modelli, tra i quali (1979) la entry level della serie e cioè proprio la  FX-3.

Qui va fatto un inciso sul concetto di entry level che usava a quei tempi. La FX-3, infatti, era priva degli orpelli/automatismi/gadget/accessori che il professionista poteva ritrovare nei modelli più costosi; ma ne manteneva tutte le caratteristiche di ergonomia e qualità e affidabilità . Se penso alle odierne reflex di fascia bassa, mi verrebbe da dire che il mondo ha davvero girato alla rovescia!

La FX-3 divenne subito un bestseller di successo, e venne prodotta per ben 23 anni. Ebbe un paio di upgrades minori, ultimo dei quali fu (1986) la versione “Super 2000”, il cui nome si deriva dal più rapido tempo di scatto minimo (1/2000) rispetto al modello originario (1/1000).

L’abito fa il monaco

L’occhio vuole la sua parte, e la FX-3 Super 2000 è comunque una bella reflex. Si presenta altresì molto compatta (135 x 85 x 50 mm) e altrettanto leggera (495 grammi solo corpo, di certo non pesa nello zaino o sul collo).

Virtualmente indistruttibile a livello meccanico (come vedremo), la FX 3 Super 2000 non lo è altrettanto per quanto riguarda il corpo, che fa largo uso di materiale plastico. Va detto che si tratta comunque di plastica giapponese, quindi dall’aspetto solido: niente roba FIAT anni ’80 per capirci.  L’unico elemento sinceramente un po’ povero è il pomello di riavvolgimento del rullino: su questo, a Nagano, potevano in effetti impegnarsi un po’ di più.

Il dorso è incernierato sul lato destro del corpo, e si apre tirando verso l’alto il predetto pomello. Caricare la pellicola è molto facile: si inserisce la coda in una fessura sul rocchetto di destra, la si tensiona leggermente con la leva di carica e il manettino di riavvolgimento, si chiude il dorso,  e si scatta sinché il contapose (molto ben leggibile) arriva a “1”. A conferma del corretto trascinamento della pellicola, il pomello di riavvolgimento ruota ad ogni azionamento della leva di carica. Leva che ha una corsa piuttosto ridotta, e garantisce fotogrammi spaziati con ingegneristica regolarità.

Il minimale mirino della FX-3 Super 2000

Il mirino mostra il 92% del campo inquadrato, ed è coerente con la filosofia “scarna” di questo modello, nel senso che è alquanto minimale (per usare un eufemismo). Al suo interno infatti non sono presenti indicazioni di alcun tipo… fatto salvo per tre led posti in verticale sulla destra: due rossi (un “-” e un “+” rispettivamente per la sotto e sovraesposizione) e uno verde (corretta esposizione). Il mirino è perfettamente utilizzabile anche da chi come me porta gli occhiali, dato che si riesce a vedere tutto il campo inquadrato, e la cornice di plastica non graffia le lenti. La messa a fuoco (ovviamente manuale!) è agevolata dal telemetro con immagine spezzata al centro e anello di microprismi.

Sotto il vestito, tanto

L’otturatore (un indistruttibile Copal Square a lamelle metalliche)  è completamente meccanico. Tale caratteristica – piuttosto inusuale per il 1986 – consente alla macchina di funzionare perfettamente anche senza pile.

Il fondello accoglie in effetti due pile LR44 alcaline da 1.5V (o una CR2 al litio da 3V) che però sono unicamente deputate ad azionare il circuito esposimetrico (fotocellula al silicio a lettura media pesata al centro). Non esiste un pulsante per il controllo dello stato di carica: se i led nel mirino si s’illuminano,  è ok. Tutto qui… e probabilmente non serve altro.

Finiture curate (nonostante la plastica)

L’esposimetro viene attivato dalla leggera pressione del pulsante di scatto (che presenta la filettatura per il cavo flessibile, ma non il blocco di sicurezza). La corretta esposizione si ottiene quando nel mirino resta acceso solo il led verde; mentre la contemporanea accensione anche di un led rosso indica un gap d’esposizione pari a 1/2 stop. E’ sufficiente agire sulle ghiere dei tempi o del diaframma (sul corpo dell’obiettivo), per ottenere la giusta esposizione.

