Per scrivere un buon articolo serve un buon contenuto

On 25/10/2013 by Nicola Focci

Lago Santo Modenese, autunno 2011

Con questo articolo, vorrei rivolgermi direttamente ai blogger. E lo faccio a partire da un ricordo personale: quando mi trovai a dover impaginare la tesi.

Si trattava di una tesi sperimentale (“Stereochimica di composti a cluster carburo-carbonilici del rodio”) e quindi la parte del leone la facevano alcune corpose tabelle dati.

Chissà perché, avevo l’ossessione che il risultato finale potesse essere troppo “smilzo”; quindi formattai quelle tabelle con il carattere monospazio, cioè del tipo che si vede qui:

Questo è un carattere monospazio e come si vede è mooooooolto largo!

Miracolosamente, le pagine si moltiplicarono, facendo somigliare la mia tesi ad un’edizione di “Guerra e pace”!

Ma il contenuto, ovviamente, era sempre quello.

Ebbene: a volte, navigando tra i vari blog e leggendo vari articoli (a prescindere dal loro argomento), riscontro lo stesso tipo di problema. Ma assai più subdolo… nel senso che l’autore sfrutta i trucchi tipografici per nascondere un contenuto a dir poco vacuo: la famosa aria fritta, per capirsi.

Pieni di niente e vuoti di tutto

Consideriamo, a titolo di esempio, un articolo sulla sfocatura in fotografia.

Magari succede che:

  • L’articolo è molto accattivante, con splendide fotografie di primi piani e sfuocati fenomenali; però ovviamente l’autore mica ti dice come le ha fatte. Quegli scatti stanno lì a dire: rosica!!
  • L’articolo contiene una lunga dissertazione sul perché la sfocatura sia un tema cruciale, sulla necessità di staccare il soggetto dallo sfondo, su questo o quel maestro che ne facevano buon uso… però senza dire alcunché su come farla, ‘sta benedetta sfuocatura.
  • L’articolo cita a piene mani concetti come la profondità di campo e il bokeh, ma senza spiegare in modo decente che cosa sono e da che cosa dipendono.

Al termine di questa lettura, direi che sorge spontanea la domanda:

  • E quindi??

…seguita a ruota da:

  • Ma dimmi qualcosa che già non so, no??

I tre requisiti per un buon contenuto

Farei volentieri molti esempi concreti, con tanto di link… ma credo attirerei le ire dei diretti interessati… quindi lascio a voi il piacere di pensare agli ultimi articoli che avete letto, e di valutare da voi se avete trovato almeno uno di questi tre elementi, per me imprescindibili in un post serio:

  1. Il racconto di una storia personale, dalla quale si può imparare qualcosa di interessante, o trarre una morale – piccola o grande che sia;
  2. L‘informazione o l’approfondimento (reali e utili ed esaustivi) su qualcosa che non si conosce, o che non capita di analizzare poi così spesso;
  3. Gli strumenti concreti per risolvere un problema.

E’ presente almeno uno di questi tre elementi? Allora il post non è aria fritta. In caso contrario, lo è… e io la vedo così.

Perché a dispetto delle ennemila ricette reperibili in rete su come scrivere un post (un titolo accattivante, i tag giusti, la categoria correttamente assegnata…), per prima cosa bisognerebbe sempre partire dal contenuto.

Avete presente quando si riceve un regalo e la confezione è splendida, ma il contenuto è deludente? Ecco: meglio ignorare l’articolo prima, che essere “acchiappati” e restare delusi poi.

Il rapporto tra fatica e gusto

Oh, intendiamoci: nel proprio blog ciascuno ha il diritto di scrivere quello che vuole. Non intendo fare la morale a nessuno.

Ma di fronte a post di quel tipo, io ne deduco solamente che:

  1. L’autore non vuole condividere quello che sa (dimenticandosi che qualcuno con lui invece l’ha fatto, se sa quello che sa!); oppure:
  2. L’autore non ha passione in quello che fa, nel senso che il blog gli serve solo come vetrina e vuol farci dei soldi e basta.

… e non mi piace né l’una né l’altra cosa. Per nulla.

Certo: è fatica scrivere di sé. E’ fatica scendere nei dettagli. E’ fatica spiegare (documentarsi, riassumere, schematizzare…). E’ tutto tempo e fatica che vengono sottratti al nostro tempo libero… quando i panni aspettano di essere stesi e tu sei lì che finisci una frase, oppure accendi la luce nel cuore della notte perché ti è venuto in mente un concetto e vuoi scriverlo prima di dimenticarlo.

Ma se tutto questo pesa, e se per tutto questo non ne vale la pena, allora non è una vera passione.

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