Perché una Rolleiflex?

On 20/04/2015 by Nicola Focci

Dal manuale originale della Rolleiflex 3.5F/2.8F

Inizialmente avevo pensato di scrivere proprio una recensione della mia Rolleiflex 2.8 F, ma sarebbe un po’ presuntuoso da parte mia: non aggiungerei assolutamente nulla a quanto già si trova riccamente in rete (esempio: “Le macchine Rollei”).

Allora ho pensato di scrivere qualcosa di più personale, legato al perché io sia così dipendente (in senso fotografico!) da questa macchina. Alle positive sensazioni che provai dopo pochi rullini di utilizzo, se ne sono nel tempo aggiunte altre… e da tre anni, ormai, uso solo Rolleiflex. Non riesco più a staccarmene.

La fotocamera in breve

Penso sia comunque opportuno riepilogare le caratteristiche di questo apparecchio, a beneficio di chi non lo conoscesse.

Prodotta a partire dal 1928 negli stabilimenti tedeschi della Franke & Heidecke, la Rolleiflex è una fotocamera di medio formato che conobbe un forte successo commerciale tra gli anni ’30 e gli anni ’60 del secolo scorso. Dispone di due ottiche fisse con lenti Zeiss: quella superiore per la visione, quella inferiore per la ripresa della fotografia. L’otturatore è centrale con tempi da 1s a 1/500s. L’inquadratura avviene mediante un vetro smerigliato ed un pozzetto.

La Rolleiflex viene tutt’ora prodotta, ma sul mercato dell’usato si possono trovare molte varanti pre e postbelliche con prezzi da circa 200 euro in su.

Gli ingombri, grossomodo, sono questi: 9.5 x 10.5 x 14cm per 1 Kg di peso circa.

Premesso questo, vi spiego il perché della mia fissazione! 😉

Il formato

Non è naturalmente una peculiarità della sola biottica tedesca, ma il formato quadrato 6×6 è davvero affascinante. Ne ho già parlato in questo articolo, al quale non ho molto da aggiungere… se non che il quadrato è un “campo da gioco” forse più difficile del rettangolo, ma più stimolante.

E’ più difficile perché, rispetto al rettangolo, funzionano poco i “trucchi” di decentramento sui terzi; dunque bisogna ragionare in termini diversi e giocarsela con soggetti prevalentemente centrali. Ed è difficile anche perché siamo ormai abituati “a ragionare per rettangoli”, non solo per i secoli di pittura che ci hanno preceduti, ma anche per i formati dei moderni monitor e TV.

Queste difficoltà o se vogliamo limitazioni, però, rendono il quadrato più stimolante (almeno per me) perché “non c’è trucco e non c’è inganno”: funzionano solo le cose semplici ed efficaci, come infondo è giusto che sia.

Il pozzetto

Ci ho messo un po’ (ma nemmeno troppo) ad abituarmi al pozzetto dopo molti anni di reflex. Ora, però, non tornerei più indietro.

Intanto, io sono un portatore di occhiali, ed ho sempre fatto una certa fatica con gli oculari. Sia per l’ingombro, sia per la il rischio di sporcare o danneggiare le lenti: sebbene l’ottico le venda con “trattamento antigraffio”, si tratta pur sempre di plastica (lo so bene perché in questo campo ci lavoro…) e quindi fisicamente soggetta a graffiarsi. Va da sé che col pozzetto questo problema è risolto.

La postura (vedi dopo) compensa anche i problemi di “pre-presbiopia” che l’età comincia a propormi: paradossalmente mi trovo meno bene con gli LCD delle digitali, che devo tenere più vicine agli occhi.

L’altro aspetto che trovo molto interessante nel pozzetto, è il “what you see is what you get”: quello che vedi sul pozzetto sarà esattamente l’aspetto finale del negativo, anche come dimensioni. Questo aiuta la previsualizzazione per la fase di stampa: prima di scattare, io immagino sempre di inserire quel quadratino dentro all’ingranditore… e questo mi aiuta a rispondere al famoso quesito del “ne vale la pena e scatto, o lascio perdere?”.

La postura

Islanda, Agosto 2014

Islanda, Agosto 2014

Amo questo modo di tenere la fotocamera… e per due motivi.

Il primo, è la possibilità di effettuare inquadrature inusuali dal basso senza doversi sdraiare in terra.

Il secondo e più importante motivo, è che mi permette di “staccarmi” dal soggetto.

Approfondisco meglio quest’ultimo concetto perché può sembrare paradossale.

Guardare dentro all’oculare di una “comune” reflex dotata di pentaprisma, infatti, è un po’ come guardare il mondo ad occhi aperti. La testa è dritta, la visione è tridimensionale. Ma sappiamo che l’occhio vede in modo molto diverso dalla fotocamera. Se non si fa “un passo indietro”, si rischia di cadere nel famoso “sembrava così bella quando l’ho scattata, ma ora che la vedo invece sono deluso!”.

La postura da biottica invece – con la testa china, gli occhi nel pozzetto, l’immagine bidimensionale nello stesso – aiuta proprio a compiere quel piccolo passo indietro rispetto alla realtà così come fisicamente la percepiamo; ed a concentrarsi invece sul suo ritaglio, che sarà poi il risultato finale della nostra fotografia.

Sono sicuro di essermi spiegato malissimo… ma a chi ne dubita e non ha mai usato una fotocamera col pozzetto, dico sicuramente: prova!

La discrezione

Disegno schematico delle biottiche Rolleiflex

Disegno schematico delle Rolleiflex (fonte: storiadellafotografia.it)

Rispetto alle altre fotocamere a medio formato con un obiettivo solo (es. Hasselblad), la Rolleiflex non ha specchi ribaltabili e altre parti mobili al momento dello scatto.