S’è detto che la FX-3 è una fotocamera “essenziale”, e all’elenco di elementi assenti va aggiunto anche l’attacco per un winder a motore, e il pulsante per visualizzare la profondità di campo. In compenso, è presente un’autentica chicca: azionando l’autoscatto, si ha subito il pre-ribaltamento dello specchio. Garanzia di vibrazioni contenute al minimo possibile.

Efficacia innanzi tutto

Lo Zeiss Planar “domina” la vista laterale

Come si comporta la FX-3 Super 2000 sul campo?

Il sistema a collimazione di led è meno rapido di altri, ma il “periodo di apprendimento” è molto breve e basta pochissimo tempo per destreggiarsi senza problemi. Più difficile a spiegarsi che a farsi.

Nell’uso la FX 3 Super 2000 si rivela perfettamente bilanciata, ed è un vero piacere usarla. Il feeling è immediato: bastano pochi minuti, ed è come averla usata da sempre. Qualcuno l’ha (sinistramente) paragonata all’AK-47: è essenziale, ma fa le cose per bene.

Certo, non è l’ideale per la street photography, nel senso che è un po’ lenta ad usarsi… senza contare che la ghiera dei tempi di scatto è dura da azionare con un dito solo (almeno sul mio esemplare) e scomoda da azionare con due (la leva di carico è d’ostacolo). Va poi aggiunto che l’otturatore ha un suono piacevole, ma assai poco “discreto”: difficile passare inosservati.

Per contro, il grosso pregio di questa reflex è che “costringe” a ragionare. Tempi e diaframmi non sono visibili nel mirino, e ciò significa che bisogna pensarci su prima di inquadrare, o comunque verificarli prima di scattare . Cosa che a volte con la reflex digitale non capita, in quanto si accetta ipso facto ciò che propone la macchina. Possiamo quindi dire che la FX 3 Super 2000 riconcilia con un modo “sensato” di fare fotografia: io, almeno, la vedo così.

L’avvocato del diavolo

Certo, verrebbe da chiedersi perché non optare per una reflex Contax.  Può  sempre disporre delle ottiche Zeiss, è meglio rifinita, e sul mercato dell’usato si può trovare più o meno allo stesso prezzo.

La risposta è semplice: le SLR tedesche sono sicuramente più massicce. Una Contax RTS, ad esempio, pesa il 40% in più di una Yashica FX 3… e, spesso, peso e dimensioni sono un atout vincente – specie quando si tratta del secondo corpo, o di un corpo analogico da affiancare ad uno digitale.

Tirando le somme

Che cosa mi piace:

  • Straordinariamente compatta e leggera: sta in tasca.
  • Permette di impiegare le fenomenali ottiche Carl Zeiss.
  • La totale assenza di orpelli e automatismi “costringe” a concentrarsi su quello che più conta: il soggetto.

Che cosa non mi piace:

  • Non è adatta alla street photography (è relativamente lenta nell’uso e rumorosa).
  • Pomello di riavvolgimento dall’aspetto economico.

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27 Responses to “Yashica FX-3 Super 2000”

  • La prima macchina fotografica che ho acquistato negli anni 80, ancora la uso per diapositive, essendo un pittore, mi è molto utile per gli ingrandimenti su supporti molto grandi!
    Che dire…è un mulo!

    • Concordo!
      Semplice ed efficace come poche.
      Per di più, è un mulo che può montare zoccoli Zeiss… 😉

  • Bella macchina , ma chissa se gli obbiettivi si possono utilizzare anche per corpi DIGITALI? arebbe fantastico..una seconda vita….grazie per la eventuale risposta.

    • Certamente sì, Luciano!
      Esistono gli anelli adattatori in grado di montare le ottiche Contax/Yashica su corpi digitali. Questo ad esempio è quello per Canon EOS: (LINK).
      Naturalmente si perdono gli automatismi e quindi ci si trova con una fotocamera manuale (messa a fuoco inclusa): ma personalmente non ritengo sia un difetto! 😉

    • Io uso gli obbiettivi Yashica e Contax su Canon, con un adattore da pochi euro e vanno molto bene.

