Il mio Giappone in bianco e nero

On 05/11/2016 by Nicola Focci

Eccola qua, a oltre un anno dal viaggio, la selezione dei miei scatti giapponesi fatti con la Rolleiflex e stampati (per ora) su carta politenata.

Che ne pensate?

Io sono soddisfatto… così così.

Non a caso ho salvato solo undici scatti su sessanta, e ci ho messo un sacco a stamparli (va bene il “lento ruminare” dell’analogico, ma… un anno e più??).

Esitavo… sia per il periodo un po’ complicato, sia perché già i provini a contatto mi avevano lasciato perplesso.

Non è un paese per vacanzieri

Esatto: tale è il “problema” del Giappone.

Intendo dire che andarci in modalità “mordi e fuggi”  (benché siano state due settimane molto intense!) non è certo il modo migliore per gustarlo.

E’ un paese talmente fuori dai nostri standard occidentali, che va vissuto a lungo. E’ come un rompicapo complesso: richiede il suo tempo.

Di fronte a questo rompicapo, io sono stato da subito combattuto tra lo scattare le classiche cartoline (le definisco “fotografie retiniche” in omaggio a Marcel Duchamp) oppure dedicarmi ad un progetto specifico e restarvi fedele sino alla fine.

A un certo punto ho lasciato fare l’istinto, ma… quell’indecisione era sempre lì. E mi bloccava. Non a caso, a caldo, scrissi di quanto poco avevo scattato rispetto alle vacanze precedenti.

Sia quello che sia, questo è il Giappone per come l’ho sentito e respirato e vissuto io… anche se per sole due settimane.

Considerazioni analogiche

Sarà banale a dirsi, ma queste scansioni non rendono merito alle stampe (oltre tutto fatte su politenata per motivi pratici e non su baritata).

Chi conosce l’analogico, è ben consapevole della differenza! (Chi non lo conosce, potrebbe magari leggersi il mio “Manuale del bianco e nero analogico”!).

In camera oscura, comunque, non ho avuto particolari problemi. Erano giornate di bel sole, trascorse quasi sempre in esterno: i negativi (il mio canonico “combo” di HP5 Plus + Rodinal per il formato 120) sono sufficientemente equilibrati.

Unica bruciatura: nella prima foto della serie. Ho dato un extra di esposizione alle statuine in primo piano, aumentando nel contempo anche il contrasto.

In alcuni casi ho volutamente esagerato col contrasto (per quanto lo consenta il mio Durst color) perché, in questo contesto, mi piacevano i contorni un po’ netti e i “pieni molto pieni”, dei fumetti manga.

Della catasta di legno ho stampato anche una versione più chiara, ma preferisco questa. Riconosco che lo scatto non è originalissimo e potrebbe essere fatto ovunque (anche negli appennini qua intorno!), però mi intriga per motivi concettuali: somiglia alla vita per come la conducono loro… cioè una parvenza di ordine sotto al quale regna un bel caos.

Considerazioni digitali

Proprio perché è passato molto tempo, è stato prezioso avere le istantanee fatte col telefono e taggate col GPS. Senza di esse, avrei faticato parecchio a ricordare dove avevo scattato questa o quella foto!

schermata-2016-11-04-alle-13-23-53

Come ci siamo già detti, gli smartphone possono rappresentare un ottimo aiuto per il fotografo analogico!

Semmai, devo cambiare scanner: il mio Epson flatbed comincia a dare i numeri. Non lo usavo da un po’, in effetti. E avevo dimenticato le “gioie” della scansione: ragazzi, che palle… Setta, esporta, ritaglia, curve e livelli, maschera di contrasto, ridimensiona… l’ho scritto, eh, che sono digitalmente assai pigro!

Diario in loco

Per chi volesse approfondire il viaggio e leggere qualche consiglio, questo è il link a blog Tumblr che ho scritto in tempo reale mentre ero là. Sono state due settimane al tempo stesso intense ed istruttive!

7 Responses to “Il mio Giappone in bianco e nero”

  • Caro Nicola,
    A me le foto piacciono molto, mi spiace di vederne cosí poche.
    Sono appena stato in Giappone, e ho scattato molto di più. Ma tra scansione, catalogazione e editing minimale aspetteró ancora parecchio per vedere le foto. Capisco il problema.
    Nelle tue immagini rivedo i luoghi e le cose che ho visittao là.

    A me le foto sembrano tutte molto contrastate; non un difetto, ma io vedo il Giappone piú morbido e sfumato. E scatto con la Neopan, che di base ha un contrasto basso, se lo volessi alzare dovrei farlo apposta.
    A proposito, per taggere le foto con i dati di scatto, le note e la posizione uso PhotoExif, che mi permette di scrivere tutti i dati nel file. Ha poco senso per chi stampa in camera oscura e ha un catalogo fisico, non misto com il mio (albun con negativi e provini, e poi Lightroom).
    Complimenti anche per il sito!

