La vernice della mostra

On 29/12/2014 by Nicola Focci
Vernice

Un’immagine della Vernice alla galleria Wikiarte di Bologna

Arriva dunque il gran giorno dell’inaugurazione (o vernice) della nostra mostra!

Il termine proviene dal francese vernissage, ossia l’ultimo strato di protettivo che si da’ ai dipinti per proteggerli, sancendo così il momento della loro “uscita agli occhi del mondo”.

La vernice somiglia un po’ al debutto in società. Anche se ci siamo preparati adeguatamente per questo giorno, saremo tormentati da mille dubbi: come vestirci, cosa dire, come atteggiarci… ma fondamentalmente – e per quella che è la mia esperienza – valgono tre principi di base.

1. Essere se stessi

Il primo punto è anche un consiglio di buon senso: inutile millantare! E’ faticoso, e prima o poi le crepe saltano fuori.

E’ molto più semplice (ed apprezzato) mostrarsi spontanei e naturali. Essere aperti alle eventuali domande e rispondere “di pancia” senza apparire artefatti o costruiti. Rispondere con passione… tenendo presente che, spesso, l’ascoltatore è più interessato a conoscere noi che non a conoscere le nostre fotografie (quelle può vederle appese!).

Evitiamo anche di sminuirci, perché se siamo arrivati sino a qui, vuol dire che comunque il valore c’è!

2. Essere disponibili

I curatori della mostra potranno aver fatto parte del lavoro nel mettere a disposizione gli spazi, però a questo punto dobbiamo giocarcela noi.

Se per esempio ci chiedono di realizzare una breve video-intervista, non facciamo i timidi. Prepariamo per tempo il nostro “Elevator Pitch” e mostriamoci sicuri e rilassati.

Stessa cosa se il critico d’arte della galleria introduce il nostro lavoro davanti agli ospiti della Vernice, e ci chiede se vogliamo dire due parole. Ho visto rispondere un “No!” secco… e ci sono rimasto male io per l’artista!

Di sicuro verranno i nostri amici e parenti, ma è buona norma evitare di isolarci in qualche angolo a parlare con loro, per tutto il tempo.

Se ci allontaniamo dalla galleria per qualche motivo, avvisiamo il personale: non c’è niente di peggio del “Ma dov’è finito l’autore?”.

3. Godersela!

Quest’ultimo punto è forse il importante… perché la vernice è come fosse “la nostra festa”, il nostro momento: è giusto ed opportuno che lo si goda sino in fondo!

Purtroppo, ed a questo proposito, non di rado c’è chi non perde l’occasione per mostrarsi invidioso.

L’invidia, lo sappiamo, è una brutta bestia. A volte viene veicolata con commenti apparentemente innocui… ma che sotto sotto somigliano al sangue di Alien: corrodono tutto. Un’amica mi raccontò l’incontro coi genitori del proprio ragazzo dopo il primo mese di convivenza: la madre disse al figlio “Ti vedo dimagrito!”, e gli sistemò il colletto della camicia. Per la serie: ti fa mangiare poco, e non stira! 😕

Non possiamo evitare l’invidia, purtroppo; ma di sicuro possiamo (e dobbiamo) dargli il peso che merita: quello di un’emissione di gas intestinale nell’universo.

Quanto agli invidiosi, vorrei citare un passo dall’ottimo libro di Francesco Bonami “Mamma voglio fare l’artista: istruzioni per evitare delusioni”.

All’inaugurazione di una vostra mostra, che è un po’ come un compleanno o un matrimonio, chi anziché farvi i complimenti insiste con qualche stupido commento sulla qualità del vostro lavoro è un imbecille da evitare con molta attenzione. (…) L’inaugurazione di una mostra è sempre un passo avanti perché è il risultato di uno sforzo e di un lavoro, e si deve solo festeggiare. Per le critiche ci sarà tempo. Questa regola vale anche per voi quando siete spettatori. Se andate al vernissage di un vostro amico e gli fate qualche stupido commento, siete anche voi degli idioti e dovreste essere evitati.

Sacrosanta verità!

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