L’importanza della progettualità

On 06/02/2012 by Nicola Focci

Ricordo una vecchia barzelletta che circolava quando facevo il consul(ni)ente: un giovane neolaureato va ad un colloquio, il direttore tecnico gli chiede imperiosamente <<Mi faccia il Gantt!>>, e quello miagola allargando le braccia a mo’ di zampe. Una scena fantozziana, a dire il vero… che non rende giustizia ad uno strumento molto interessante e tipico del project management.

Ma non bisogna pensare che l’argomento sia solo “roba da ingegneri”. Al contrario, la progettualità con quanto ne consegue (stabilire un obiettivo, definire le risorse, fissare le tempistiche, e – perché no – fare anche dei grafici) è altrettanto fondamentale anche nell’ambito della fotografia.

Un progetto infatti:

  • Non è altro che un modo per approfondire pienamente un tema, e farlo al meglio;
  • Spinge il nostro modo di fotografare al di fuori della nostra “soglia di comodità”, oltre la routine;
  • Ci da’ nuovi stimoli, un motivo per perseguire quell’obiettivo;
  • Ci consente di raccontare al meglio una storia, attraverso una sequenza di foto – cosa che non sempre una singola immagine è in grado di fare.

Pianificare un progetto

Prima di dare inizio ad un progetto, occorre:

  • Definire l’obiettivo;
  • Determinare quali attività portare a termine per conseguire l’obiettivo;
  • Identificare le risorse da impiegare;
  • Decidere quando ogni attività deve cominciare, e quanto tempo serve per portarla a termine.

Obiettivo

La questione del “cosa fotografare e perché” può essere notevolmente complessa, ma un punto di partenza dovrebbe essere sempre questo: un buon grado di coinvolgimento personale. La passione produce sempre i risultati migliori.

Se sono un appassionato di arrampicata in montagna, ecco che raccontare una storia affine a questa attività sarà sicuramente più stimolante che non affrontare un soggetto verso il quale non si prova lo stesso trasporto. E i risultati andranno di conseguenza.

Non è poi detto che questo obiettivo debba essere in capo al mondo. Anzi: più vicino è, e più agevolmente sarà possibile seguirlo!

E’ bene metterlo nero su bianco, questo obiettivo, essendo il più precisi possibile… perché ciò renderà molto più semplice lo svolgimento delle fasi successive. “Raccontare la vita e le storie degli immigrati cinesi nella periferia nord di Bologna” è sicuramente più dettagliato che non “Progetto di ‘street photography’ a Bologna”.

Nella definizione dell’obiettivo, è anche opportuno stabilire la quantità, determinante per essere sicuri di produrre materiale sufficiente. Essa dipende anche dal risultato che si vuole conseguire: 12 scatti possono essere sufficienti per un portfolio, il doppio per uno slideshow, per un libro ce ne vogliono di più… e così via.

Vanno anche identificati eventuali vincoli nell’ambito dei quali sia necessario muoversi. Se ad esempio intendiamo svolgere il nostro progetto tutto o in parte nell’ambito di una struttura privata, saremo sicuramente soggetti alle limitazioni di chi tale struttura possiede. Per non parlare della intricata normativa sulla privacy quando si parla di fotoritratti (ne parlo qui).

Attività

Scattare fotografie, ovviamente. Ma non è solo quello! Le attività preparatorie e quelle successive possono essere altrettanto fondamentali.

Ad esempio, una fase preliminare di sopralluogo, studio, ricerca bibliografica… tutte determinanti, perché solo una conoscenza piena del nostro soggetto potrà garantire di catturarne le sfumature che vogliamo.

E, successivamente agli scatti, la fase di selezione. Non va dimenticata un’azzeccatissima citazione della fotografa Letizia Battaglia:

La selezione è come un secondo scatto.

A seconda dell’obiettivo, possono anche evidenziarsi ulteriori fasi: richieste di permessi per sopralluoghi, acquisizione di risorse (vedi di seguito), e così via. Ecco perché diventa determinante definire in modo chiaro e preciso l’obiettivo: solo così sarà possibile identificare con precisione tutte le fasi.

Risorse

L’attrezzatura da impiegare per lo svolgimento del progetto, indubbiamente. Digitale, pellicola, grandangolari, teleobiettivi, luci… dipende naturalmente dall’obiettivo che si è prefissato.

Ma tra le risorse si possono includere anche l’hardware, e – eventualmente – le persone necessari per lo svolgimento del progetto. Occorre accertarsi della loro reale disponibilità prima di schedulare le relative attività.

Se il fattore “€” rischia di assumere una dimensione importante, ecco che una valutazione preliminare dei costi per tutte le risorse impiegate diventerà fondamentale. Lista alla mano, sarà facile a calcolarsi.

A questo proposito, è sicuramente consigliabile la prearazione di una bella “check-list” (specie a ridosso della fase di scatto vera e propria) per evitare di dimenticarsi qualcosa. In essa conviene elencare tutto – ma proprio tutto – ciò che può essere utile: panno in microfibra, scatto remoto, torcia, qualche schedina di memoria in più, eventuale modulistica, eccetera.

Il quanto e il quanto

La tempistica è l’elemento fondamentale di un progetto. Premettendo che va stabilita in modo realistico (darsi obiettivi impossibili significa castrarsi da subito), occorre fare il possibile per soddisfarla, restando nei tempi che ciascuno si è dato. Naturalmente ci vuole una certa dinamicità, perché gli intoppi sono dietro l’angolo; ma l’importante è avere la situazione chiara e sotto controllo.

Il già citato Diagramma di Gantt è uno strumento molto utile per formalizzare graficamente questi aspetti.

Nel Gantt, ciascuna attività è rappresentata da una singola barra orizzontale, posta a cavallo di una scala di tempo cronologica. La lunghezza di ogni singola barra ne rappresenta la durata. Le attività possono essere o meno correlate tra di loro, in modo tale  che – qualora lo fossero – lo slittamento di una avrebbe influenza anche sulla barra orizzontale dell’altra.

GanttProject è un interessante software open source per la creazione di Diagrammi di Gantt.

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