La spinta motivazionale

On 02/05/2014 by Nicola Focci

“Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finché una forza non agisce su di esso”

Questo è ciò che stabilisce il Primo principio della Dinamica.

Per me – e credo non solo per me – questo è un problema classico: arrivo a casa stanco per la giornata di lavoro… mi spalmo sul divano… e so che poi dovrei alzarmi per dedicare del tempo alle mie passioni: preparare le soluzioni per la seduta di stampa serale, sfruttare la luce del tardo pomeriggio per andare a fare un po’ di foto, mettermi alla tastiera per completare un capitolo del mio romanzo…

La sindrome di Homer Simspon

Homer-Simpson

Eppure niente: l’attrazione del divano si fa irresistibile.

Se poi la mano fa tanto di arrivare al telecomando, è finita: a quel punto i nemici diventano due – televisore e divano – e la lotta si fa impari.

Perché naturalmente, la “forza che agisce” sul corpo in quiete” non può che venire dalla scatola cranica: è la spinta motivazionale data dalla volontà.

Mica è facile farsela venire, però.

Strategie di Total Quality Management

Ho cercato di “aiutarla” con strategie mutuate dal mio lavoro.

Mi occupo di Quality Management, e quindi ho pensato di preparare check-list e calendari per le mie attività extra-lavorative. Martedì faccio quello, Mercoledì quell’altro, Giovedì quell’altro ancora…

…pensando che sapere esattamente cosa fare, mi avrebbe anche dato la spinta per farlo.

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Ma non basta certo un moduletto a dare la spinta! Se così fosse, non si spiegherebbe come mai noi si faccia cose apparentemente assurde e faticose (tipo svegliarci all’alba per andare a sciare o a funghi) senza bisogno di programmi.

Strategie di auto-motivazione

Insomma, organizzarsi aiuta (ne ho parlato anche in “Conciliare lavoro e camera oscura”) ma se manca la fatidica molla, non serve.

Allora ho tentato di spiegare a me stesso con pazienza che:

  • Questo “problema” è comune, è legato alla natura umana, perché è umano sentirsi stanchi… insomma, non sono io ad essere sbagliato;
  • Tutti i grandi – perlomeno quegli artisti che ammiro – hanno sempre osservato una routine abbastanza serrata nel loro lavoro, anche per evitare di cadere in questo tipo di trappole;
  • Il tempo libero non è infinito e quello che non faccio oggi, potrei non avere il tempo di farlo domani;
  • Quasi sempre sono poi contento di essermi alzato da quel divano“Ne è valsa proprio la pena!”, mi dico, “avrei fatto male a restarmene lì!”.

Funziona un po’ meglio della check-list, ma siamo lì: non è una strategia decisiva.

Anche perché la mente umana è una contaballe impagabile, e quindi è capace di controbattere con assunti quali “Oggi però sono proprio stanco!” oppure “Oggi no, non mi sento ispirato!” o ancora “Ma ormai s’è fatto tardi!”.

E allora?

E allora mi piacerebbe chiudere questo articolo con una di quelle belle ricette razionali e perfette per risolvere il problema. Per la serie “Ho trovato il modo per vincere l’inerzia, e adesso vi dico come fare!”.

Ma purtroppo no… ancora non l’ho trovato! 🙁

Per il momento, dunque, mi rassegno al fatto che certi giorni la mia riserva di serotonina è sufficiente a farmi alzare dal fatidico divano, e certi altri proprio non ce la faccio.

Una conclusione però la si può sempre trarre.  Anzi, due.

1. Obiettivi chiari

“Se non sai dove stai andando, potresti ritrovarti da qualche altra parte” (Yogi Berra)

 La prima importante conclusione, è dare un senso al “perché”.

Cioè fare sì che questa spinta motivazionale arrivi anche dall’obiettivo di fondo, dal fine che ci prefiggiamo.

La mia tentazione, quando sono sul fatidico divano, è invece sempre quella di concentrarmi troppo sul “cosa”… del tipo: adesso mi alzo, ma prima di poter stampare devo: predisporre le bacinelle, preparare le soluzioni, versarle, controllare la temperatura quando invece dovrei dire a me stesso: adesso mi alzo per ottenere una bella stampa su carta baritata che posso poi proporre a una galleria.

2. Atteggiamento positivo

“Un aspetto essenziale della creatività, è non aver paura di fallire” (Edwin Land)

La seconda conclusione, è che sia comunque necessario un atteggiamento positivo.

Se non abbiamo fiducia nei nostri obiettivi, non riusciremo mai a perseguirli!

Bisogna quindi essere ottimisti e sicuri di farcela. Se poi non ci riusciremo, pazienza: non è la morte di nessuno, e faremo meglio la prossima volta.

Ma se cominciamo col freno a mano tirato di mille dubbi, faremo di sicuro poca strada…e, peggio, alimenteremo il sospetto che sia meglio fare come Homer Simpson e stare sul divano!

Insomma:

Obiettivi chiari e ottimismo di fondo sono fertilizzanti necessari per far crescere le nostre passioni e vincere l’inerzia.

One Response to “La spinta motivazionale”

  • Sono pigro di natura e purtroppo nel mio caso sono più le cose che vorrei fare che quelle che faccio realmente. Il divano e la TV però non sono più un mio problema, anzi sono diventate una mia desiderata, da quando le mie due piccole pesti mi hanno sfrattato qualche anno fa! Purtroppo però si sono aggiunte mille altre incombenze che fanno si che quotidianamente solo una parte dei miei propositi si realizzi. Terrò a mente le tue conclusioni.

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