Metti una mattina al Leica Store

On 16/03/2015 by Nicola Focci

Brad Pitt e la Leica

Sabato mattina inaugurava il Leica Store qui a Bologna (con pagina feisbùc inclusa). M’ero perso l’evento ma l’amico Domenico me l’ha ricordato, al che mi son detto: perché non andare?

È vero, non sono un “leicista”. Però suvvia, Leica sta alla fotografia come la Juventus sta al calcio: che se ne pensi bene o se ne pensi male, rimane un’icona imprescindibile.

Oltre tutto, sarebbe stata anche l’occasione per fare qualche scatto in centro: non tocco la biottica ormai da due mesi, tra un po’ faccio prima a darmi all’ippica subacquea!

Insomma prendo la mia borsa a tracolla, vi metto Rolleiflex e Lunasix, mi rassegno al solito arduo parcheggio nel centro storico della mia bellissima città, e vado.

Bolloni ma non bollori

L’impatto non è dei migliori, ma non per colpa di Leica. All’inizio della via (Strada Maggiore) c’è una piccola galleria d’arte con un cartello: “Vendo l’attività per colpa dei lavori di pavimentazione che dureranno due anni, grazie Comune”. Giusto per mettere le cose nella giusta prospettiva del reale…

Dall’altra parte della strada, eccolo lì, lo Store. Con l’inconfondibile “bollone” rosso del logo.

Mi aspettavo la ressa, e invece dentro siamo appena una decina.

La prima cosa che noto appena apro la porta a vetri, è una piccola ma vistosa teca ricca di gadget (gemelli, penne, portachiavi…). Anche il brand vuole la sua parte!

Quanto al resto, l’arredamento è minimale… con corpi ed obiettivi collocati in vetrine chiuse, alte, poco profonde, e illuminate da freddi neon. Più che un negozio di fotografia, sembra una gioielleria. Il che, visti i prezzi a 4 cifre, è del tutto sensato.

Per inciso: i prezzi li immagino solo, perché non ve n’è traccia. Sembra proprio una di quelle gioiellerie dove i cartellini sono girati dalla parte opposta di chi guarda…

Sono un po’ a disagio perché non so assolutamente nulla dei modelli. “S”, “X”, “T”… ignoro completamente l’offerta Leica. E non ci capisco niente, perché oltre ai prezzi manca anche la benché minima didascalia tecnica. Ma forse è giusto così: il vero leicista non ne ha bisogno, conosce a memoria le specifiche di ogni modello!

Qualità, chi fu costei?

Mi metto dietro a quattro persone che ascoltano il commesso. Parla con una certa sicumera, tipo Steve Jobs durante un keynote Apple: gli manca solo il dolcevita nero. “L’altro giorno avevamo qui un professionista, ha provato la T e mi ha detto ‘ci sono rimasto!’, ecco: quando anche i professionisti apprezzano, allora c’è la vera qualità”.

Mi irrigidisco: e che c’entra la qualità coi giudizi di un professionista? La qualità è la corrispondenza a requisiti specificati, quindi dipende da chi tali requisiti li esprime. Non è un concetto assoluto! Ma mi guardo bene dal dirlo: sarebbe una sterile polemica. Ognuno ha diritto a spendere i propri soldi come preferisce; e il commesso è lì per vendere, mica per fare filosofia.

Prendo un depliant della “T”, e lo sfoglio. Almeno una ventina di pagine, copertina semirigida, richiami alla tradizione pressoché ad ogni paragrafo… però, questa T sembra interessante! (Manco so che dimensione di sensore ha… perché è digitale, vero??). Prendo il libretto con me, e proseguo la visita.

Reparto borse in pelle: molto belle… stile Billingham, fanno sembrare una schifezza quella che porto a tracolla io. Ma pure le borse sono prive di prezzo. Ho paura a chiedere.

Sezione libri: piuttosto ricca, anche se non vedo niente di eclatante. Eppoi sono sincero, a poche decine di metri c’è Libraccio: se proprio voglio qualche bel testo, piuttosto vado lì. Quindi torno a guardare le vetrine.

Formato di culto, culto del formato

C’è anche una teca chiamata “usato garantito Leica Store”. Contiene un corpo M ed alcuni obiettivi.

Niente prezzo nemmeno qua. Però il corpo M lo riconosco anche io; e qui mi sorge spontanea una riflessione su cosa è Leica oggi, e cosa era ai tempi in cui è nata.

Oggi è un oggetto di culto, di fattura eccellente certo, ma che pone il brand prima di tutto. Ai tempi di Oskar Barnack, era invece (ed a quanto mi consta) uno strumento squisitamente operativo e pratico: non a caso creò lui il comodo formato 24×36.

Di certo, quell’iniziale filosofia è stata in qualche modo tradita – e non da oggi, penso.

È giusto?, è sbagliato?, non lo so. Infondo, il tempo passa (Barnack ha il cappotto di noce da 80 anni) e le esigenze cambiano.

