La preparazione del materiale per una mostra

On 22/12/2014 by Nicola Focci

CorniciInsieme

La mia prima mostra! (ahimé terminata da un mesetto).

Che emozione… anche se era una collettiva, ma in una galleria davvero ben attrezzata e che mi riservava adeguato spazio tutto per me.

Partendo da zero – cioè non avendo già il materiale bell’e pronto – avevo tante cose da imparare… Che ora sono ovviamente da condividere, come è giusto che sia.

Vediamo dunque come arrivare preparati all’esibizione. Che è cosa un po’ diversa dal preparare il portoflio per mostrarlo alla galleria, ovviamente.

La fase di stampa

E’ un argomento sul quale evito di dilungarmi perché merita un libro a sé stante (e in effetti…).

Va da sé che questa fase va curata con grande attenzione – sia essa digitale o analogica.

Lancio giusto alcuni sassolini nello stagno, in base alla mia esperienza:

  1. Tenuta delle stampe nel tempo: la stampa deve non solo essere bella, ma anche durare. E’ un’ovvia questione di rispetto verso chi eventualmente l’acquisterà! Non lesiniamo sulla qualità dei materiali, insomma.
  2. Post-produzione 1: per quanto sia ovvio dirlo, non scendiamo a compromessi! Parlando di stampa analogica, ad esempio, curiamo al massimo la spuntinatura (facciamola una prima volta, poi lasciamo “riposare” le stampe qualche giorno, e poi ricontrolliamo molto bene). Non lasciamo nulla di intentato.
  3. Post-produzione 2: attenzione però a non cadere nel perfezionismo, che non serve a nessuno. Inutile perdere ore dietro ad una mascheratura che vedremo solo noi! Un vecchio detto dei musicisti dice: “Se non puoi farlo in jeans e maglietta, non è rock’n’roll!”.
  4. Organizzazione: amministriamo accuratamente il tempo necessario, provvedendo alla stampa con un certo anticipo, e tenendoci alcuni giorni liberi prima della consegna alla galleria per gestire gli imprevisti (es. ristampe).

Biglietto da visita

Non bisogna trascurare questo aspetto, perché il biglietto da visita potrebbe essere l’unica cosa nostra che l’osservatore porta con sé quando esce dalla galleria. (A meno che non abbia acquistato una stampa, ovviamente! 🙂 ). Non lesiniamo, insomma.

Il biglietto deve anche “rappresentarci” per come siamo, e quindi lo stile (moderno, fantasioso, ecc.) deve rispecchiare il nostro carattere e il nostro modo di essere artisti.

Io ho optato per un biglietto in bianco e nero che riporta il mio logo.

lp

Ho scelto una delle tante tipografie on-line, Vistaprint: testo in rilievo, retro vuoto, carta “opaca deluxe”, consegna rapidissima (qualche giorno), qualità ottima.

Cornice

La scelta della cornice (e l’assemblaggio della stampa) può naturalmente essere delegata a terzi, ma ritengo importantissimo che sia il fotografo a preoccuparsene di persona. Rappresenta infatti una scelta individuale, che per giunta influenza pesantemente la fruizione delle opere.

Trovo poi logico che l’artista si occupi del (o controlli totalmente il) processo nella sua interezza, dall’inizio alla fine.

Certo: le cornici costano! E nel mio caso, sfortunatamente, il budget non era esagerato. Esisteva praticamente una sola soluzione per contenere i costi ma al tempo stesso avere un prodotto di qualità idonea e design moderno: IKEA. 

Ho optato per il modello “RIBBA” nero, piuttosto economico, ma ben fatto e non eccessivamente vistoso (volevo che il focus fosse concentrato il più possibile sulla stampa).

Passepartout

La cornice “RIBBA” viene fornita di passepartout, ma il formato è per stampe di 30x20cm, mentre le mie sono 23×23.

Quindi ne ho fatto realizzare uno ad hoc da un corniciaio, in colore avorio, con bordi a 45 gradi.

