Posta elettronica e fotografia analogica: un insegnamento

On 25/05/2015 by Nicola Focci

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La posta elettronica ha grosso modo la mia età: nacque infatti nel 1971, ai tempi di ARPANET.

Il suo papà, un programmatore di nome Ray Tomlinson, compose la primissima email (senza trattino!, come puntualizza lui!) usando la tastiera della fotografia; ed introdusse anche l’uso del carattere “@” per identificare quale utente fosse presso (“at”) quale computer.

Oggi, in epoca di maturo Web 2.0, ci sembra vetusta anche l’email.

Eppure, tutti ne hanno una, anche se tendenzialmente la odiano. Si scrive ancora con la “@”, come nel 1971. Molti la leggono come prima attività del mattino al computer o allo smartphone. E’ necessaria per registrarsi a qualunque servizio (Facebook e Twitter non fanno eccezione). I documenti e le informazioni importanti si trasmettono solo via email. Eccetera…

Senza email, anche nel Web 2.0, non si combina nulla.

Come mai questa resistenza ad oltranza che dura dal 1971?, quando strumenti più blasonati e meglio progettati (vedi MySpace) sono finiti nel nulla?

Il motivo credo risieda nel fatto che è uno strumento concreto. Forse un po’ noioso… ma molto efficace, flessibile, semplice, e senza limiti (specie oggi che connessioni più veloci permettono di non lesinare in allegati).

Se vogliamo esprimere qualcosa di davvero importante, è sicuramente meglio l’email di un messaggio WhatsApp o Facebook.

Credo fermamente che la fotografia analogica non sia ancora morta – ma anzi goda di ottima salute – per lo stesso motivo:

Le tecnologie più concrete sono quelle che durano di più, non importa quanto siano vecchie o nuove.

L’analogico non è certo il sistema più veloce per registrare un’informazione visiva; però è forse più diretto ed “arriva” sempre. Se non altro perché una stampa fisica ha un impatto superiore al JPEG su un display.

Del resto, se ci pensate, trenta e più anni fa si prefigurava una società paperless (priva di documenti cartacei). E se è vero che in molti casi la carta è stata rimpiazzata dal formato elettronico, ne siamo ancora sommersi: basta fare un giro in un qualunque ufficio!, pubblico o privato che sia. Un motivo ci sarà.

Come diceva quello: “Se dura da molto tempo, allora va bene”.

2 Responses to “Posta elettronica e fotografia analogica: un insegnamento”

  • Non ho mai capito perché ci si schieri pro o contro una tecnologia… possibile che debba essere guerra tra ebook e libri tradizionali, tra pellicola e foto digitale, tra mail e messaggistiche, eccetera eccetera eccetera? Sono strumenti, magari uno nasce dall’altro e ne moltiplica alcune potenzialità (è più facile, e meno costoso, mandare una foto all’amico in australia se è in formato elettronico piuttosto che stampata), ma nessuna pretende di uccidere la precedente. Così come la TV non ha ucciso la radio, perché il digitale dovrebbe uccidere l’analogico? E così per moltissime tecnologie… Ma il mondo di oggi pretende che ci si schieri, che ci siano lotte anche dove non esistono. Un mezzo, una tecnologia, se funziona, è giusto che viva e abbia la sua dignità 🙂

    PS. E la guerra del vinile contro il CD, e poi l’MP3?

    Il nostro è davvero un mondo folle… Quanto si starebbe meglio se questi conflitti inutili non esistessero.

    • Sono perfettamente d’accordo con te. Ma il problema è che questi conflitti vengono alimentati dagli stessi fotografi:
      http://www.nicolafocci.com/2013/04/ennesima-diatriba-digitale-analogico/
      Ognuno ha le proprie finalità, per le quali è lecito usare il proprio mezzo. Solo che si perde (perdiamo) più tempo a parlare dei mezzi, che delle finalità. E di solito – ripeto di solito, non voglio fare di tutta l’erba un fascio – questo succede quando non si ha proprio nulla da dire.

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