La mia camera oscura

On 04/11/2012 by Nicola Focci

Dopo aver sciolto i miei dubbi tra stampa digitale o analogica, mi sono organizzato per attrezzare la personale BatCaverna. Ci ho messo circa un mesetto e alla fine il risultato è visibile qui a sinistra (ripresa dalla porta di ingresso).

Credo di aver fatto un discreto lavoro e lo lascio “ai posteri” (insieme alla relativa ardua sentenza), sebbene premesso da due doverose precisazioni:

1) Sono completamente-totalmente-irrimediabilmente negato per il “fai da te”! Se ce l’ho fatta io, quindi, chiunque può farcela.

2) [Figlia della precedente] Le mie soluzioni quasi sempre brutte, ma efficaci. Del resto le finiture non mi interessano: è una camera oscura, non un’esposizione all’IKEA.

Detto questo, scendiamo nei dettagli.

Ambiente

Poter disporre di un locale ad hoc, magari con acqua corrente, non è certo basilare. Ma aiuta molto! Nel mio caso si tratta di un bagnetto: piccolo (2.1m lunghezza x 1.5m larghezza x 2.1m altezza) ma non mi lamento.

Oscurità

L’emulsione fotografica è sensibilissima e non perdona. Non bastano tapparelle e/o ‘scuri’, e per capirlo è sufficiente un semplice test: chiudersi dentro, spegnere la luce, attendere 5 minuti, e guardarsi intorno. Gli occhi, abituati all’oscurità, mostreranno un mondo inaspettato di fessure e spiragli! Ma “quanto” bisogna fare buio? L’oscurità assoluta mette al riparo da sorprese, ma non è l’ideale per i claustrofobici… e non sempre è necessaria. Narrano le cronache che Brett Weston (figlio del mitologico Edward) operava in CO di sera, spalancando le finestre, alla luce delle stelle. L’aria circolava libera! Ma lui abitava in campagna, lontano da vicini e/o luci della città… mentre io non ho questa fortuna. Quindi ho proceduto per l’oscuramento totale.

Il mio bagnetto aveva una finestra con apertura “a vasistas” che ho provveduto ad oscurare usando dei pannelli di polistirolo da 3cm. Li ho fissati al telaio della finestra mediante strisce di velcro. Sul lato libero ho poi spalmato abbondante colla vinilica (camerArt Attack!) e vi ho messo sopra del cartone multistrato, a totale tenuta alla luce. Altro cartone (in listelli) l’ho incollato ai lati, in modo da coprire tutti i rimanenti “spifferi di luce”, preservando l’apertura “a vasistas” della finestra.

Facevo prima con una tenda? Probabilmente sì… Ma ho evitato l’uso di qualsivoglia tessuto per il timore che sia fonte di polvere o pelucchi.

Per la porta di ingresso non c’è stato granché da fare se non tappare il buco della serratura (con nastro isolante nero) e dotarsi di uno zerbino per la luce che proveniva da sotto.

Il bagno aveva inoltre uno specchio che ho provveduto ad oscurare (col solito cartone) dato che è sempre meglio evitare superfici riflettenti. E i muri? La piastrellatura, color grigio chiaro, è rimasta al suo posto; stessa cosa per il soffitto bianco. Alcuni dipingono tutte le pareti della camera oscura di nero, ma ritengo sia sbagliato: oltre a rendere l’ambiente più deprimente, il colore nero assorbe eccessivamente la luce di sicurezza e rende la stanza troppo buia.

Areazione

I fumi della camera oscura, per quanto sgradevoli, non sono eccessivamente nocivi (al massimo provocano il mal di testa) ma è comunque opportuno disporre di un ambiente ben areato.

Idealmente è necessario un ingresso di aria passiva, e un’uscita attiva (assistita da ventola).

Per l’ingresso, non me la sono sentita di forare la parete portante… quindi non ho fatto nulla: il muro ha qualche crepa (è un bagno esterno e col tempo “si è mosso”) ed ho confidato in quelle.

Ho invece provveduto all’uscita attiva sulla porta. Ho praticato un foro di circa 50cm (trapano con punta a tazza), e installato una comune ventola recuperata da un vecchio PC. Funziona grazie a un trasformatore da 10V, e non è stato agevole portarvi la corrente elettrica, perché la porta doveva potersi aprire e chiudere senza impedimenti. Ho usato pezzi di canalina adesiva sul muro, e un sottile tubo corrugato in plastica tra muro e porta: la famosa soluzione “brutta ma funzionale”!

