Stephen Shore: “Lettera a un giovane artista”

On 05/01/2015 by Nicola Focci

El Paso Street, El Paso, Texas, July 5, 1975 (fonte: http://stephenshore.net)

Ho trovato questa interessante lettera scritta dal grande fotografo Stephen Shore ad un suo studente, “giovane artista”.

La trovo alquanto illuminante… anche per chi tanto giovane non è, come il sottoscritto!

Il documento originale si trova sul suo sito a questo link. La traduzione è ovviamente mia (ed anche il grassetto è mio).

Buona lettura! 😉

 

Caro giovane artista,

sì, io penso che tu possa ottenere entrambe le cose: contribuire al mondo dell’arte, e mantenere la tua integrità. Ma il successo nel fare ciò dipende dalla relazione che hai con la tua arte.

Ho insegnato al Bard College per più di vent’anni. Ho anche avuto l’opportunità di incontrare studenti laureati provenienti da varie istituzioni. Per la maggior parte, però, incontro studenti trainati dal desiderio di essere artisti affermati. Certamente non tutti; ma vedo una tendenza ben definita.

E’ comprensibile, ovviamente. Per me, però, ciò ha davvero poco a che fare coi motivi per i quali io faccio arte. Sono convinto che si faccia arte per esplorare il mondo e la cultura, esplorare lo strumento prescelto, esplorare se stessi. Si fa arte per comunicare – mediante il linguaggio dello strumento – una percezione, un’osservazione, una comprensione, uno stato mentale o emozionale. Si fa arte per rispondere – o tentare di rispondere – a domande. Si fa arte per divertimento. In breve, lo si fa in risposta a necessità o richieste di natura personale.

Uno studente potrebbe vedere una grandiosa opera d’arte e dire a se stesso “Questa è proprio fenomenale! Voglio fare fenomenali opere d’arte anche io”. Di conseguenza, lo studente si mette sotto per cercare d’ottenere questo risultato. E se ha talento, potrebbe produrre qualcosa che ha le sembianze di un’opera d’arte – almeno verosimilmente. Chi non ne sa di più, magari la considera tale. Ma il vero problema è che quel grandioso manufatto così tanto ammirato dallo studente, non è nato dalle sue stesse motivazioni. E’ il risultato della ricerca personale dell’artista.

Avere ambizioni non è una cosa negativa. Di fatto, l’ambizione ti è necessaria affinché tu possa ritagliarti il tempo che serve a produrre il tuo lavoro tra la moltitudine di altre esigenze che la vita ti impone. La vera domanda è verso che cosa risulta diretta questa ambizione. Se sei coerente col tuo percorso personale, fare mostre e vendere opere non ti nuocerà. Di fatto, potresti guadagnare a sufficienza per vivere, e vivere bene. Non c’è niente di male in questo. I problemi arrivano quando il mercato comincia ad influenzare le tue ragioni e le tue decisioni. Se il tuo lavoro ha la necessità di evolvere e cambiare, potrebbe anche significare l’abbandono di quell’approccio che ti ha portato riconoscimenti.

E’ chiaro: tu voi consolidare la tua voce d’artista e “sviluppare un vero senso del sé”. Ma se aspetti sino a che non hai la consapevolezza di avercela finalmente fatta, rischi di non arrivare mai a fare una mostra. Trovare la propria voce può benissimo diventare un processo, non un obiettivo. Ho studenti che iniziano a studiare fotografia al college e mi dicono che vogliono “esprimere se stessi”. Tra me e me, io penso: “Hai solo diciott’anni, come puoi esprimere te stesso se ancora non conosci te stesso?”… Ma ciò non deve dissuaderli. Perché nell’imparare e praticare l’arte, possono imbarcarsi sulla rotta che li porta a trovare sé stessi.

Ho un’ultima cosa da aggiungere. Nel farlo, potrei fraintenderti o renderti un pessimo servizio… ma ho avuto l’impressione – dal tono della tua lettera – che tu stia utilizzando il tuo dilemma morale come pretesto per non impegnarti nel tuo lavoro d’artista, e che tu stia usando la tua vulnerabilità per schivare i miei giudizi critici. Non farlo!

Buona fortuna e auguri,

Stephen Shore
Tivoli, New York

4 Responses to “Stephen Shore: “Lettera a un giovane artista””

  • Mi sembra, in linea di massima una “riflessione” ottima per il 99% degli studenti.
    Però, se lo studente si chiamasse: Leonardo, Caravaggio, Adams, Cartier-Bresson le cose sarebbero diverse.

    • Non sono d’accordo…
      Non si nasce Leonardo o HCB, ma lo si diventa. Il talento, da solo, non è sufficiente: anche loro hanno iniziato come giovani artisti, e anche loro sarebbero andati poco in là se a muoverli fosse stata solo l’ambizione e non un’esigenza personale.
      HCB per esempio era danaroso di famiglia,e non aveva bisogno della fotografia per essere qualcuno.
      Credo che l’essenza della lettera di Shore sia che l’arte debba sempre originarsi da qualcosa di personale – un’esigenza, un’ossessione, una spinta a comunicare, eccetera – per diventare credibile e vincere la scommessa del tempo.

  • Ciao Nicola,
    buon anno!
    più che per commentare scrivo per ringraziarti per gli ultimi articoli che sono un bello stimolo per iniziare l’anno con il piede giusto!

    Stefano
    P.S. Anch’io sono convinto che ogni grande artista è diventato tale coltivando una passione in modo “disinteressato”, con grande impegno e sacrificio….

    • Grazie Stefano!, buon anno anche a te. Ricco di soddisfazioni nella fotografia, e fuori da essa (come è giusto che sia!).
      Ti ringrazio anche per la tua attenzione nel seguirmi.
      Circa il “P.S.”, non avevo dubbi che saremmo stati in sintonia! 😉 Di sicuro non avremo la verità in tasca, ma la storia dell’arte è piena di grandi maestri che erano tali pur non cercando visibilità e morendo poveri in canna…

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