Voigtländer Bessa R

On 01/08/2012 by Nicola Focci

Voigtländer Bessa R (fonte: Cameraquest.com)

Telemetro: per chi come me era da sempre abituato alla reflex, rappresenta una specie di rivoluzione. Da un po’ mi girava per la testa l’idea di provare… e come scriveva Robert Frost: Il modo migliore per venirne fuori è sempre buttarsi dentro”. Quindi mi sono portato a casa una Voigtländer Bessa R, che ora vado a recensire.

Una rapida spiegazione…

…per chi non sapesse come funziona un mirino a telemetro: contrariamente a quello di una reflex, che mostra esattamente il campo inquadrato dall’obiettivo grazie a un sistema di specchi interno, quello a telemetro è separato dall’obiettivo stesso. In sostanza è “un occhio a parte” che “vede” sempre tutto a fuoco, e con la massima profondità di campo: un po’ come guardare il mondo da una finestra aperta.

Ma come si fa a sapere cosa esattamente inquadra l’obiettivo che ho montato sulla macchina (sia esso un 35mm o un 50mm o altro)? A tale scopo vengono in aiuto opportune cornicette – solitamente selezionabili con uno switch esterno -che vengono proiettate nel mirino e danno l’idea (spannometrica) del campo inquadrato dall’obiettivo montato. Nel mirino quindi vedo anche ciò che è al di fuori del campo inquadrato dall’obiettivo, contrariamente alla reflex dove di fatto è come se guardassi attraverso un cannocchiale.

E come si fa a focheggiare, se vedo sempre tutto a fuoco? Si usa un piccolo rettangolo centrale nell’inquadratura, dove il fotografo “vede sdoppiato” (la faccio semplice!) sinché non ruota la ghiera di messa a fuoco sulla corretta distanza.

Compattezza, assenza di vibrazioni, e superiore qualità delle ottiche grandangolari, rappresentano i plus delle fotocamere a telemetro rispetto alle reflex. Rimando a questo ottimo articolo (in inglese) da Photozone per le spiegazioni e gli approfondimenti del caso.

…e un po’ di storia

Il nome è tedesco, ma la fabbricazione è giapponese. Infatti la Bessa è prodotta da Cosina, marchio che negli anni ’70 costruiva obiettivi e fotocamere per altri produttori come Konica e Minolta e Yashica (la FX-3 Super 2000 ad esempio).

Il presidente di Cosina – un personaggio da romanzo di nome Hirofumi Kobayashi – era ed è un grande appassionato di fotocamere a telemetro. Quando arrivò la rivoluzione digitale, egli decise non già di perseguire questa strada, ma bensì di fabbricare un nuova macchina a pellicola di questo tipo: la Bessa, appunto. Una scommessa che è eufemistico definire “azzardata”: già le telemetro vendevano pochissimo (rispetto alle reflex); e questa piccola nicchia era già dominata dalla Leica, con le sue costosissime fotocamere della serie M, che non avevano in sostanza concorrenti.

Ma Kobayashi era mosso dalla passione, e spesso la passione vince su tutte le logiche, anche quelle di mercato.

Per commercializzare il suo nuovo apparecchio, scelse un nome tedesco: quello di Vogtlander, marchio storico che tra i primi iniziò a produrre fotocamere di largo consumo, ma fallì nel 1982. Cosina acquistò i diritti d’uso sia per i corpi, che per le ottiche; e avviò la produzione di una fotocamera dal rapporto qualità/prezzo molto elevato: nel 1999 nacque così la prima Cosina Voigtländer Bessa, il modello “L”. Si trattava di una fotocamera molto spartana, priva di mirino… e sorta di anticipo al vero bestseller introdotto nel 200: la “R”, completa di mirino e telemetro.

Finalmente una telemetro accessibile, di buona qualità, e che si poteva acquistare senza espianto di un rene come invece era (ed è) necessario per una Leica M6! Kobayashi diventò il Michelangelo di un vero e proprio “rinascimento telemetrico”: negli anni successivi, e con un ritmo quasi incredibile, i modelli di Bessa seguirono uno dopo l’altro… creando così un successo commerciale che ha dell’incredibile – pur se limitato alla nicchia delle fotocamere a telemetro.

