Fotografando l’alba su Jano

On 10/02/2014 by Nicola Focci

Jano è  una frazione del Comune in cui vivo: un piccolo borgo composto da case in sasso addossate ad una torre medioevale, con una chiesa seicentesca poco più a valle. (Link alla mappa Google).

Vi sono legato per via del panorama, davvero bello, e del fatto che i miei genitori hanno lì un terreno ed un castagneto. Da qualche tempo avevo intenzione di fotografarvi l’alba, e un paio di settimane fa sono riuscito a trovare la giornata giusta.

 

(Scansione da stampa ai sali d'argento su carta baritata)

(Scansione di una stampa ai sali d’argento su carta baritata, 24x30cm)

La preparazione

A partire da qualche giorno prima della data prevista (necessariamente un Sabato per motivi lavorativi), ho cominciato a verificare:

  • L’ora dell’alba, usando l’app del telefono. Ore 7:41, proprio dietro alla chiesa del ‘600.
  • Le previsioni del tempo, ovviamente: niente nuvole, una bella giornata di sole.
  • Le tempistiche. Sono fortunato perché il luogo è abbastanza vicino a casa mia, dista circa venti minuti. Quindi niente levatacce.
  • L’attrezzatura da portare: Rolleiflex 2.8F già carica, un altro rullino di HP5 Plus, il Gossen Lunasix 3, lo scatto flessibile. E il treppiede, ovviamente.

Il giorno dello scatto

La sveglia ha suonato alle 6:30. Ho lasciato mia moglie dormire placidamente, mi sono vestito con i pantaloni in cotone pesante e le “pedule” che metto sempre in queste occasioni, e mi sono preparato colazione e caffé nella casa silenziosa. Poi sono uscito (senza dimenticare niente, il che è quasi incredibile!).

Sono arrivato in loco 30′ prima dell’alba. Io sono sempre in anticipo (è quasi un fatto patologico) e non mi smentisco mai!

Il borgo è piccolo quindi l’ho girato a piedi per cercare un’inquadratura ideale.

Dall’alto si domina la chiesa e i campi circostanti, che però sono attraversati da vistosi pali della luce con relativi fili dell’alta tensione… e la cosa non mi garbava.

Ho percorso allora la strada verso valle, memorizzando un punto interessante, e poi ancora più vicino alla chiesa dove ne trovo uno che gratificava di più i miei occhi – almeno sul vetro smerigliato della Rolleiflex.

Ho montato il treppiede, scelto bene l’inquadratura, e alle 7:25 era tutto pronto.

Che strana sensazione: c’era già molta luce, ma anche il silenzio più assoluto, come fosse notte fonda. L’erba dei campi cominciava a brillare di verde umido, ma gli alberi senza foglie sembranvao presi da un film horror. Provavo davvero un sentimento “di univoca doppiezza”… come se fossi di fronte a una sorta di Tao, di un tutt’uno anche se formato da esperienze diverse: molto stimolante.

Mi rimaneva qualche minuto per l’importante decisione sull’esposizione.

Mi sono affidato ai vecchi canoni dell’esporre per le ombre, misurando la luce sulla strada. Anche perché volevo si vedesse nella stampa finale (insieme al sole che sorge), consapevole che la pellicola mi avrebbe preservato buona parte delle alte luci.

Per la messa a fuoco mi sono affidato all’iperfocale e ai segni sulla manopola della Rolleiflex. Gli alberi non erano molto lontani dalla mia posizione e quindi bisognava fare attenzione alla profondità di campo.

Arrivato il momento, e il sole “è venuto su” in un lampo. Ho scattato quasi tutte le 12 pose.

In camera oscura

Ho deciso di sviluppare la pellicola nell’ormai collaudato Rodinal-R09, ma aumentando un po’ la diluizione (1+50) per preservare ancora di più le zone in ombra.

Ho abbondato leggermente nel tempo di sviluppo per agevolare l’annerimento delle alte luci.

Una volta scelto il negativo da stampare dai provini, ho fatto tutte le prove del caso. Non si tratta di un negativo semplice… ma del resto sono andato a cercarmelo io! 😀

Alla fine ho trovato “la quadra” con una consistente bruciatura del cielo. E devo dire che le accortezze in fase di esposizione sono state utilissime: i dettagli della strada ci sono tutti.

Il risultato finale

Ovviamente avevo il paraluce montato, ma il sole era proprio frontale, e il Planar ha lasciato un flare sulla sinistra. Non me ne curo, ed anzi mi piace: da’ un tocco di autenticità! (La scansione peraltro si presenta più contrastata rispetto alla stampa, almeno al mio occhio),

Sono soddisfatto: la fotografia ricrea quella sorta di atmosfera che ho percepito a quell’ora, anzi mi sembra quasi di “poter entrare” in questa immagine!

Concettualmente, mi piace anche pensare che rappresenti una sorta di cammino… seguendo la strada, partendo dagli alberi poco rassicuranti e arrivando alla luce.

Galleria immagini

3 Responses to “Fotografando l’alba su Jano”

  • Gran bel racconto dello scatto. Hai fatto delle scelte tecniche che si sono rivelate perfette vedendo la stampa finale dove quegli spicchi di luce sembrano rompere le ombre della notte. Complimenti bello scatto e ottimo racconto

    • Grazie mille Domenico! E’ stata una bella esperienza (son contento d’essere riuscito ad esprimerla sia nel post sia nella foto) che mi ha avvicinato forse al “salto quantico” del grande formato. Ma devo ancora mangiare un bel po’ di pastasciutta, per quello! 😉

      • Complimenti mi hai rapito…sono in procinto di iniziare avventura con Rodinal è rollei

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