    Sandro

    • Ciao Sandro, grazie dei complimenti!
      Eh sì: in Giappone il mio dito era cervelloticamente bloccato sul pulsante di scatto. Pensa che anche lo scorso Agosto, in Umbria, ho fatto 5 rullini… ma da 36, non 12!
      E’ andata così. Spero di tornarci, nel paese del Sol Levante! E allora, magari…
      Le foto in effetti sono contrastate (anche se le stampe hanno più grigi: forse in digitale ho esagerato io con livelli e maschera di contrasto). Se devo essere sincero, in Giappone io di morbidezza non ne ho vista tanta… almeno con l’occhio della mia mente, e nemmeno nei luoghi più religiosi come Kyoto o Koyasan. Ma il bello di viaggiare è questo: ognuno fornisce una sua interpretazione!
      Grazie del passaggio! 😉

  • Ciao Nicola,
    Non sono mai stato in Giappone, però vedendo le tue foto rimango colpito e affascinato. Mi evocano una certa idea del Giappone e credo che questo sia assolutamente un bene vuol dire che hai fatto un buon lavoro. Una volta si diceva che un bravo fotografo salvava 3 foto da ogni rullino, non deve mai esser la quantità a guidarti anche se capisco benissimo il tuo cruccio. Comunque questo è il tuo Giappone, per come lo hai visto. Riesci a trasmettere qualche cosa che va oltre la solita cartolina. Per il tempo che ci hai messo a fare le stampe, anche questo non può che deporre a tuo favore: indica una tua meditazione interiore.
    Certo il Giappone ti saresti aspettato di raccontarlo in un altro modo ma devi considerare che, almeno credo, non eri lì appositamente per fare un reportage ma scattavi foto in funzione di ciò che colpiva la tua immaginazione e la catasta di legno è vero che la si può fare ovunque ma tu la inserisci in un contesto di altre foto e in queste trova la sua collocazione e giustificazione.
    HP5 + Rodinal (diluizione?) è un’accoppiata già di per se contrastata, personalmente sto progressivamente abbandonando il Rodinal relegandolo, solo agli sviluppi veloci, per il D76 in 1+1.

    • Grazie Domenico!, come al solito sei riuscito nel difficile compito di capirmi e rincuorarmi! Vorrei davvero che tutti avessero il tuo acume e la tua sensibilità. Col Rodinal, però, io ormai ci correggo anche il caffé… 😀

  • Ero curioso di vedere queste foto! sarebbe meglio vederle dal vero, per tanti motivi, ma va bene anche così.

    Sono foto che mi incuriosiscono. Che non danno risposte, ma fanno pensare. E credo che questo sia già un ottimo risultato.

    Pensando a quanto è complesso il Giappone e la sua cultura, posso ben immaginare la tua fatica nel trovare una chiave di lettura fotografica. Mi sembra che tu abbia fatto un esercizio (molto zen!) di ricerca dell’essenziale (sia nella composizione delle singole foto, che nella selezione dei luoghi/soggetti). Deve essere stato veramente difficile, in così poco tempo, decidere cosa cogliere della marea di stimoli e informazioni che arrivano da un’immersione in una cultura completamente nuova.

    Spero ci sarà occasione di parlare di queste foto, che scriverne non rende giustizia!

    Stefano
    P.S. sbaglio, o ci sono cambiamenti in vista? 😉

    • Grazie Stefano!! Approvo parola per parola quello che scrivi… a cominciare dal fatto che la digitalizzazione non rende, ed a finire con la questione degli stimoli: sono davvero tantissimi… quelli, e il contatto con una realtà davvero diversa.
      Già il fatto che queste foto “facciano pensare”, comunque, mi risolleva!! Ma resto dell’idea che bisognerebbe andarci, restarci, e vivere lì per un po’. Il Giappone è come un mare mosso dove, per poter stare a galla efficacemente, bisogna trascorrere il necessario tempo a trovare il proprio equilibrio. Trattandosi di un paese lontano e per giunta costoso, non è semplice.
      Comincio a sospettare che non sia un caso se i grandi “maestri” erano quasi tutti o già fotografi per lavoro, o con le spalle coperte! 🙂
      A proposito di lavoro: confermo i cambiamenti! 😉 Sto chiudendo una lunga esperienza lavorativa per cominciare un’altra con l’anno nuovo, ed anche per questo sono estremamente distratto e mi applico molto poco alla fotografia. Verranno tempo migliori… spero!

      • In bocca al lupo!
        Giustamente le priorità cambiano, ma sono sicuro che al momento opportuno la fotografia ti darà ancora delle soddisfazioni 😉

Lascia un commento