La camera oscura richiede tempo

On 27/05/2016 by Nicola Focci
Le quattro stampe prodotte...

Le quattro stampe “superstiti” della seduta frettolosa…

L’ho scritto nel mio “Manuale del bianco e nero analogico“: la stampa in camera oscura non è affatto un’operazione così complicata come si potrebbe pensare.

i tempi si accorciano con la pratica, non è richiesta una laurea al MIT, e il controllo è maggiore (Io ho sempre la personalissima impressione di non averlo mai sui programmi di foto ritocco: o perché cambia il monitor, o perché leggo un articolo che mi spariglia le carte, o perché esce una nuova release, o perché scopro l’esistenza di quel dato controllo, o perché ne cambio uno e mi si apre un mondo, o perché…)

Ciò però non significa che sia anche una cosa breve. Ne avevo parlato anche in “Cinque motivi (smentiti) per NON farsi la camera oscura“: per una singola stampa baritata, occorrono circa 25 minuti dall’esposizione al lavaggio (ammesso di usare, per quest’ultimo, la metodologia rapida consigliata da Ilford con wash aid… altrimenti i tempi di lavaggio triplicano!).

L’altra sera volevo a tutti i costi stampare, anche se non ero dell’umore giusto, ero stanco (al lavoro avevamo fatto il trasloco dell’ufficio), ed avevo un po’ fretta. Pessimo insieme di condizioni!

La fretta mi ha portato a fidarmi eccessivamente del mio istinto… saltando la stampa dei provini, e “battezzando” esposizione e contrasto direttamente sul foglio 24×30 finale. Di solito preparo un po’ di piccoli quadrati o strisce di carta sensibile, da piazzare strategicamente su certi punti “critici” dell’immagine proiettata dall’ingranditore, sì da determinare i parametri ideali. Invece…

Risultato di 2,5 ore di “lavoro”: nove fogli usati; cinque buttati; solo quattro stampe buone!

I parametri non erano inventati di sana pianta, sia chiaro: erano quelli di stampe precedenti, dell’identico negativo e delle identiche dimensioni. Solo che… ogni seduta di stampa è un fatto a sé stante. Trascrivere i parametri è utilissimo per avere un’indicazione; ma passare per un provino, è quasi inevitabile.

Questo, perché – rispetto alla volta precedente – può cambiare la temperatura, il lotto della carta da stampa, il lotto del rivelatore, l’umore visivo di chi stampa…

La stampa in camera oscura è affascinante proprio perché molto “artigianale”; e ciò richiede il tempo necessario. E la calma necessaria, direi.

Come in tutte le cose, la chiave sta nel sapersi organizzare.

  1. Battezziamo un giorno per la stampa, e diciamolo al mondo esterno. Scegliamo un giorno che non sia a ridosso di qualche evento traumatico (tipo il trasloco o una trasferta di lavoro!); annotiamolo sul calendario; diciamolo a tutti (genitori, compagne/i, figli, cani, postino, uomo che legge il contatore del gas…); stacchiamo il telefono e/o mettiamolo in modalità “aereo”.
  2. Prepariamo tutto per tempo, magari la sera prima. I negativi, pronti per essere presi a mano. Le stampe precedenti per confronto, pronte per essere visionate. La vetreria per preparare i chimici, lavata e pulita e pronta all’uso. I “quadrotti” o le strisce di carta per fare i provini, tagliati e pronti (e al sicuro dalla luce, è chiaro!).

“Presto e bene non vanno insieme”!

E siccome la lotta contro il caos tende ad essere perdente, questa lezione tornerà ciclicamente utile. Come è successo a me!

La prossima volta, Nicola: provini, provini, provini!

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