Superare lo sconforto

On 30/03/2015 by Nicola Focci
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Bologna, via Cracovia, Giugno 2013

Sto attraversando un periodo a ridotto tenore di serotonina e credo che uno dei modi per affrontarlo sia scriverne. Se non altro, per esorcizzarlo.

Ho il mio bravo progetto fotografico in mente, e tanti appunti da parte. Ci sono tutte le premesse per partire carichi e soprattutto “fare”.

Sta di fatto che non entro in camera oscura ormai da oltre due mesi, tra una cosa e l’altra.

Direi che mi trovo in mezzo alla regina di tutte le empasse.

Perché? Ah non lo so: bella domanda.

Ci si mette pure Mimmo!

L’altro giorno, poi, ho guardato su SkyArte un documentario su Mimmo Jodice. Lo adoro!, insieme a Minor White è il fotografo che preferisco in assoluto.

E niente: Jodice spiegava che la camera oscura per lui è tutto, perché è nella fase di stampa chimica che lui riesce a dar vita alle sue creazioni mentali (quelle che ha visto prima ancora di premere il pulsante di scatto).

Diceva: benché sia sempre più difficile trovare i prodotti chimici (e non sono del tutto d’accordo con lui), se non potessi più stampare, la mia arte sarebbe semplicemente finita.

E allora m’è venuta voglia di rimettere il piede in camera oscura. Almeno, accendere la luce e toccare con mano: chissà che magari non mi (ri)prenda una spinta motivazionale!, mi dicevo.

Non l’avessi mai fatto.

Caos totale

Mi sembrava di essere dentro ad una di quelle trasmissioni di storia dove gli speleologi mettono il naso in cunicoli del ‘700 sino ad allora inesplorati.

E va bene che l’entropia aumenta sempre e la lotta contro il caos è perdente; però…

La tank di sviluppo e relativi accessori, era ancora sullo scolapiatti dall’ultima volta che ho trattato un negativo (due mesi fa appunto). Forse impolverata, dovrò rilavarla.

Il timer è morto (pila kaputt) e il termometro digitale non se la passa molto meglio.

Con sgomento, ho constatato che la barriera di cartone e polistirolo che “tappa” la finestra e isola dalla luce, sta cedendo. Stessa cosa per la pannellatura che ho messo sul grande specchio (ho ricavato la mia CO da un bagno).

Lo sviluppo per carte è aperto da quattro mesi: mezzo litro da buttare, probabilmente.

Il Rapid Fixer è anche lui aperto da tre mesi: se non sviluppo a breve, dovrò buttare pure quello.

Zero energie

E di fronte all’idea di rimboccarmi le maniche per sistemare il sistemabile e sostituire il sostituibile, subito m’è arrivata in testa – a mo’ di onda che ti abbatte – l’urgenza di “dover fare”. Che qui la situazione mica si sistema da sola: bisogna mettersi sotto!

Solo che… la reazione è stata immediata: un forte senso di “pigrizia”. Anzi no, pigrizia sarebbe già qualcosa: lo definirei proprio “rifiuto”.

Al che, sono semplicemente uscito… Senza riordinare. In preda a un certo sconforto.

Qualcosa non va!, ma ho fiducia che sia temporaneo.

Non è la prima volta che mi capita, sono consapevole che succede a tutti, e l’unico modo per uscire dall’empasse è superare quel malefico scalino ed iniziare a muoversi. Il resto viene da sé.

Forza, Nicola!

4 Responses to “Superare lo sconforto”

  • Speriamo che l’empasse passi in fretta! le tue fotografie offrono sempre spunti interessanti.

    Io ho ripreso a stampare da qualche settimana dopo una pausa di diversi mesi e capisco il tuo stato d’animo.

    Come spesso tu ricordi, la costanza è importante come in molte cose…se uno si ferma bisogna vincere l’inerzia per ripartire.

    Forse il tuo progetto molto sfidante in questo momento potrebbe non essere la cosa migliore per ripartire. Non è il massimo fare la prima uscita in bici con tanta salita! un bel giro in pianura aiuta a fare la gamba e ritrovare lo spirito. Allo stesso modo, qualche foto non troppo progettuale o impegnata può essere un bel modo per riprendere la mano!

    • Grazie Stefano!, penso anch’io che sia opportuno fare qualche uscitina di scatti “disimpegnati” e… calare l’altezza di questo scalino. Confido nel fatto che, una volta messo in moto l’ingranaggio, non sarà difficile tornare ai vecchi entusiasmi. 😉

  • E’ capitato anche a me, anche peggio di così, e adesso, invece, sono in camera oscura quasi tutte le sere.
    Passerà vedrai, ma devi rimetterti in moto, a me è passata, semplicemente rimettendomi a scattare e stampare, “facendo” è ritornata quella voglia che avevo perso.

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