Il formato quadrato

On 29/07/2013 by Nicola Focci
Hans Steiner, Officina ferroviaria, 1945-1950

Hans Steiner, Officina ferroviaria, 1945-1950

Quando abbiamo discusso le sequenze realizzate per l’uscita sul campo del laboratorio OpenPhoto 2013, mi è stato chiesto come mai avessi usato il formato quadrato. In effetti, dei dodici partecipanti alla discussione, ero stato l’unico.

Io ho dato una risposta di tipo personale: il formato quadrato mi ha insegnato ad essere più selettivo, più minimale, più rigoroso, più attento.

Il formato rettangolare tende a sviarmi, a distrarmi, ad intrappolarmi nel voler “mettere di più”.

In realtà credo valga la pena sviscerare questo formato anche da un punto di vista storico e maggiormente tecnico.

La nascita del formato quadrato

Il quadrato esiste, perché esiste la Rolleiflex.

E’ verosimile pensare che l’ideatore della biottica tedesca,  Reinhold Heidecke, abbia fatto questa scelta sulla base di semplici considerazioni logistiche: impugnare in verticale una biottica, è sostanzialmente impossibile. Ergo: tanto vale optare per un formato che non abbia differenziazione tra verticale ed orizzontale.

La Rolleiflex ha poi avuto una diffusione planetaria, e con esso anche il 6×6.

Ma secoli di pittura ci hanno abituati a guardare l’arte in formati rettangolari, e anche i moderni strumenti tecnologici (televisori, monitor di computer) sono rettangolari. Per questo il quadrato forse disorienta… e pone una domanda sensata: <<perché lo usi?>>.

Vediamo qualche motivo a supporto che sia meno “soggettivo”.

Vivan Maier, January, 1953, New York, NY

Le caratteristiche del formato quadrato

  • Il quadrato tende ad essere più statico. Manca cioè la “tensione dinamica” del formato rettangolare, sia esso verticale o orizzontale. Ciò fornisce un certo rigore all’immagine, una certa “sensazione di eternità”.
  • Il quadrato tende quindi ad essere più rilassante ed armonioso.
  • Per lo stesso motivo, i “trucchi” tipici della fotografia rettangolare (come quella di decentrare gli elementi chiave sui “terzi”) sono meno giustificati col quadrato. Le composizioni semplici vincono a man bassa.
  • L’occhio, col formato quadrato, tende a “vagare” di meno per l’immagine, perché ha meno possibilità di movimento da un lato all’altro. Tende a muoversi in cerchio, lungo questo “recinto”… e a concentrarsi sul soggetto, sulle forme (che diventano più forti).
  • (Ovvio ma non banale) Non c’è bisogno di scegliere tra inquadratura orizzontale o verticale. E’ una complicazione in meno.
  • La simmetria, nel formato quadrato, funziona molto bene. Ad esempio mettendo l’orizzonte al centro… cosa che viene tipicamente segnalata come un errore stilistico.
  • Anche le diagonali (vedi foto della Maier) e l’incapsulamento di altre forme come il cerchio (foto di Hans Steiner a inizio articolo) funzionano benissimo.
  • Appunto perché non siamo abituati a “vedere quadrato”, questo formato obbliga a studiare meglio l’inquadratura, a prendersi più tempo, a ragionare.

Michael Kenna, Kussharo Lake Tree, 2009

I maestri che l’hanno usato

Irving Penn, Richard Avedon, Hans Steiner, Diane Arbus, Robert Doisneau, John Gutmann, Fritz Henle, Edouard Boubat, Lee Miller, Imogen Cunningham, Bert Stern, Vivian Maier, Michael Kenna, Davide Monteleone… giusto per citarne alcuni!

4 Responses to “Il formato quadrato”

  • Aggiungo un altro vantaggio del formato quadrato: per le diapositive è molto meglio, perchè saranno tutte dalla stessa dimensione e sarà molto più facile proiettarle sfruttando al meglio lo schermo (con il formato rettangolare, o lasci inutilizzata una parte dello schermo facendo una proiezione più piccola, oppure sfrutti tutto lo schermo, ma se c’è qualche foto con orientamento diverso finirà parzialmente fuori dal bordo)

    • Hai perfettamente ragione! Le diapositive sulla Rolleiflex devo davvero provarle…

  • Non si poteva scrivere meglio!

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