Valencia, 2012 – Bessa R + Voigtländer Snapshot  Skopar 25 f/4

Bessa R in pillole

Vediamo le caratteristiche salienti della Bessa R:

  • Innesto obiettivi a vite  con passo 39mm (lo stesso usato in passato da Leica, Nikon, Canon…)
  • Otturatore Copal completamente meccanico a tendine metalliche, con tempi da 1s a 1/2000s, posa B, sincro flash 1/125s.
  • Esposimetro TTL con indicazione a led nel mirino (sovra/corretta/sottoesposizione), alimentato da due comuni pile LR44 da 1.5v o una CR1/3N da 3v.
  • Mirino molto luminoso con telemetro ad immagine spezzata al centro. 
  • Cornici per 35/90mm (combinate), 50mm (singola), e 75mm (singola), che mostrano l’87% del campo inquadrato; selezionabili con apposito switch; corrette automaticamente per la parallasse.
  • Autoscatto meccanico.
  • Dimensioni e peso solo corpo: 135.5 x 78.5 x 33.5 mm, 395 grammi.

Spesso si consiglia il modello successivo “R2” (introdotto nel 2002) che è sicuramente un upgrade interessante: innesto ottiche a baionetta M, e corpo esterno in lega di magnesio anziché plastica. Ma costa sensibilmente di più, è più pesante, e non ha l’autoscatto (che trovo comodo quando si lavora col treppiede).

Corpo macchina

Bisogna  dire che la Bessa R non è così “plasticosa” come appare dalle fotografie. In mano, da’ una bella impressione di solidità e robustezza. Trovo che sia discutibile solamente la finitura del portello posteriore: una sorta di plastica un po’ povera che si macchia e graffia facilmente. Ma è un peccato veniale, che comunque non si riflette nelle fotografie! Il portello peraltro presenta la finestrella di controllo del film inserito: una rarità su questo tipo di apparecchi.

Siamo di fronte ad un oggetto costruito con nipponica precisione: non fornisce la sensazione tattile/feticistica delle Leica, ma non lascia niente a desiderare.

Tettoia Nervi, Bologna, 2012 – Bessa R + Canon 50 f/1.8

Sulla parte superiore della macchina, oltre al pulsante di scatto e al manettino di riavvolgimento, trovano posto il selettore dei tempi (che trovo un po’ duro da azionare e non ha blocco tra 1/2000 e “B”) e quello delle cornicette nel telemetro (75, 35/90 combinate, e 50). Non manca, ovviamente, il contapose; e la slitta per il flash.

Frontalmente, solo la leva di azionamento dell’autoscatto (meccanico come l’otturatore).

Il dorso si apre tirando il manettino di riavvolgimento (che è in metallo e di buona funzionalità). Caricare la pellicola è facile né più e né meno di una comune reflex a pellicola, perché il predetto dorso si apre completamente, al contrario della Leica a vite da cui la Bessa R deriva.

Mirino

50mm

La Bessa R dispone di un mirino a telemetro estremamente luminoso (surclassa abbondantemente quello delle reflex digitali APS-C). Trovo, in particolare, molto comodo che la cornice della focale 50mm sia da sola, anziché “mista” ad altre come accade per esempio sulle Leica moderne: la si vede nella foto qui a fianco (fatta con l’iPhone quindi la qualità non è eccelsa. L’obiettivo è un Canon 50mm f/1.8 e non è particolarmente “invasivo” nella cornice stessa).

 

 

75mm

Qui a sinistra è la cornicetta per la focale 75mm, anch’essa da sola. Una scelta inusuale… legata probabilmente al tipo di ottiche commercializzate da Voigtländer quando la Bessa R uscì.

 

 

 

 

35/90 mm

 Dedico un’immagine più grande (per chiarezza) alle cornicette 35/90mm, che sono combinate come si vede qui a sinistra. La più piccola, ovviamente, inquadra il campo del 90mm. Da notare che la cornice del 35mm non arriva sino ai bordi dell’inquadratura, ed è quindi stimabile che l’intero campo coperto dal mirino sia assimilabile a quello di un 28mm.

Per focali diverse dalle quattro o cinque sopra elencate, è necessario munirsi di mirino esterno, che la stessa Voigtländer mette a disposizione per alcune sue ottiche grandangolari come il 25mm f/4 che posseggo.