Quanto a me (e sto continuando a riflettere silenziosamente) è proprio il famigerato “formato Leica” a non darmi alcun fremito. Il punto è proprio questo: se Leica avesse prodotto corpi medio formato, forse un pensierino l’avrei fatto. Ma io non rinuncio al 6×6. Qualcuno dirà che sono snob o sto facendo del machismo dimensionale, e invece no: è proprio un fatto pratico ed operativo. Il “piccoletto” mi sembra più “tignoso” in camera oscura; mentre col medio formato fila via tutto molto più liscio. E’ più prevedibile e rassicurante: si procede meno a tentoni, “battezzi” un grado di contrasto ed ecco che salta fuori quello che auspicavi. Mi impegna meno ad esprimere sulla carta chimica quello che voglio.

Esci e vai a scattare!

Caspita: improvvisamente mi rendo conto che sono venuto in centro città anche (soprattutto?) per fare fotografie!

E mi rendo ugualmente conto che il voluminoso depliant della T mi sarebbe di impaccio: nella borsa a tracolla non ci sta, dovrei portarlo a mano. Lo rimetto sul bancone: magari a qualcuno interessa sul serio.

Intanto il commesso-Jobs sta dissertando di sensori. Penso che forse dovrei fare qualche domanda sulle Leica digitali… Però rifletto sul fatto che io, infondo, il digitale lo “frequento” quasi solo col telefono cellulare. Se lo dicessi, mi butterebbero fuori a calci!

Insomma, non ho poi più grandi motivi per stare lì.

Sono passati meno di 15 minuti da quando sono entrato, e già esco! Per andare a fare foto con la mia “vetusta” biottica, si intende.

Niente da fare: quella tra il sottoscritto e Leica non è la storia di un grande amore.

Venire al Leica Store, perlomeno, m’è servito per confermare questa mia “non-preferenza”. Insomma è stato breve, ma non inutile! 😉

6 Responses to “Metti una mattina al Leica Store”

  • Peccato che Leica non abbia portato qualche nome noto della Fotografia per parlare appunto di Fotografia e non solo cercar di piazzare i suoi costosi oggetti. Del resto da tempo Leica ha sposato la filosofia costoso-buono e questo gli fa fare molti soldi anche se il binomio è un’associazione mentale assolutamente falsa. Io la Leica la uso perché mi piace l’approccio minimalista e le lenti non sono niente male effettivamente la qualità fotografica nel 24-36 è su un altro pianeta rispetto a molte altre case, ma anche questo potrebbe esser discutibile. Concordo invece sul migliore approccio in camera oscura con un negativo più grande. Bhe dai mettila così: almeno hai fatto qualche scatto grazie all’evento Leica con la Rolleiflex (almeno spero)

    • Concordo Domenico!, alle 11 del mattino c’erano solo commessi. Poi magari alle 12 son arrivati i vari “guru”, non so!
      Di sicuro c’era un evento la Domenica (Meyerowitz) ma non in negozio, e l’inaugurazione m’è parsa un po’ poverella per essere Leica (se mi si passa l’ossimoro).
      Lungi da me, comunque, criticare chi utilizza Leica (vale anche per il mio post precedente). Io stesso, in gioventù, ho usato la Leicaflex del papà con grande soddisfazione. Alla fine, vale quello che scrivevo a proposito della qualità, che per Juran si può definire come “adeguatezza all’uso”: ciascuno deve trovare il mezzo più adeguato al proprio uso.

  • In un Leica store provo il tuo stesso disagio, anche se uso Leica.

    Il fatto è che le caratteristiche che mi hanno fatto decidere di usare Leica sono lontane da quello che oggi questo marchio rappresenta.

    Per quanto mi riguarda, non sono assolutamente disposto a (e non posso neanche permettermi di…) comprare una macchina e un obiettivo che costano come un auto (neanche tanto piccola). Oggetti qualitativamente imbattibili, ma che hanno perso alcune caratteristiche che avevano decretato il successo delle prime Leica, come il peso, l’ingombro e l’essenzialità.

    Tantomeno spenderei cifre folli per i vari gadget e accessori il cui unico valore è veramente solo il bollino rosso.

    Detto questo, capisco che oggi Leica per stare sul mercato (e non fare la triste fine che sta facendo Rollei….) ha dovuto posizionarsi in una certa fascia di mercato, cavalcando l’onda del mito. Le Leica di oggi non mi affascinano quanto una M3… Però devo ammettere che Leica è stata fedele alla sua filosifia più di altre case. Solo che oggi alcune scelte orientate alla qualità assoluta hanno un costo veramente sproporzionato. Se non mi sbaglio, tu ti occupi di qualità e saprai meglio di me cosa vuol dire, ad esempio, fare un controllo qualità su ogni singolo pezzo, rispetto che farlo su campioni più o meno rappresentativi….

    • Altro che!, fa tutta la differenza del mondo… e, da quanto ho letto, cominciarono a fare così già con la M4 “canadese”.
      Ma quindi col digitale sarebbero tornati indietro (controllo al 100%) ed è questo il motivo di tali prezzi esorbitanti?
      Il mercato ha sicuramente le sue regole, però credo che Fuji sia una bella gatta da pelare per Leica…

      • Me l’hanno detto parlando degli obiettivi. Comunque non è l’unico fattore che influenza il prezzo. Sicuramente il marchio si paga sempre profumatamente!

        Fuji fa ottimi prodotti (io ho provato la X100 e mi ha stupito), però penso sia rivolta ad un’altra fascia di mercato… Leica sta a Fuji, come Ferrari sta a Toyota 😉

        • Eh sì, mi sa che hai ragione… Del resto non esistono “Fuji store”!!

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