Chi l’ha provato, lo sa: l’otturatore è silenziosissimo, e la macchina non vibra per nulla.

Questo permette sia una certa discrezione (ultimamente ho fatto alcune sedute di scatti in interni di chiese e so cosa vuol dire), sia tempi improponibili per chi usa sistemi reflex.

Io ho scattato anche a 1/8 di secondo senza usare treppiede e senza generare foto mosse. Anche in questo caso, la postura aiuta: si tendono le cinghie, si mette la macchina a contatto col corpo, si trattiene in respiro…

La velocità

Già a partire dal 1949, le Rolleiflex furono dotate di un dispositivo automatico che “sente” la presenza del fotogramma 1 e ferma l’avvolgimento con manovella al momento giusto, senza bisogno di allineare markers sulla carta della pellicola.

Caricare una pellicola 120 sulla Rolleiflex, insomma, è rapido quasi quanto caricare una 35mm sulla classica reflex.

Molto veloce e comoda, anche, è l’indicazione della profondità di campo sulla manopola di messa a fuoco (ne parlavo qui) – almeno sul mio modello.

Un mezzo per un fine

San Francisco, Alcatraz, Agosto 2013

San Francisco, Alcatraz, Agosto 2013

Dunque la Rolleiflex è la macchina perfetta, priva di pecche, adatta a tutte le stagioni?

Naturalmente no: la perfezione non esiste.

  • L’ottica è fissa! L’unico modo per avere un grandangolo o un teleobiettivo, è dotarsi rispettivamente di una Wide Rolleiflex o una Tele Rolleiflex, che costano ancora oggi cifre esorbitanti. (Devo dire però che, per me, usare ottiche fisse non è mai stato un problema).
  • Poiché l’obiettivo di visione è diverso da quello di ripresa, la biottica soffre per la parallasse quando il soggetto è molto vicino. (Ma i modelli meno antichi sono dotati di correzione automatica sul vetrino di visione).
  • Non esiste la possibilità di usare magazzini pellicole intercambiabili. (Anche questo, per me, non è mai stato un problema: le mie esigenze non richiedono l’uso di pellicole diverse in contemporanea).
  • Per quello che so – non avendone mai usato uno con questa fotocamera – l’utilizzo del flash è piuttosto difficoltoso. Occorre dotarsi di apposita slitta, col risultato di rendere l’apparecchio particolarmente ingombrante (avete presente le foto che ritraggono i famosi paparazzi degli anni ’50 e ’60?).
  • Il fondello non è molto spesso, e l’uso “violento” con un treppiede rischia di piegarlo: per questo è opportuno usare le mani della festa, oppure l’apposito accessorio Rolleifix.

Sono solo i primi “difetti” che mi vengono in mente… ma li scrivo unicamente per ribadire il solito refrain:

La fotocamera non è altro che un mezzo per un fine.

Non esistono mezzi perfetti: esistono solo mezzi adeguati.

Ciascuno deve trovare il mezzo più idoneo per le proprie finalità e le proprie necessità, così come io – quasi sicuramente – ho trovato nella Rolleiflex il mio.

4 Responses to “Perché una Rolleiflex?”

  • Scusa se sono monotono, so che te l’avevo già scritto in altri post, ma… hai provato a caricare la tua rollei con pellicola invertibile? Le diapositive in medio formato sono qualcosa di spettacolare, e la rollei sembra fatta apposta per esse: il formato quadrato permette, ad esempio, di realizzare le proiezioni con dissolvenza (con il formato rettangolare, se si alternano foto verticali e orizzontali si forma lo sgradevole “effetto croce”), inoltre il pozzetto offre una anteprima perfetta di come verrà la diapositiva (se guardi una diapositiva medio formato in un visore hai la stessa sensazione che avevi guardando nel pozzetto: l’immagine ha le stesse dimensioni, e la stessa illuminazione)

    Tra l’altro, mi sorprende che nelle fotocamere digitali non si adotti una soluzione simile al pozzetto: un display lcd sarebbe molto più leggibile, specialmente all’aperto, se venisse protetto con un pozzetto simile a quello della rollei o dell’hasselblad.

    • Mio padre usava molto le dia sulla Rolleiflex (la stessa 2.8 che uso ora io!) quindi le ricordo molto bene. Purtroppo non ho più il proiettore… ma sono uno spettacolo anche guardandole senza!
      Non escludo in futuro di tentare anche questa strada.
      Per adesso, però, sono completamente immerso nella “bianco-e-neritudine”! 😉
      Concordo con te sul pozzetto LCD. So che esistono degli aftermarket posticci, ma ovviamente non è la stessa cosa. Per quanto la plastica degli LCD sia trattata multistrato – e francamente non so quanto lo sia – è inevitabile trovarsi riflessi indesiderati.

  • Molti ma molti, davvero molti anni fa – stavo ancora scoprendo la fotografia – ne ho provata una. L’aveva il mio maestro di LAC alle medie (un corso pomeridiano dedicato alla fotografia e all’arte). E’ stato lui a far nascere in me l’amore per la fotografia. Poi ho cominciato con le reflex… ci ho pensato, specie di recente, quando ho cambiato macchina fotografica, a una Rolleiflex ma… la mia cervicale mi ha ricordato che a stare col capo chino vedo le stelle senza fare foto astronomiche. Per cui son rimasto alla reflex. :-/

    • Indubbiamente la “postura Rolleiflex” o si ama o si odia… Come un po’ tutto in questa fotocamera affascinante ma particolare.
      Grazie del passaggio!

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