Steve Jobs e fotografia

On 04/07/2014 by Nicola Focci
Apple Power Mac G4 Cube

Apple Power Mac G4 Cube

Uomo geniale ed iracondo, Steve Jobs fu uno dei pochi imprenditori a saper coniugare arte e tecnologia, realizzando prodotti in grado di eccellere al momento della presentazione, ma anche vincere il tempo. Basta vedere il G4 cube qui sopra: personalmente lo trovo bellissimo anche oggi, ed ha 14 anni!

Ho letto la “Biografia Autorizzata” di Walter Isaacson trovandola estremamente interessante anche dal punto di vista della mia passione fotografica. Credo infatti che molte convinzioni di Steve Jobs, rivelatesi vincenti alla lunga, si possano applicare anche in questo ambito.

Faccio volentieri qualche esempio.

Concretezza

Jobs amava toccare e manipolare gli oggetti, gli piaceva il contatto fisico.

Lo faceva, ad esempio, con i prototipi: non voleva assolutamente valutare disegni al CAD, ma voleva “sentire” in mano i modelli. Ed alle riunioni vietò l’uso di slides:

La gente che sa di cosa sta parlando non ha bisogno di Powerpoint.

Credo che anche noi fotografi si debba prestare molta attenzione alla “concretezza”.

A cominciare dalla stampa fisica, su carta.

Siamo giornalmente inondati di immagini su uno schermo, ed abbiamo la tendenza a ricondurre tutto a quelle… ma la Fotografia con la “F” maiuscola è quella che trovi nei libri, nelle riviste, nelle gallerie. Perché poi, alla fine della fiera, vorremmo finire tutti lì!

Facciamo un passo indietro e torniamo a parlare di fotografia concreta, fisica, che si può “sentire”.

Semplificazione

Tra i miti di Jobs c’era anche la scuola Bauhaus (“Il meno è più”), il designer Dieter Rams della Braun, e il minimalismo della filosofia Zen (praticava il buddismo giapponese).

Basta osservare la ghiera di comando dell’iPod, per capire come lui sia riuscito a coniugare semplicità ed efficacia in un controller che è anche bellissimo da vedere.

Disse Jony Ive, designer Apple e amico di Jobs:

Perché riteniamo che ciò che è semplice è valido? Perché di fronte ai prodotti materiali dobbiamo sentire di poterli dominare. Ridurre all’ordine la complessità significa riuscire a fare in modo che il prodotto ti ceda.

Semplificare è, anche in ambito fotografico, un’ottima idea:

  • Semplificare l’attrezzatura,
  • Semplificare la composizione,
  • Semplificare i progetti,
  • Semplificare i concetti…

Semplifichiamo la nostra fotografia! Il che non vuol dire “degradarla”, ma semmai renderla “più essenziale ed efficace”: eliminare le distrazioni e ciò che non è necessario.

Attenzione: semplificare è meno facile di quello che si pensi. Torniamo all’esempio dell’iPod: ci vollero quattro generazioni per arrivare al controller “definitivo”!

iPod 2G (2002)

iPod 3G (2003)

iPod 4G (2004)

I progettisti della Apple partirono da qualcosa di semplice, lo complicarono, e poi lo semplificarono ulteriormente e definitivamente.

Insomma, molto bene disse Charles Chaplin: “La semplicità non è una cosa semplice”. Anche in fotografia.

Integrazione

Jobs aveva la ferma opinione che hardware e software dovessero essere strettamente integrati. Non volle mai che il sistema operativo dei suoi computer potesse girare su macchine non Apple; e trasferì la medesima filosofia all’iPhone e all’iPad.

In parte, questa spinta all’integrazione era necessaria per imporre la semplicità.

In parte, si doveva al fatto che il cliente, per Jobs, non era necessariamente uno smanettone: gli si doveva quindi offrire l’esperienza più efficace e diretta possibile.

Infine, Jobs era convinto che l’integrazione consentisse un maggiore controllo sull’intero prodotto dall’inizio alla fine.

Si trattava, come noto, della filosofia opposta a quella di Microsoft… il cui prodotto Windows può essere installato su computer diversi. Windows è diventato leader del settore, ma, alla lunga, l’impostazione rigida di Jobs ha pagato, specie quando i dispositivi portatili hanno invaso il mercato frammentandosi (Android) o restando compatti (iOs).

Ma l’osservazione del “cliente non smanettone” torna buona anche in fotografia: non dobbiamo pensare che chi osserva i nostri scatti sia egli stesso un fotografo!, o che sia in grado di completare da sé il puzzle.

Non aspettiamoci che alla gente importi necessariamente qualcosa delle nostre fotografie. Sta a noi far sì che ciò accada. E questo obiettivo si ottiene solo con un prodotto curato dall’inizio alla fine.

Dobbiamo fornire al nostro osservatore un “prodotto” completo; e per farlo, è necessario avere il controllo di tutte le fasi, dall’esposizione alla post produzione iniziando con l’ideazione e finendo con la preparazione per la presentazione.

Certo, è fatica. Comprendere ed applicare i principi per calibrare monitor e stampante, ad esempio.

Ma se affidiamo queste delicate fasi a qualcun altro, ne perdiamo il controllo.

Eccellenza

Jobs puntava sempre alla perfezione, senza compromessi. Disse:

Per dormire bene la notte, bisogna essere sempre coerenti fino in fondo nel perseguire un’estetica e una qualità perfetta.

Famoso è l’aneddoto della scheda madre del primo Macintosh (1984). Quando Jobs vide il prototipo, la bocciò, perché non era sufficientemente bella. Un ingegnere gli chiese che senso avesse, dal momento che l’utilizzatore non l’avrebbe mai vista: l’importante era che funzionasse bene, non che fosse bella! Jobs replicò che un grande falegname non usa legnaccio per la parte posteriore di un armadio, anche se nessuno la guarderà mai.

Anche noi si deve puntare all’eccellenza, nella nostra fotografia. Non per essere maniaci del controllo, ma per non lasciare nulla al caso.

Errare è umano e qualcosa che non va come dovrebbe (o non ci piace) ci sarà sempre. Ma l’importante, come dice Jobs, è avere la coscienza a posto, non lasciando nulla di intentato.

Esistono poche cose peggiori dello scoprire una magagna osservando il prodotto finito – magari appena appeso in mostra – perché a quel punto diventa psicologicamente indifendibile!

Chi osserva potrebbe pensare: se a te per primo non importa della tua opera, perché dovrebbe importare a me? Diamogli torto…

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