‘Street’, privacy, e consapevolezza

On 16/05/2012 by Nicola Focci

James Stewart e Grace Kelly ne "La finestra sul cortile"

Non c’è dubbio che Henri Cartier Bresson e Robert Doisneau (giusto per citarne due) si preoccupassero poco di quanto scrivo in questo post, ed è anche grazie a ciò se oggi possiamo ammirare i loro capolavori di street photography.

Ma tant’è: scattare foto di sconosciuti (riconoscibili) è, in Italia, vietato per legge… a meno di non fornire un’informativa (preventiva), ed ottenerne il consenso – col chiaro rischio di perdere quella spontaneità che è la base di tutto nel genere street.

Ne parlo più diffusamente in Privacy e fotoritratti (documento cui rimando anche per i riferimenti bibliografici del caso).

E’ bene essere consapevoli di tutto ciò, perché quello della privacy è un terreno spinoso dove spesso ci si avventura sulla base di personalissime credenze. Tipo: è un posto pubblico?, allora posso ritrarre chi voglio! No:  non è sufficiente. Non in Italia, perlomeno.

Se fossimo negli USA…

Oltreoceano, infatti, il problema non esiste: persino i bambini possono essere fotografati se sono sul suolo pubblico.

Ci si pone unicamente un problema di sicurezza… che non è trascurabile (c’è anche chi vieta di fare fotografie al proprio cane!) specie in talune zone dove non è salutare mettersi a scattare fotoritratti. Certo, “chi non risica non rosica”; scrive David Saxe su Black Star:

Esistono due modi per condurre la propria vita. Uno è essere timidi, costantemente preoccupati di non offendere gli altri, senza mai prendere rischi, sempre allineati con la maggioranza. Ma persone del genere sono raramente creative. L’altro modo è quello di essere là fuori, curiosi, affamati di scoprire, seguendo la propria via. Questa è la strada che ho scelto di intraprendere.

Non c’è dubbio che la creatività spesso nasca anche dal superamento delle regole, intese a 360° e quindi non solo artistiche e tecniche. Eppoi l’artista non è un predatore, ma colui che cerca l’empatia col soggetto, la volontà di condividerne e raccontarne la storia… che c’è di male, in questo?

Assolutamente nulla! Se non fosse che – e torno “a bomba” – in Italia ce lo vieta la legge, laddove informativa e consenso debbano obbligatoriamente essere parte del gioco.

Quindi, come affrontare il problema?

Modo numero 1: il rassegnato

Personalmente, io  (sul suolo natìo) conduco un tipo di street in cui il soggetto non sia pienamente riconoscibile, nel rispetto della normativa. I fotoritratti nel senso classico del termine, tendo ad evitarli… E forse mi va fatta bene, perché la ritrattistica è un genere che non mi attira granché! Sta di fatto che accetto la limitazione, e cerco di muovermi negli ambiti concessi.

Anche io preferirei che le leggi italiane fossero come quelle americane. Ma ne faccio anche – se non soprattutto – un discorso di rispetto del prossimo: la mia libertà finisce dove comincia quella altrui. Immagino un novello James Stewart da “La finestra sul cortile” che, col suo teleobiettivo, mi riprende dalla sua finestra mentre sono placidamente intento a liberarmi la vescica in bagno: hai voglia, a dire che il fine era artistico! A nessuno piace vedere il proprio faccione in giro, magari in pose buffe e stravaganti, o magari proprio quel giorno che hai i capelli tirati col catrame.

Riconosco, però, di essere una mosca bianca. Più frequentemente – stando almeno da quanto vedo su Flickr – l’atteggiamento di fronte al problema è molto diverso.

Modo numero 2: il reazionario

C’è anche chi dice: siccome trovo la legge ingiusta, allora non me ne curo. Infondo, veniamo ripresi giornalmente dalle nostre banche o nelle nostre metropolitane, no? Ergo: questa legge è ipocrita, la nostra privacy è già inesistente, e io scatto fotortiratti all’insaputa del soggetto. Punto.

E’ giusto? Non è giusto? Non intendo in questa sede dare giudizi morali: dico solo che è importante essere consapevole dei rischi. Sapere cosa dice la legge, e sapere che si sta commettendo una illegalità.

Modo numero 3: l’ignavo

Infine c’è chi, per ignoranza o semplicemente per pigrizia, il problema non se lo pone. Esce, scatta, e manco si chiede (o sa) se stia commettendo un’azione legale o meno.

Ecco, io credo che questo sia l’atteggiamento più sbagliato. Quindi torno al nocciolo della questione: la consapevolezza è molto importante, fa tutta la differenza – come del resto è sempre in campo artistico.

Hai anche solo qualche dubbio?, allora informati. Siamo nell’era di Internet, di Wikipedia, e le informazioni sono a portata di un clic. <<Ignorantia legis non excusat>>: la legge non ammette ignoranza.

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