 

50mm, led esposimetrici

Il mirino non riporta informazione alcuna che non sia quella fornita dai led dell’esposimetro, illustrati nella foto qui a fianco (cornice da 50mm). In questo caso, la macchina segnala una leggera sottoesposizione, che richiede un’aumento del diaframma (rotazione della ghiera sull’obiettivo nella direzione indicata dal triangolino) o del tempo di posa. L’esposizione corretta si ha, ovviamente, quando è accesa la sola spia tonda centrale. I led sono perfettamente visibili anche in situazione di luce piena, e lo stesso dicasi per lo spot centrale del telemetro.

Esperienza d’uso

E’ realmente appagante, come può solo essere quando si applica ad un’idea geniale (quella di Oskar Barnack e della Leica a vite) le moderne tecnologie e i miglioramenti di decenni d’uso.

Lo scatto restituisce una bella sensazione di analogica concretezza, anche se non è silenziosissimo. L’apparecchio è del tutto esente da vibrazioni. La leva di carica è molto morbida. Il mirino, come detto, è molto luminoso, con un selettore cornici in posizione comoda, e una fruizione perfetta anche per chi (come me) porta gli occhiali. Il telemetro è ben visibile e contrastato, e – devo dire – proprio comodo: trovo che sia più rapido ad usarsi che non il sistema a microprismi (con immagine spezzata al centro o meno) di una reflex manualfocus.

Valencia, 2012 – Bessa R + Leica Elmar 50 f/2.8

L’esposimetro fa una media pesata al centro, e l’ho trovato piuttosto preciso anche in situazioni più critiche come i controluce. E’ stata una piacevole sorpresa. Ovviamente, si attiva premendo leggermente il pulsante di scatto; e poi resta operativo per una decina di secondi anche se non si scatta la fotografia, permettendo così di affinare l’esposizione con calma.

Non va sottovalutato il fatto che l’otturatore è completamente meccanico: se la pila lascia a piedi, si può continuare a scattare senza problemi.

La scelta di obiettivi disponibili è virtualmente sterminata. Occorre giusto stare attenti con gli obiettivi collassabili, che spesso non possono essere retratti nel corpo macchina. Io ho vi ho accoppiato un Leica Elmar 5cm f/2.8 (datato 1957, vero classico nella storia della fotografia), un Canon 50 f/1.8 (di taglio più chirurgico e “giapponese” del precedente),  e un Voigtländer Snapshot Skopar 25 f/4 (non accoppiato al telemetro e dotato di mirino esterno, moderno e nitidissimo).

Gli unici tre veri difetti che mi sento di trovare in questa fotocamera sono:

  • L’assenza di un blocco sul pulsante di scatto. Meglio riporla nel marsupio/zaino con l’otturatore non armato!
  • Gli occhielli per la cinghia, che sono collocati frontalmente e non lateralmente (vedi foto a inizio articolo). Questo fa sì che il corpo macchina tenda a “basculare” verso l’alto quando è portato a tracolla.
  • Il già citato fondello in plastica economica.

Si tratta, comunque, di difetti da poco.

Certo, siamo ad anni luce dall’esperienza di una moderna reflex. Ma con questo intendo dire che si tratta di un’esperienza “diversa”, e non “peggiore:  conseguenza della tipologia di macchina, o meglio della tipologia di mirino… argomento che merita senz’altro una riflessione (ed un post) a parte.

Il già citato articolo su Cameraquest contiene molte e interessanti informazioni tecniche: lettura consigliatissima.

14 Responses to “Voigtländer Bessa R”

  • Ciao, complimenti per le fotografie!!

    Vorrei regalarmi una buona telemetro e ho pensato ad una BESSA R2. Cosa dici? Me la consigli? Grazie

    Francesco

    • Ciao!
      Grazie per i complimenti! 😉
      Guarda, le differenze tra la R (che ho recensito) e la R2 sono:
      -La R2 ha l’innesto per le ottiche in baionetta M, anziché vite;
      -La R2 ha una leva di carica leggermente più grande;
      -La R2 ha i selettori dei tempi e delle cornici-mirino in ottone anziché plastica;
      -La R2 ha il corpo esterno in lega di magnesio anziché plastica (il corpo interno è sempre in alluminio);
      -La R2 ha il “trigger winder” (leva di carica rapida sul fondello, per scattare in veloce successione);
      -La R2 non ha l’autoscatto;
      -La R2 pesa 30 grammi in più (425 anziché 395).
      Secondo me la differenza principale è la prima e cioè le ottiche con baionetta M.
      E qui dipende molto dal tuo budget.
      Le ottiche M sono più recenti e aprono la via (volendo) ai corpi Leica M, ma sono anche molto più costose.
      Se non hai problemi di budget, la R2 è la tua macchina.
      Posso giusto notare che la R2 non ha l’autoscatto e quest’ultimo in alcuni casi (pose lunghe su treppiede senza scatto remoto) è comodo.