  • E’ senz’altro una bella ed ottima fotocamera. Io ho avuto il colpo di fortuna di trovarla nuova e completa di imballo originale ancora non aperto, abbandonata ai piedi di un cassonetto della spazzatura. Ringrazio ancora il folle che ha compiuto il gesto! Ho avuto solo un problema: un bel giorno ho trovato le lenti interne dell’obiettivo completamente opacizzate. Non so spiegarmi questo fenomeno, comunque ne ho rimediato un altro a prezzo stracciato e sono nuovamente passato alla pellicola dopo qualche anno di sbornia digitale. Con grandissima soddisfazione.

  • Io ne ho una nuova da vendere , mai usata con ottiche 35/70 , e 70/200 , se a qualcuno interessa …..

  • Buongiorno,

    colgo l’occasione per chiederle un consiglio. Ho trovato il gioiellino in vendita in un mercatino dell’usato in straordinaria forma, corredata di obiettivi KIRON 28mm f/2
    e YASHICA 50mm a 100 euro. Mi sembra un ottimo affare…

    Grazie in anticipo per l’eventuale risposta

    Saluti

    • Direi sicuramente una buona occasione! (Anche se non conosco le ottiche).
      L’importante è che la forma sia davvero “straordinaria” perché, per quanto la macchina sia un “mulo”, è pur sempre un oggetto di quasi trent’anni… quindi valgono le solite raccomandazioni dell’usato (controllare i tempi lenti, controllare l’otturatore, eccetera).

  • Salve! Ho letto il tuo interessante articolo cercando qua e là informazioni sull’autoscatto per la mia Yashica FX-7 acquistata da pochissimo a 40€ con un obiettivo Yashica 50mm. Dire che sono una neofita nel campo della fotografia analogica è un eufemismo ma, proprio come tu stesso hai scritto, queste macchine ti “costringono” a pensare prima di scattare, ed è proprio quello che voglio fare io.
    Puoi togliermi dunque questo dubbio? Non ho idea di come impostare l’autoscatto, ed ho timore di inceppare la mia Yashica…
    Ti ringrazio in anticipo per la pazienza,
    Sabrina

    • Ciao Sabrina!
      L’azionamento dell’autoscatto nella FX-3 e FX-7 è semplice.
      Una volta fatto avanzare il film al prossimo fotogramma, basta ruotare in senso antiorario il piccolo manettino che è collocato sul fronte della macchina (a lato dell’obiettivo, a sinistra in basso guardando di fronte la macchina), fino al suo fine corsa.
      A quel punto, azionando il pulsante di scatto, parte il “timer meccanico” col suo “zzzzz” e il manettino comincia a ruotare.
      La Yashica ha il pre-ribaltamento dello specchio, quindi il mirino si oscurerà.
      Quando il manettino arriva a fine corsa (cioè la sua posizione iniziale), si apre la tendina dell’otturatore e la macchina scatta.
      Poi torna in posizione anche lo specchio e il mirino torna a mostrare il campo inquadrato. (Non so se sono stato chiaro, ma il meccanismo reflex è descritto abbastanza bene su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Single-lens_reflex)
      Buone “yashicate”!! 😉

  • Oh, grazie mille sei stato chiarissimo e disponibile, qualità rare di questi tempi 🙂
    Proverò alla prima occasione allora!
    Alla prossima!

    • Ma figurati Sabrina, per me è un piacere!
      Grazie per essere passata di qua! 😉

  • Salve Nicola,
    ti scrivo perché avrei bisogno di alcune informazioni.
    Ho avuto la fortuna di trovare questa reflex tra le cose che i miei genitori avevano conservato per far spazio alla tecnologia. Ho deciso di rimetterla in funzione per poter imparare qualcosa su un mondo che mi ha sempre affascinato, nonostante i miei 20 anni.
    In dotazione ho soltanto un obiettivo (YASHICA LENS – ML ZOOM 35-70mm 1 : 3.5 – 4.8) motivo per cui deduco che chi l’ha utilizzata prima di me abbia ritenuto che la custodia Yashica che avvolge corpo e obiettivo fosse sufficiente.
    Dal momento in cui vorrei in futuro approfondire l’esperienza con questa reflex utilizzando altre ottiche vorrei consigli sull’acquisto dei copri obiettivi anteriore e posteriore del suddetto obiettivo e il coperchio per il corpo macchina, in particolar modo per quanto riguarda le misure e i diametri.
    Mi scuso per la lunghezza del commento (sono davvero alle primissime armi!) e spero di aver inserito le informazioni adeguate.
    In attesa di una tua risposta ti ringrazio anticipatamente.
    Sabrina

