Guardare ‘nel’ mirino, senza essere ‘il’ mirino

On 01/08/2014 by Nicola Focci

In questo articolo vi propongo un test.

Richiede un minuto circa, e la possibilità di vedere un video YouTube (l’audio non importa).

Per chi non sa l’inglese, ecco la traduzione delle istruzioni che sono visualizzate all’inizio del video:

Contate quante volte i giocatori in maglia bianca si passano la palla.

Guardatelo tutto prima di passare oltre e leggere il resto dell’articolo.





Sempre per chi non sa l’inglese, ecco la traduzione della seconda parte (da 0:37):

Quanti passaggi avete contato?

La risposta giusta è quindici passaggi.

Ma… l’avete visto il gorilla??

Carino, vero?

Si tratta di un test di “attenzione selettiva” realizzato nel 1999 da due ricercatori di Harvard (Christopher Chabris e Daniel Simons) che grazie ad esso ottennero il premio Nobel per la psicologia nel 2004.

Il gorilla si vede per nove secondi; eppure migliaia di persone hanno visionato il video senza accorgersi della sua presenza.  

Molti, anzi, si sono indignati… stentando a credere di non essere riusciti a vederlo (“non c’era!, sono sicuro!”).

Ma qual’è la morale di questo video?

Il nodo cruciale sta nel compito assegnato a chi guardava il video, ossia contare i passaggi della sola squadra bianca, escludendo i neri. Senza di questo compito, il gorilla sarebbe stato immediatamente riconosciuto!

La morale è quindi:

Concentrarsi in modo rilevante su qualcosa o su un compito, ci rende ciechi anche agli stimoli che di norma attirano l’attenzione. E, aggiungerei, ci rende ciechi alla nostra stessa cecità.

Quando guardiamo nel mirino della fotocamera (o nel pozzetto della biottica, è il mio caso!) probabilmente siamo anche molto concentrati sul soggetto che ha catturato la nostra attenzione. A volte però lo siamo in modo così esasperato, che agiamo proprio come un mirino… nel senso che non siamo reattivi, siamo come una cornice che pensa al suo soggetto ma non si cura di ciò che succede intorno.

Dobbiamo invece guardare “nel” mirino, senza essere “il” mirino… Perché può capitare ad esempio che:

  1. Mentre scattiamo, entra nell’inquadratura un elemento indesiderato (a me una volta capitò con un ragazzino in bici che mi “ronzava” intorno, e decise di attraversarmi davanti proprio mentre azionavo l’otturatore!);
  2. Poco prima di scattare, cambiano le condizioni di luce;
  3. Ci accorgiamo che esiste una composizione più efficace, cambiando la nostra posizione.
  4. Ci accorgiamo che non vale poi la pena di fare quella fotografia!!

Insomma: attenzione al gorilla! 😀

Fotografiamo col cervello, e non col mirino.

Un esercizio

Già che ci sono, vi propongo un piccolo esercizio che potrei chiamare “La ricerca del gorilla”!

Vi porterà via poco più del tempo necessario a guardare il video.

Materiale occorrente: una fotocamera digitale (anche il telefono), e un timer (anche da polso).

Settiamo il timer su due minuti, e poi rechiamoci in un posto che conosciamo bene e dove sappiamo essere presenti soggetti per noi interessanti (siano essi “umani” o no!).

Dopo di che, ecco l’esercizio:

  1. Quando individuiamo un soggetto, inquadriamolo, e poi scattiamo subito (come normalmente faremmo!).
  2. Adesso avviamo il timer.
  3. Incolliamoci al mirino, e guardiamo bene l’intorno del soggetto. Prendiamoci tutti e due i minuti per cercare il nostro gorilla.
  4. Alla fine del minuto, scattiamo una seconda fotografia.

Per cercare il gorilla:

  • Valutiamo la composizione, chiedendoci se possiamo migliorarla, renderla più “boooom!” verso l’osservatore.
  • Controlliamo se esiste qualche altro elemento che meriti di essere incluso.
  • Teniamo d’occhio gli oggetti in movimento.
  • Facciamo uno o due passi indietro, in avanti, di lato.
  • Chiniamoci.
  • Proviamo l’inquadratura verticale.
  • Giochiamo con le regole, provando ad evaderle anche spudoratamente (non ponetevi limiti!).
  • Facciamo quant’altro possa venirci in mente… cercando di migliorare il primo scatto, ma senza muovere lo zoom (se l’abbiamo).

Adesso andate da un amico con le due fotografie, e lasciate che sia lui a giudicarle in modo oggettivo, senza spiegargli come sono state ottenute.

Se l’amico ritiene che la seconda fotografia abbia “più presa visiva” della prima, ripensate a come l’avete ottenuta, a qual’è stato il gesto o “la trovata” necessaria, al motivo per cui questa idea era sfuggita alla vostra attenzione in prima istanza.

Cerchiamo il nostro gorilla, e facciamogli battere sonoramente i pugni sul torace! 😉

PS – E se, alla fine dei due minuti, ci rendiamo conto che quella fotografia non meritava poi d’essere scattata? E’ una lezione molto interessante… e ci torneremo!

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