  • sono molto interessato alle telemetro, avrei trovato una bessa R a 350 euro con obiettivo (mi pare 35mm voitglander)
    secondo voi per quale tipologia di foto è particolarmente adatta quasta fotocamera a rullino?
    umby

    • Non è facile rispondere, perché non è facile “incasellare” il formato 35mm: nella sua storia, è stato usato un po’ per tutto e dappertutto.
      Non mi sentirei, insomma, di “vietare” alla Bessa una tipologia piuttosto che un’altra…

  • MI è venuta voglia di provare una telemetro ed ora grazie (o per colpa…) del tuo articolo ho forse trovato una pretendente che non mi faccia svenare, a patto di trovarne: non ne trovo moltissime se non versioni più recenti (R2) e molto più costose.

  • Ciao e grazie per l’ottimo articolo, ho acquistato e sono in possesso da poco una Bessa R con Skopar 50mm f2.5, per ora sembra tutto ok, ho un solo dubbio: Quando metto a fuoco il telemetro sembra avere anche una minima “sdoppiatura” in verticale che rimane tale anche dopo la corretta messa a fuoco, come se le “due finestrelle rettangolari non coincidessero in verticale”. Come mai?
    Grazie per la disponibilità.

    • Ciao Gianluca, sinceramente sono perplesso perché la mia Bessa non ha questo comportamento. Sarei quasi per sospettare un problema al tuo telemetro! Lo fa anche con altre ottiche, oltre allo Skopar?
      In ogni caso, un controllo presso un riparatore esperto non fa mai male!

  • Ciao! Grazie per interessantissimo articolo, da tempo cercavo una macchina a telemetro, compatta, affidabile e il più possibile silenziosa per fare un po’ di street (purtroppo la leica è costosissima) su internet ho trovato un corpo da 160€ volevo abbinarci una focale di buona qualità 35 mm o, ancora meglio,
    da 50mm che sia abbastanza luminosa (f2 sarebbe ottimo) cosa mi consigli??

    • Ciao Alessio! Per la street (anche se non sono un “espertone” del genere) forse andrebbe meglio il 35, se non altro perché puoi lavorare di iperfocale ed essere più veloce. Se non vado errando, Winogrand usava grandangoli, anche un 28mm.
      In effetti, nel breve periodo in cui mi sono cimentato su questo genere, ho trovato ottime le Rollei 35S e Minox 35 (trovi le recensioni sul mio blog, dove spiego anche come funziona l’iperfocale nel caso non lo sapessi).
      Tornando alla Bessa, io ho un 50/1.8 Canon che fa ottime foto ma soffre un po’ i riflessi (il paraluce aiuta, ma aumenta l’ingombro della macchina).

      • Grazie mille per la gentilezza, posso chiederle, se fosse possibile, di consigliarmi due o tre obbiettivi compatibili con la bessa per le focali 35mm e 50mm? Grazie ancora

        • Mah, direi che la scelta è virtualmente sterminata perché “calzano” tutti quelli con passo 39mm… russi inclusi!
          Come scrivevo, io ho un 50 Canon e un 25 Voigtländer, e mi trovo abbastanza bene. Dovessi scegliere un 35, probabilmente lo prenderei sempre Voigtländer: ottima qualità e ottimo trattamento antiriflesso.

  • Ciao Nicola,
    ho da poco preso una Bessa R, sapresti per caso se si trovano ricambi e dove? Ho visto che lo sportellato posteriore ha tutta la plastica rovinata (appiccicosa).
    Grazie e complimenti per l’articolo.

    • Ciao Luigi,
      purtroppo no, non saprei dove si possano reperire. Suppongo tu possa rivolgerti a un fotoriparatore in grado di trattare materiale analogico… ma non solo (è un tipo di intervento abbastanza comune, credo).
      Grazie per i complimenti! 🙂

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