Come affrontare un nuovo progetto fotografico (parte 1)

On 22/10/2012 by Nicola Focci
There are no shortcuts in photography
(In fotografia non esistono scorciatoie)
Edward Weston

Trovandomi di fronte all’avvio di un progetto fotografico importante, cerco di ragionare secondo una mentalità analitica e rigorosa che aiuta ad essere coerenti e conspevoli.

Forse questo mio ragionamento può avere un senso anche per altri che si trovino nella mia situazione… e quindi lo ripropongo. Preciso subito che sarà un articolo più concettuale che tecnico: non  ricette precise, ma  spunti di riflessione.

Idealmente, ed a prescindere dal tema, queste sono le fasi di un progetto fotografico:

  1. Individuare l’obiettivo e decidere “cosa ne vogliamo fare di questo progetto”
  2. Definire l’obiettivo (dare corpo all’idea)
  3. Provinatura e follow-up
  4. Produzione
  5. Post-Produzione 
  6. Fruizione.
In questa prima “puntata” vedremo le prime due fasi, molto delicate e impegnative.

1) Individuare l’obiettivo

Troviamo l’idea

La prima domanda (se già non si conosce la risposta) è ovvia, ma non banale: quale sarà l’oggetto del progetto?

Una storia, un luogo, una persona?

Oppure qualcosa di molto più personale? (E qui ci tengo ad auto-citarmi: “Arte e disagio”).

Detta così sembra una scelta facile… ma ovviamente non lo è. Pensiamo solo all’originalità: se è pur vero che in fotografia è difficile essere innovativi perché è già stato tentato di tutto, credo che un progetto sulle maschere a Venezia farebbe poca sensazione…

E’ sicuramente opportuno seguire i propri interessi e il proprio istinto. <<Photograph who you are!>> ammoniva Bruce Gilden.

Un certo aiuto, però, viene anche dal guardare progetti altrui, un po’ come si quando si provano dei cibi nuovi per sperimentare nuovi sapori. Riporto due esempi sui quali mi sono imbattuto di recente e che mi hanno colpito anche se per motivi diversi:

“Echolilia” progetto di Timothy Archibald, intenso ed emozionante.

“Trees” progetto di Myoung Ho Lee, originale e intrigante.

Sono molto differenti tra loro, e quindi indicativi di quanto ho scritto.

Anche un fine

Una volta trovato l’obiettivo, è necessario farsi un’altra (e forse più difficile) domanda: “che cosa ne vogliamo fare, di questo progetto?”.

Una mostra? Un libro? Un blog su Tumblr? NULLA (siamo gli unici fruitori)?

La domanda viene spesso trascurata, ma è determinante… e dobbiamo darci una risposta a priori, perché la destinazione finale del progetto può impattare pesantemente sulle fasi successive.

2) Definire l’obiettivo

Questa seconda fase è, secondo me, una delle più delicate.

Topi di biblioteca (o di anima)

Abbiamo l’idea: dobbiamo però approfondirla. Con una fase di ricerca… più prettamente “bibliografica”, in cui questa idea viene trasformata nel cumulo di dati che ci permetterà di gestire al meglio le fasi successive.

Se l’oggetto del progetto è esterno a noi (es. uno storytelling su qualche evento e/o situazione), bisogna cercare di sapere il più possibile su ciò che si andrà a rappresentare. Non si può raccontare un qualcosa del quale si ha una minima o addirittura nessuna conoscienza! Le fonti di informazione sono tante (a cominciare da internet) quindi usiamole. Se diventiamo “tuttologi” dell’argomento, ne potremo parlare con cognizione di causa – sapendo cosa ci serve, e perché.

Qualora invece l’oggetto del progetto sia qualcosa di personale, è comunque opportuno prendersi un po’ di tempo per raccogliere le idee. Aprire un taccuino (reale o virtuale che sia) e buttare giù pensieri, frammenti, citazioni che ci hanno colpito e riguardano l’argomento, opinioni, dubbi… insomma una sorta di “flusso di coscienza”, o se vogliamo di diario. Interroghiamo noi stessi! Quando ci sentiremo pronti, rileggeremo il taccuino, facendone un po’ una summa… che ci aiuterà a chiarire le idee in vista delle successive fasi.

Un pizzico di tecnicismo

La fase di definizione dell’obiettivo può anche includere decisioni di natura tecnica. L’importante è che queste decisioni siano consapevoli, cioè non fini a sé stesse, ma funzionali al “cosa” e al “come” vogliamo comunicare. Altrimenti diventeranno degli inutili orpelli, se non addirittura dei boomerang.

Scattare in l’HDR perché fa fico, ad esempio, non è una gran decisione! Ma anche la semplice scelta tra colore e bianco e nero (o quella di includerli entrambi, spesso sconsigliato ma dipende poi da cosa si vuol comunicare) deve “cortocircuitare” dentro al progetto, e non essere veicolata dalla moda o da influenze esterne.

…e di pianificazione

Idealmente, la fase di definizione dell’obiettivo può (e in molti casi “deve”) finire con una pianificazione. Di nuovo, mi auto-cito: “L’importanza della progettualità”. Se proprio non si vuole arrivare al Diagramma di Gantt di cui parlo nel post, secondo me è quanto meno necessario definire una data limite, una scadenza, una dead line.

Certo, Proust ci ha messo 14 anni a pubblicare la “Recherche”; ma oggi nessuno vorrebbe aspettare tanto tempo!

Va poi detto che una scadenza è motivante, e sprona a chiudere il cerchio.

Per questa “puntata” è tutto! Il resto nella seconda parte.

 

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