PosizionamentoPPT

A direi il vero – premesso che le foto di questo articolo non rendono giustizia – avrei preferito un più chiaro colore crema. Qui però il diavolo ci ha messo lo zampino… nel senso che il mio corniciaio “di fiducia” non li aveva, si è fidato dei tempi di consegna del suo fornitore, ma poi è diventato troppo tardi e sono stato costretto ad optare per qualcosa di simile e già nel suo magazzino. Ecco perché è sempre meglio organizzarsi per tempo (vedi sopra).

Il fissaggio della stampa sul passepartout è molto semplice perché può avvenire solamente con qualche striscia di nastro adesivo, dato che il tutto verrà poi chiuso tra fondo e protezione frontale della cornice.

FissaggioPPT

E’ bene che tutti i materiali siano acid free, per garantire la migliore conservazione possibile delle stampe.

Firma

Potrà sembrare un vezzo, ma in realtà la firma frontale delle stampe è molto ma molto importante:

  1. Ne garantisce l’autenticità;
  2. Garantisce il fatto che essa è un vero e proprio “prodotto finito” approvato dall’autore, e non una stampa di prova;
  3. Ci identifica come artisti, sì che l’osservatore potrà agevolmente sapere chi ha fatto quell’opera e tutte quelle che sono firmate in modo analogo.

Per firmare una stampa non esistono regole precise (si parla pur sempre di arte!) ma semmai buoni consigli. Del tipo:

  • Usare una matita ben appuntita;
  • Firmare sul passepartout vicino al bordo inferiore destro della stampa;
  • Firmare in modo leggibile (deve essere comprensibile anche per chi non ha mai visto la firma, insomma non è una ricetta medica!);
  • Firmare in modo coerente (sempre nella stessa maniera);
  • Datare la firma (non indispensabile ma utile per il futuro).
  • Sull’altro lato del passepartout si può eventualmente indicare anche l’edizione (“1/50” = stampa 1 di 50).

Assemblaggio

La chiusura della cornice Ikea è a prova di un incapace nel fai-da-te quale è il sottoscritto! 😉

Bisogna solo porre molta attenzione alla polvere grossa ed eventuali piccoli frammenti di legno o carta, che potrebbero rimanere incastrati tra vetro e stampa.

Basta aiutarsi con una pompetta e un pennello, “sgombrare” adeguatamente l’interno della cornice (e la stampa), e controllare il risultato prima di chiudere il fondo.

Sul retro della cornice ho attaccato un mio biglietto da visita, e l’etichetta “Ilford genuine silver gelatin fine art paper”:

(questa pagina riporta i requisiti necessari per poterla apporre).

La cornice include già le necessarie attaccaglie, quindi non bisogna fare altro.

“Elevator Pitch”

Il giorno dell’inaugurazione (e non solo) capiterà sicuramente di dover dire due parole sulle proprie fotografie. In questo senso, se si è alle prime armi, conviene prepararsi prima.

Nel mondo delle startup esiste questo simpatico concetto di Elevator Pitch: una sorta di discorso introduttivo che deve essere breve e convincente, come se si incontrasse un investitore in ascensore (elevator) e avessimo poco tempo per portarlo dalla nostra parte.

Credo dunque che possa essere utile preparare per tempo un discorso che sia di medesimo tenore:

  • Sintetico (a nessuno, credo, piace sentire una conferenza),
  • Semplice (lasciamo da parte i tecnicismi, che quasi sempre non interessano l’ascoltatore),
  • Incisivo.

L’aspetto più importante, come si può immaginare, resta quello dell’essere se stessi. Massima trasparenza, insomma! E può riguardare anche eventuali “debolezze” che abbiamo paura ad esternare. Faccio un esempio: se fotografare è una cosa che “ci emoziona come quando eravamo bambini”, e lo pensiamo davvero, faremmo bene a dirlo. I dettagli personali valgono oro, perché infondo al nostro osservatore interessa soprattutto sapere chi ha davanti.

E il giorno dell’inaugurazione?

Ne parleremo in un altro post! 😉

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