    • Ciao Sabrina!
      Il “tappo” per il corpo macchina mancava anche a me, e l’ho trovato in un negozio che tratta usato “analogico”, chiedendo un coperchio per montatura Contax/Yashica. E’ standard (usato anche dalle reflex Contax) e non dovrebbe essere difficile trovarlo.
      Il copri obiettivo invece dipende dal diametro dell’obiettivo stesso e quindi è meno facile da trovare. Anche in questo caso, però, un negoziante che tratta usato può aiutarti: magari esistono tappi che non sono proprio di marca Yashica, ma si adattano perfettamente. Io posso darti il nome del negoziante che ha aiutato me, però è di Bologna, quindi dipende da quanto ti sia comodo. Eventualmente, sennò, c’è sempre e-bay.
      Se hai altre domande, sono qua! 😉

      • Ti ringrazio per la risposta in tempi da record!
        Purtroppo non abito a Bologna ma in ogni caso provvederò a cercare secondo le tue indicazioni.
        Grazie mille ancora! 🙂

  • buongiorno, mi chiamo Luca Serena e, trovandomi qui per caso, mi permetto di porLe una domanda; premetto che sono felicissimo possessore di Yashica FX3 2000super da 30 anni; negli ultimi anni l’ho tradita per una 2 nikon reflex digitali ma…la FX 3 ,che lei sappia, è per caso digitalizzatile? in attesa di una sua cortese risposta, possibilmente positiva, Le porgo i miei più cordiali saluti

    • Buongiorno Luca,
      “digitalizzabile” una reflex analogica? Se intende dire installarvi sopra un sensore digitale, direi che la cosa non sia più di tanto fattibile. O perlomeno io non conosco nessuno che faccia questo genere di installazioni…
      L’unica possibilità sarebbe quella di sviluppare le pellicole e poi acquisirle con uno scanner, in modo da avere files digitali.

  • ciao ragazzi ho una yashica fx-3 super 2000 da 30 anni è andata sempre benissimo adesso mi sono accorto che i simboli per la messa a fuoco non comparivano più dentro il quadrante interno e ho sostituito le 2 battreie interne di cui una era ossidata (ho messo due batterie uguali) ma i simboli non si accendono non appare niente ,
    qualcuno mi sa dire se non ci sono i simboli funziona come prima ?
    o mi può creare qualche mal funzionamento ?
    io penso che potrebbe funzionare bene .
    qualcuno mi può aiutare in merito ?
    grazie.
    pasquale.

    • Non ci sono simboli per la messa a fuoco, ma solo 3 led per la corretta esposizione.
      Probabilmente la batteria ossidata ha compromesso i contatti. Prova a pulire bene e delicatamente l’alloggiamento delle batterie con un cottonfioc imbevuto di liquido disincrostante.
      Quando non si usa la fotocamera per molto tempo bisogna togliere le batterie per evitare questi guai. Ciao. Franco.

  • Ciao, ottima recensione ma non concordo sull’inadeguatezza alla street…basta usare l’iperfocale e il gioco è fatto. Anche le M2 ed M3 non sono dei fulmini eppure sono state usate per reportage e simili. Forse la cosa davvero limitante è il rumore dello specchio

  • Anche io ho una da vendere Fx 3 super 2000,con obiettivo originale e un 70/300 con borsa e flash come nuova usata pochissimo.
    prezzo interessante
    Renato 3408003216

  • Mi sento il più “poverello ” possesso una YASHICA FR1 oltre a una PETRI 7S , le ho acquistate da ragazzino. Da un anno le ho rispolverato . Cosa ne pensate. Grazie

  • La uso solo da quest’anno ma come hai detto tu é come averla usata da sempre!!

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