Dietro le quinte: ‘Tank man’ (Stuart Franklin)

On 06/02/2013 by Nicola Focci
(Fonte: digitaljournalist.org/)

(Fonte: digitaljournalist.org/)

Il 1989 fu l’anno in cui i regimi comunisti in europa furono rovesciati. Ma fu anche l’anno in cui, nella Repubblica Popolare Cinese, scoppiò una rivolta popolare di dimensioni epiche: il 4 Maggio, centomila persone marciarono per le strade di Pechino chiedendo più libertà e dialogo.

Il fotografo della Magnum Stuart Franklin, londinese, era là. Era partito non appena la rivolta era iniziata, perché sapeva che, in Cina, mettersi contro il governo significava un affare davvero pesante. Un sacrilegio! E qualcosa di grosso sarebbe sicuramente successo.

Quel fatidico giorno, il 5 Giugno, Franklin si era rifugiato in albergo dopo aver assistito ad una sparatoria: la repressione militare era iniziata, e il governo mandò carri armati Tipo 59 a marciare su Piazza Tienanmen.

Il balcone della stanza di Franklin dava proprio sulla piazza. Fu lì che egli riuscì a cogliere questo momento decisivo: una foto che fece il giro del mondo, gli fece vincere il World Press Photo, e diventò l’icona del coraggio e della resistenza.

E questo nonostante <<sembrasse una fotografia piuttosto debole se confrontata con quelle fatte durante la Primavera di Praga. Fu la copertura televisiva dell’evento a dare un significato a questa specifica immagine>> disse poi Franklin.

Non c’è dubbio che quanto dice il fotografo sia vero. Ecco un caso in cui la fotografia ci riporta con la memoria a una ripresa televisiva che tutti ben conosciamo (il carro armato che scarta, il giovane che si sposta bloccandolo di nuovo…). E lo fa con efficacia, perché, dice sempre Franklin: <<Le immagini ferme sono sempre memorabili. Danno il tempo per riflettere>>.

In quei giorni non era nemmeno facile portare delle pellicole fuori dalla Cina, quindi Franklin dovette servirsi di un trucco: le nascose in una scatola di tè, e le diede a uno studente francese perché le portasse a Parigi.

Questa fotografia sopravvisse anche ad una repressione nel sangue che, purtroppo, ebbe poi il sopravvento.

Esistono diverse versioni della foto, perché diversi erano i fotografi presenti in quell’albergo. (si veda il blog del New York Times citato nelle fonti). A mio parere, però, la fotografia di Franklin è particolarmente efficace – forse perché l’uomo sta lì con tutta la sua piccolezza, in una strada deserta fuorché per una carcassa di autobus che rende conto di una protesta in atto.

L’identità del giovane che sbarra il passo ai carri armati, è tutt’ora sconosciuta. A guardarlo, non sembra un coraggioso studente, ma piuttosto un uomo ordinario che sta rientrando a casa dopo il lavoro e si trova davanti i carri armati. Una “persona qualunque”, ma con un coraggio unico.

Chissà se ebbe mai modo di sapere che il suo gesto era diventato un esempio non solo per i suoi connazionali, ma per tutti…

Fonti:

http://digitaljournalist.org/issue0309/lm25.html
http://nigelwarburton.typepad.com/virtualphilosopher/2006/12/magnum_link_to_.html
http://lens.blogs.nytimes.com/2009/06/03/behind-the-scenes-tank-man-of-tiananmen/

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