Professionismo e professionalità

On 13/05/2013 by Nicola Focci

Londra, Princess of Wales Memorial Fountain, Settembre 2012

Ogni bambino è un artista. Il problema è come rimanere tale quando si cresce.
(Pablo Picasso)

Si può essere professionali senza essere dei professionisti, ed è vero anche il contrario, cioè si può essere professionisti ma senza essere professionali.

Questo vale in tutti i campi; ma in fotografia, secondo me si tende spesso a mitizzare la figura di chi scatta per mestiere, trattando il fotoamatore come un fotografo di “serie B”. Che fa le cose in maniera un po’ arruffata, senza metodo, e in definitiva con minore qualità.

L’argomento – benché io ne abbia già scritto in passato –  credo meriti un approfondimento… condivisibile o meno (ovviamente è la mia opinione).

Differenze

La definizione dell’enciclopedia Treccani di “Professionista” parla esplicitamente di attività economica, di retribuzione.

La differenza tra i due ambiti – quello professionale e quello amatoriale – è quindi data dal vil denaro, per l’ovvia considerazione che il professionista fotografa per conto di un cliente.

E’ chiaro che chi scatta di mestiere deve farlo bene; ma deve soprattutto farlo come lo vuole il cliente.

Si tratta di un grosso spartiacque, rispetto alla situazione dell’amatore. Nel bene e nel male. Lo spiega chiaramente questa ottima infografica (in inglese), dove le differenze sono messe impietosamente a nudo. Tanto per citare la più eclatante: scattare di professione significa passare solo il 12% del proprio tempo a fare fotografie!

In questo senso io sono ben contento di non farlo per mestiere…

Capacità #1

Nella definizione sopra citata, si parla solo en passant di capacità tecniche o qualità artistiche. La prima peculiarità del professionista resta quella economica.

Scrivo questo perché spesso (sovente in rete ed anche in altri ambiti che conosco come la musica) si usa l’equivalenza professionista=bravo, quasi come se l’amatore fosse necessariamente più scarso. Non è vero; anzi, la storia presenta diversi casi in cui un amatore ha agito in modo estremamente professionale, con risultati di elevata qualità.

Un esempio su tutti credo sia quello di Abraham Zapruder, l’uomo che fece il famoso filmato dell’omicidio di John Fitzgerald Kennedy.

Zapruder era un sarto di 58 anni la cui piccola ditta di confezioni aveva sede proprio sulla famigerata Elm Street. Quel 22 Novembre 1963 prese con sé una cinepresa Bell&Howell perché sapeva che la parata presidenziale sarebbe passata proprio sotto l’ufficio: figli e nipoti sarebbero stati entusiasti del filmino.

La cinepresa usata da Zapruder

Zapruder si recò in strada mezz’ora prima del passaggio di Kennedy per cercare un luogo idoneo, ed individuò un blocco di cemento sopraelevato che gli parve perfetto per avere una visuale libera e ravvicinata. Pensò anche alla possibilità di soffrire di vertigini guardando nell’oculare della cinepresa, e chiese quindi ad un’impiegata di salire con lui per reggerlo da dietro.

Basta guardare il filmato (sconvolgente ancora oggi) per rendersi conto di quanto accurata fu la preparazione di Zapruder: sopralluogo efficace, tempismo ideale, posizione perfetta.

Zapruder era tutt’altro che un film maker e aveva comprato da poco la cinepresa; eppure agì in modo veramente professionale.

Nel 1999, il Dipartimento di Giustizia ha staccato ai suoi eredi un assegno di 16 milioni di dollari per l’acquisizione definitiva del documento. Mica male per un amatore!

Capacità #2

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Vivian Maier, autoritratto

Esiste però un esempio ancora più paradigmatico di quello offerto da Zapruder: Vivian Maier.

La storia di questa signora ha dell’incredibile, e meriterebbe un post a sé stante.

Si tratta(va) di una tata che faceva fotografie (dagli anni ’50 agli anni ’80 del secolo scorso) per pura passione, nei ritagli di tempo, tra una famiglia per cui lavorare e l’altra.

Fotografie che non solo non vendeva, ma nemmeno mostrava a chicchessia.

Oggi le possiamo conoscere unicamente perché vennero acquistate all’asta dopo la sua morte (avvenuta in povertà) da un certo John Maloof, che cercava negativi d’epoca per un libro su Chicago.

Maloof cominciò a visionare ed acquisire digitalmente quei negativi, e rimase sbalordito. Non appena li condivise in rete, il clamore fu enorme… perché quelli di Vivan Maier sono scatti di una street photographer di razza, in grado di anticipare clamorosamente un manipolo di grandi maestri venuti successivamente, e che – come scrive Michele Smargiassi su Repubblica – sono <<davvero impressionanti per sicurezza di composizione, freschezza dello sguardo, ecletticità dei soggetti, audacia del concetto>>. Vedere per credere.

Alla faccia della tata!…

Passione

Ultimo aspetto che mi preme sottolineare, e che spesso latita nel professionista, è quello della passione.

Utilizzando di nuovo la definizione Treccani, si parla di “inclinazione vivissima”, “forte interesse”, “trasporto”.

L’amatore riesce facilmente a provare questo tipo di sentimento verso l’attività che gli interessa, conseguendo una sorta di “motivazione all’atto” che a volte fa lavorare davvero duro – potenzialmente a beneficio del risultato finale  (il consiglio dato dal grande Josef Kudelka a chi voleva fare il fotografo era “Comprarsi un buon paio di scarpe”!).

Viceversa mi riesce difficile pensare che un operaio abbia passione per l’attività che compie alla macchina, o un impiegato come me abbia passione per le procedure ed i moduli. Lo facciamo per lavoro: punto e basta. E certamente possono anche arrivare soddisfazioni; ma difficilmente sarà una vera passione, di quelle che ti travolgono e ti portano a passare ore in camera oscura o svegliarti alle 5 del mattino per cogliere la luce dell’alba.

Ecco: non credo proprio che riuscirei a fare quello che faccio – sia con la fotocamera sia con la tastiera ossia scrivendone – se non avessi la passione.

In conclusione

Personalmente, e in definitiva, non mi sento affatto un “fotografo di serie B” rispetto a coloro che scattano di mestiere. Né mi sento da meno anche dal punto di vista del metodo: sono convinto che si possa agire con efficienza ed efficacia tipiche del professionista, anche quando si è amatore.

Quanto alla passione, sarebbe meraviglioso farne anche un lavoro;  e di sicuro qualcuno ci riesce.

Ma… io mi accontento! 😀

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