Naturalmente il foro doveva essere a prova di luce, e per questo dal lato opposto ho sistemato un raccordo a S (tubi da idraulica) verificando col “solito” test dei 5 minuti che fosse efficace.

Sia la ventola (all’interno) che il raccordo (all’esterno) sono stati incollati con un prodotto in pasta alternativo ai chiodi, sigillando poi i bordi con silicone nero da barche. Ovviamente non garantiscono un ricambio di aria massiccio, ma ho ritenuto che fosse il miglior compromesso per via della bassa rumorosità e ridotta cubatura del bagnetto.

Suddivisione in zone

Le best practices della camera oscura richiedono che siano individuate (e tenute ben separate) due zone: una “zona umida” dove disporre di bacinelle e acqua corrente, e una “zona asciutta” dove viene collocato l’ingranditore.

Il mio bagnetto aveva il lavabo a ridosso della porta, e quindi la “zona asciutta” era necessariamente quella dal lato opposto. In due metri di lunghezza non si possono fare miracoli di separazione… ma tant’è: la scelta era naturale.

Sulla parete libera ho infine installato uno stendipanni da muro, di quelli ripiegabili (visibile nella prima foto in alto). Utile per mettere i negativi e le stampe (provini) ad asciugare.

Ingranditore

E’ un elemento essenziale e l’ho acquistato (usato) in un negozio specializzato: Durst M670 color, completo di obiettivi Rodagon 50 e 80, e mascherine per 6×6 e 24×36.

L’ingranditore non dispone di interruttore di accensione/spegnimento, e quindi ho ovviato da me: ho acquistato un interruttore per applique, e l’ho messo tra trasformatore e ciabatta elettrica, fissandolo poi al braccio di una vecchia abat-jour rotta. Come si vede dalla foto, il braccio non è attaccato al tavolo (ma bensì al mobile) per evitare vibrazioni sul piano di proiezione.

Per ora ho evitato di installare un interruttore a pedale: con la “grazia” che mi è propria, so già che lo prenderei a calci spesso e volentieri… E poiché da lì passa la 220V, potrebbe non essere salutare! 😀

Illuminazione

Il bagno dispone di un unico e grosso tubo neon che avrei preferito sostituire (quando viene spento ha la spiacevole caratteristica di restare per un po’ luminescente) ma ho mantenuto. Il test sulla “tenuta” con la classica moneta appoggiata al foglio di carta sensibile, non ha evidenziato problemi.

Ho poi aggiunto due appliques: una per la luce di sicurezza (lampadina rossa comprata in un negozio specializzato); e l’altra per una lampadina trasparente a basso voltaggio (25W) atta a valutare le stampe.

Corrente elettrica

Il bagnetto aveva un’unica presa di corrente sotto al lavabo. L’ho usata per derivare due ciabatte: una sopra al lavabo stesso, e l’altra dal lato opposto e cioè nella “zona asciutta”.

Alla ciabatta “umida” ho collegato il trasformatore della ventola, la ciabatta “asciutta”, e l’applique con la luce di sicurezza.

Alla ciabatta “asciutta” ho collegato la luce bianca da 25W, l’ingranditore, e il sistema di casse per la:

Musica!

La ritengo fondamentale, sia per “isolarsi nel proprio bozzo” (stampare in camera oscura è anche questo!), sia per sentirsi un po’ meno claustrofobici. Ho acquistato un economico sistema di casse per PC dotato di subwoofer, al quale ho collegato un vecchio iPod della Apple col display opportunamente schermato.

Aforismi

Come si vede anche dalle foto, ho arricchito l’ambiente con fotografie di grandi maestri e aforismi più o meno motivazionali (!). Questo, in particolare, mi piace parecchio… e l’ho messo in  bella evidenza:

Oggi siamo più abili di ieri, domani saremo più abili di oggi.
Per tutta la vita, giorno per giorno, siamo sempre migliori.
(Hagakure)

Ringraziamenti

I consigli del forum Analogica.it, richiesti o semplicemente trovati col motore di ricerca, sono stati preziosissimi.

Determinante è stato anche l’aiuto (morale e materiale) di Fabio, il mio collega del progetto “IMHO“. Grazie di cuore, giovane!

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