La dittatura dello strumento

On 23/01/2018 by Nicola Focci
Kyoto, Arashijama, Agosto 2015

Arashijama, Kyoto, Agosto 2015

Una considerazione ovvia ma non banale: i grandi artisti hanno sempre avuto il “loro” strumento preferenziale.

Eric Clapton “è” la Fender Stratocaster, Kurt Cobain la Mustang; Jimmy Page la Gibson LesPaul, B. B. King la ES-335; Mario Giacomelli la Kobell, Vivian Maier la Rolleiflex; Cartier-Bresson la Leica a telemetro, Ansel Adams il banco ottico; e così via.

Questione di qualità?

No, direi di no: molti di questi grandi maestri hanno scelto macchine a dir poco amatoriali. E’ il caso di Daido Moriyama e le sue Ricoh. (Pure la Fender Mustang, per dirla tutta, non era certo uno strumento di pregio…).

La verità è quella che abbiamo scritto spesso su queste pagine: lo strumento è come un guanto che deve calzare perfettamente, che si ritaglia con precisione sulle preferenze e finalità di chi deve usarlo. Non importa che sia di pregio: deve essere il TUO strumento, tale da andarti a pennello… e questo aspetto rende superflua qualunque altra considerazione – test MTF e recensioni incluse.

Una volta trovato lo strumento giusto, non lo cambi più… e ci ritorni, inevitabilmente, dopo che le lusinghe del mercato ti hanno portato per breve tempo a fargli le corna.

Io – nel mio estremamente piccolo, dato che sono solo “un amatore di primo pelo” (come sono stato descritto in una poco benevola recensione al mio libro su Amazon, peraltro l’unica negativa su 28) – ho questo tipo di rapporto con la Rolleiflex.

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In Islanda con la biottica, Agosto 2014

Mi capita di metterle le corna: eccome se mi capita. Ma nel momento stesso in cui anche solo penso di farlo, mi sento in colpa. Quando poi uso l’altro apparecchio, provo disagio, non riesco a percepire le solite e medesime sensazioni, sperimento una consistente perdita di controllo (a prescindere da quanto sia semplice o meno lo strumento), e finisco anche inevitabilmente per essere scontento del risultato prodotto.

Allora vado a riprendere in mano i negativi e le stampe ottenute con la Rolleiflex, ed… eccoci a casa.

Haus der Kulturen der Welt

Haus der Kulturen der Welt, Berlino, 2013

E’ una dittatura dello strumento, sia chiaro… perché diventa quasi impossibile usare altro.

Allora vivi quasi con la paura che la macchina si rompa e smetta di funzionare… perché se anche ne compri un’altra uguale, magari non sarà proprio come era LEI…  e non riusciresti ad essere sciolto e libero come sei con LEI. Se si rompe, sei fottuto.

Sinceramente però preferisco questo, all’essere schiavo della famigerata GAS (Gear Acquisition Syndrome): quella sorta di sindrome da acquisto compulsivo che porta a provare di tutto, finendo per non usare mai nulla (con continuità). In questo, io sono coerente col mio approccio pragmatico (o, qualcuno direbbe, limitato): il tempo è una risorsa limitata (e preziosa), e ritengo più proficuo impiegarlo per fare fotografie e non per provare roba. Anche se di fotocamere ne ho provate!, ovviamente… ma sono amori che durano lo spazio di un rullino o due… ormai sporadici… perché poi alla fine torno sempre da LEI.

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