Sulla spontaneità: la parabola dell’intagliatore

On 28/10/2013 by Nicola Focci

Valencia, Ciudad de las artes y las ciencias, Giugno 2012

Spesso, per riuscire nei nostri intenti, dobbiamo riscoprire la spontaneità. Mettere da parte i nostri condizionamenti, anche se sono stimolanti e motivanti; anche se apparentemente afferiscono ai “nostri obiettivi”.

Lo spiega questa parabola taoista, tratta dal libro di Chuang-Tzu.

Un aristocratico ordinò a un artigiano di costruirgli un supporto per campane.

E gli intimò di eseguire il compito in un determinato periodo di tempo.

Nell’antica Cina una commissione del genere non poteva essere presa alla leggera. In una società gerarchica, non c’era da scherzare coi nobili!

Nonostante ciò l’artigiano continuò a sbrigare altre faccende, senza dare gran peso alla cosa.

E non trascurò neppure la solita passeggiata nei boschi, secondo le sue abitudini.

Qualche tempo dopo, la scadenza si avvicinava minacciosamente.

Ma l’uomo non sembrava preoccuparsene.

Un giorno, durante le camminate, il suo sguardo andò a posarsi su un punto del bosco.

Lì c’era un albero speciale, dal tronco robusto, coi rami che svettavano al cielo.

Fu allora, all’improvviso, che l’uomo capì di aver trovato il legname adatto al caso suo.

E, a quel punto, svolgere il lavoro fu un gioco da ragazzi.

Egli si mise all’opera, realizzando il supporto in breve tempo.
L’aristocratico apprezzò moltissimo l’oggetto, che sembrava un frutto di energie soprannaturali!

Amo molto questa parabola, perché parla di aspetto che frequentemente – anche e soprattutto da fotografi – dimentichiamo: la spontaneità.

Troppo spesso siamo presi dall’ansia delle nostre scadenze. O l’ansia di “fare bene”, secondo regole codificate.

E’ normale: l’ansia non è altro che la naturale evoluzione della risposta che i nostri antenati attuavano di fronte ai pericoli di un mondo ben più ostile di quello odierno… dove poteva capitare d’esser mangiati vivi da animali feroci. Oggi tali pericoli non sussistono più, ma resta comunque la risposta fisica, scatenata da eventi diversi che comunque percepiamo come “pericolosi”.

Il protagonista della storia, invece, non si fa prendere dall’ansia. Anzi, quasi dimentica la “commessa” stessa! Attende semplicemente che quanto di “magico” è in lui (chiamiamola una predisposizione naturale) emerga. E’ fiducioso che succederà. E succede!

In passato ho scritto più volte della progettualità, della necessità di imporsi degli obiettivi, dell’esigenza di avere scadenze motivanti. Ad esempio in questo articolo, “L’importanza della progettualità”; o in quest’altro, “Come affrontare un nuovo progetto fotografico”.

Per certi versi, sia chiaro, lo penso ancora.

Negli ultimi tempi, però, sto dando molto peso alla riscoperta dell’interiorità, così come essa “fluisce” in modo spontaneo e senza vincoli, senza sforzi, senza spinte.

Penso che, a volte, siamo così impegnati a trovare le forze dentro noi stessi… da castrarle.

Siamo troppo concentrati sulle regole, e sul risultato finale.

Vediamo solo l’arrivo, e ci dimentichiamo che sono i nostri piedi a dover compiere il percorso.

Fiducia in noi stessi: senza di essa, non si andrà mai tanto lontano.

Vale per tutte le cose della vita, e quindi anche per i nostri progetti fotografici.

 

In un attimo,

esci dal tempo e dallo spazio,

accantona il mondo

e costruisci un mondo

in te.

(Shabistari)

 

Fonte: “Diario Zen”, a cura di Leonardo Vittorio Arena, Rizzoli

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