Mitch Epstein, ‘Family business’

On 08/07/2013 by Nicola Focci

Office door (da “Family Business”)

“Family Business” è un progetto fotografico del 2003 che l’autore, Mitch Epstein, dedica al padre e all’attività di famiglia: un negozio di mobili e un piccolo impero immobiliare.

L’occasione per il progetto arrivò quando un incendio distrusse parte delle proprietà, e la famiglia subì un pericoloso tracollo economico. Fu l’occasione per ripercorrere la storia di questo business: dalla nascita (ad opera del nonno dell’autore) alla caduta.

Questa breve descrizione non deve ingannare: a dispetto del soggetto apparentemente semplice, si tratta di un progetto splendido, curatissimo. Con un uso della composizione davvero invidiabile:

Newton Street Row Houses (da “Family Business”)

Notevole anche l’uso del colore:

Apartment 304, 398 Main Street (da “Family Business”)

Del resto, Epstein ha un curriculum di studi accademici di tutto rispetto: al college è stato studente di Garry Winogrand.

Centrale, in questo lavoro al tempo stesso intimo ed epico, è la figura del padre. Che qui vediamo ritratto nel suo ufficio, in tipica “posa americana”:

Dad (da “Family Business”)

Scrive lo stesso Epstein sul suo sito:

Mio padre  e la sua generazione sono stati (e sono ancora) spinti a realizzare un sogno americano che ha avuto la sua epifania negli anni cinquanta: Lavora duro = Ben fatto. Questo progetto si domanda quando questa equazione smise di funzionare sia per lui, sia per un intero paese di “American Dreamers”.

Non c’è dubbio infatti che il senso di abbandono e dismissione sia parte integrante della storia, reso con grande maestria formale da Epstein:

Warehouse (da “Family Business”)

Tanto rigore formale si deve anche all’uso del banco ottico: uno strumento lento, atto a “ruminare” l’immagine, digerirla, assimilarla. Epstein ha impiegato complessivamente due anni per portare a termine questo progetto..

La creatività richiede tempo, sicuramente. Anche anagrafico: “Family Business” è un prodotto di un’età già adulta (48 anni), quindi l’autore è riuscito a mantenere un corretto bilanciamento tra coinvolgimento familiare e distacco oggettivo. Dice lui stesso:

Se fossi stato più giovane, non avrei potuto avere la distanza emotiva necessaria.

 

Fonti:

http://www.mitchepstein.net/work/family/index.html

http://mitchepstein.net/writing/reviews/2004_artinamerica.html

http://jmcolberg.com/weblog/extended/archives/a_conversation_with_mitch_epstein/

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