Vivian Maier o la dimostrazione del karma

On 18/12/2014 by Nicola Focci

Vivan Maier, 1960s. Chicago, IL

Non penso sia necessario raccontare chi fosse Vivian Maier, la tata che fotografava a tempo perso e il cui enorme talento fu scoperto in modo del tutto casuale dopo la sua morte. Se ne sono occupati in tanti, non ultimo il mitico Michele Smargiassi: “Vivian, il mistero glorioso”.

Potevo forse esimermi? Giammai! Specie dopo aver visto il documentario “Alla ricerca di Vivan Maier”, che per certi versi mi ha davvero sorpreso.

Una tata coi cabasisi

No, non è stato tanto per le sue fotografie, se mi sono così sorpreso. Quelle le avevo già viste… e le trovo sicuramente, come scrive Smargiassi,

Davvero impressionanti per sicurezza di composizione, freschezza dello sguardo, ecletticità dei soggetti, audacia del concetto.

June 1963. Chicago, IL

 

Semmai, ecco, la prima sorpresa nasce dalla spontanea riflessione sul perché mai questa donna non le abbia mai mostrate o pubblicate. Avrebbe avuto un grande successo!, dato che anticipò molti maestri che vennero dopo. Ad esempio, nelle sue foto di strada è facile riconoscere veri e propri freaks ante litteram alla Diane Arbus (oppure alla di lei mentore Lisette Model), o il ritratto esplicito e irriverente della società che verrà con Garry Winogrand.

September 24, 1959. New York, NY

September 24, 1959. New York, NY

Insomma: questa tata era una fotografa con due cabasisi così! Che scattò tanto, tantissimo: 150mila negativi!, una quantità di certo fondamentale ai fini del suo talento.

Il karma ovvero Kevin Spacey

Ma la domanda, quella domanda, torna spontanea: come mai li tenne tutti per sé, senza condividerli con nessuno? Come mai è stato necessario che un ragazzo qualunque li vincesse all’asta e ne parlasse su Flickr?

La Maier era forse insicura delle proprie qualità, tanto da non avere il coraggio di esporsi?

Secondo le testimonianze del documentario, non andò così.

Vivan Maier era una persona molto riservata, molto sola, e molto gelosa della sua privacy. Chi cercava di aprire spiragli sul suo privato, veniva seccamente respinto. Ebbe pochissimi amici, e questi seppero molto poco di lei. In tanti dicono che tutto questo successo non le sarebbe piaciuto.

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Fa specie, non è vero? Ciò che per noi sarebbe un fatto memorabile – le fotografie esposte nelle più prestigiose gallerie di mezzo mondo! – per lei sarebbe probabilmente stata una fonte di rabbia e vergogna.

E allora mi piace pensare che, verso di lei, si sia consumata una sorta di vendetta del karma.

Già me lo vedo, il karma impersonificato (magari con la faccia di Kevin Spacey) che dice: cara Vivian, hai voluto nascondere tutto questo al mondo; ma ora che non ci sei più, il mondo si prende la sua vendetta: qualcuno ha vinto all’asta un baule con tutte le tue fotografie, le ha messe su un blog, e adesso ci fanno anche un documentario.

La mamma di Psycho

Ma c’è dell’altro.

Guardando le sue (ripeto) bellissime fotografie, e sapendo che si trattava di una tata che scatta a tempo perso, verrebbe in mente l’immagine idilliaca di una Mary Poppins con la Rolleiflex al collo.

Eppure…

Self-Portrait; October 18, 1953, New York, NY

Eppure, già i suoi autoscatti sono un po’ inquietanti. Con quello sguardo truce e il vestiario da anni ’20, più che Mary Poppins sembra la mamma di Norman Bates (se non addirittura qualcosa di peggio).

Ma il documentario (ed ecco il secondo motivo per cui mi ha sorpreso) rivela un lato alquanto oscuro di questo personaggio.

Tanto per dirne una, Vivan Maier portava i bambini a passeggio nei quartieri malfamati della sua Chicago, e scattava le sue foto street abbastanza sicura del fatto che nessuno avrebbe mai aggredito una signora con minorenni. Basta vedere certe facce poco raccomandabili su quei negativi, per comprendere che una persona solitaria poteva rischiare la pelle.

In un altro episodio – per me davvero assurdo – si racconta di un bambino che venne investito da una macchina. Mentre è steso sul marciapiede in attesa dei genitori, lei scatta. Non si prodiga a soccorrerlo o a provare empatia: scatta. Si vedono le foto di questo bambino disteso coperto da una giacca, le persone intorno. A un certo punto arriva anche la madre, molto scossa… ma Vivian ancora scatta.

Un paio di altre testimonianze, sempre dal documentario:

  • “Era cattiva, provava rabbia verso gli uomini”.
  • “Mi spingeva il cibo in gola, e mi soffocava finché non lo ingoiavo”.

Altro che Mary Poppins!

1959, Grenoble, France

1959, Grenoble, France

 

Un racconto sincero

Non penso si possa dire che Vivan Maier fosse, oltre che una bravissima fotografa, anche una cattiva persona.

Di sicuro però, non avrebbe voluto che noi si pensasse né una cosa, né l’altra. E invece…

Questo, anche, è il bello della fotografia (e dell’arte in genere): se è in grado di sopravviverci, racconta tanto di noi, anche quando non ci siamo più.

Solo che è un racconto sincero, del tutto trasparente… e sul quale non possiamo mistificare più.

Per certi versi, mi rassicura sapere che non sono bravo come Vivan Maier e che le mie fotografie non avranno quel tipo di successo e di analisi… perché tutto questo è un po’ inquietante 😉


Fonte di tutte le fotografie: http://www.vivianmaier.com/

2 Responses to “Vivian Maier o la dimostrazione del karma”

  • Grazie per avermi fatto conoscere Vivian Maier 😉

    Penso che il tuo blog sia un’ottima fonte di informazione, si trovano sempre contenuti di qualità esposti in maniera altrettanto valida. Soprattutto i fotografi moderni dovrebbe soffermarsi, un po’ di storia e sana cultura fotografica sono fondamentali per il proprio percorso.

    • Grazie Francesco!
      Sono d’accordo: benché abbastanza giovane, l’arte fotografica ha tanti maestri nelle sue fila… oltre ai “soliti” mostri sacri come Cartier-Bresson. Ovviamente vanno approfonditi non per copiarli, ma – come scrivi tu – perché aprano la mente e facilitino il percorso.

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