La fotografia è il veleno degli elitisti

On 02/03/2015 by Nicola Focci
Mosfellsbær, Islanda, Agosto 2014

Mosfellsbær, Islanda, Agosto 2014

Si devono fotografare gli oggetti non per ciò che sono, ma per cos’altro sono.

(Minor White)

La diatriba “fotografia è arte oppure no?” rischia sempre di finire nel già sentito e nello stantìo.

Ogni tanto però, e suo malgrado, rispunta fuori.

Certo, la storia dovrebbe aver ampiamente dimostrato che la fotografia ha pieno diritto e dignità ad occupare le gallerie d’arte. Ha anche dimostrato che esistono diverse forme d’arte, e queste possono avere pari dignità (in quanto appunto forme d’arte), anche senza avere nulla in comune.

Ma ci sarà sempre chi è contrario.

Penso che le maggiori resistenze derivino dagli elitisti che danno ancora grande importanza al mezzo tecnico. Il critico Jonathan Jones del “The Guardian” fa sicuramente parte di questa fazione.

Il ragionamento di costoro è: “un quadro richiede tempo, fatica, perizia tecnica; mentre la fotografia no, tutti sono in grado di farne”; “oggi poi, col digitale, è ancora più facile”; “non può essere considerata arte!, mica mi verrete a dire che un adolescente che fa i selfie è un artista??”.

E’ un’opinione comprensibile, sia chiaro. Se si vede l’arte puramente dal punto di vista del mezzo e delle capacità tecniche, è chiaro che la fotografia non può competere con la pittura di Caravaggio (giusto per fare un esempio).

Dinosauri

Il problema è che questo modo di pensare l’arte è superato. Più che elitista, chi la pensa così è un dinosauro! Nulla gli vieta di esserne fiero, sia chiaro; ma la storia, ancora una volta, ha fatto il suo corso.

Scrive Jeff Wall:

Il destino di tutte le arti fu quello di diventare moderne attraverso una critica della propria legittimità, in cui venivano messe in questione le tecniche e le abilità che più intimamente con quelle arti venivano identificate. (…) Quale che appaia la nuova creazione artistica, essa è innanzitutto quanto risulta dall’assenza di elementi che finora si trovavano in essa.

(Jeff Wall, “Gestus: scritti sull’arte e la fotografia”)

Wall si riferisce all’arte concettuale… che l’elitista detesta ferocemente!, eppure essa è una logica ed inevitabile conseguenza di una “reazione autoimmune”: l’arte ha distrutto il suo stesso concetto del “mezzo tecnico come pilastro fondamentale”.

E ciò che resta, ovviamente, è l’idea.

L’idea diventa il nuovo pilastro dell’arte.

Troppo semplice? Troppo comodo?

Francesco Bonami segnala giustamente che anche l’uovo di Colombo è facilissimo, una volta che qualcuno ci ha mostrato come fare! Le idee sembrano sempre scontate, quando qualcuno ci ha già pensato.

Realtà parallele

Tornando a bomba, però, ecco che la fotografia entra a pieno titolo su questo terreno di gioco. Dimostrando che sì, è arte a tutti gli effetti.

Le scelte del fotografo possono essere sicuramente più limitate rispetto a quelle del pittore, perché infondo egli deve ”trascinarsi dietro il grave fardello della rappresentazione” (sempre Jeff Wall). Ciononostante, essa ha il grande potere di offrire una realtà parallela alla realtà fotografata.

L’autore – grazie alle scelte in termini di ritaglio congelato dal mirino, cromatismi, post-produzione, e così via – realizza la sua idea di realtà, che può essere profondamente diversa da quella che gli si parava di fronte al momento dello scatto.

Ad esempio, egli può trasferire le proprie inquietudini su una scena apparentemente innocua come quella di due gemelle ad una festa (Diane Arbus). Dare vita ad una statua antica attraverso il movimento dell’ingranditore in camera oscura (Mimmo Jodice). Trasformare un pannello bucato nella rappresentazione di una galassia nel cielo nero (Minor White). E così via.

E’ chiaro che, da questo punto di vista, l’idea diventa uno scomodo spartiacque. “Scomodo” nel senso che, in fotografia, i costruttori di fotocamere hanno tutto l’interesse a riportare l’attenzione sul mezzo!

Ma secondo me è proprio l’idea a discriminare tra chi scatta in modo inconsapevole, e chi fa arte.

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